lunedì, dicembre 17

Iran, fine della rivolta. Corea: dialogo Seul-Pyongyang, alla faccia di Trump Il 9 gennaio il premier polacco a colloquio con Juncker. GB: nuovi arresti di aderenti al gruppo neonazista National Action

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Il comandante dei Guardiani della rivoluzione (Pasdaran) generale Mohammad Ali Jafari ha annunciato: «La rivolta in Iran è stata sconfitta». L’alto responsabile iraniano ha poi ha fatto riferimento, senza nominarlo, all’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, accusandolo di essere dietro alla sommossa: «Tutto è avvenuto dopo un appello di un sito affiliato a una persona che oggi parla contro il sistema islamico».

Oggi poi è stata la volta di manifestazioni pro-Khamenei in tutto l’Iran. ‘Fomentatori di disordini’ è il termine con il quale i manifestanti a Teheran hanno definito chi critica il regime con le dimostrazioni che dallo scorso dicembre hanno lasciato sul terreno almeno 23 morti. ‘Morte all’America’ e ‘Morte a Israele’ gli altri slogan. Altre manifestazioni son ostate segnalate a Qom, capitale religiosa dell’islam sciita in Iran, Ahvaz (sud-ovest), Arak (centro), Gorgan (nord), Ilam e Kermanshah (ovest).

A intervenire sulla vicenda anche l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini, che ha fatto sapere che l’Europa «sta seguendo da vicino le dimostrazioni in corso in Iran, l’aumento della violenza e la perdita inaccettabile di vite umane» e che «dimostrazioni pacifiche e libertà di espressione sono diritti fondamentali che si applicano a ogni Paese, e l’Iran non fa eccezione. Ci aspettiamo che tutte le persone coinvolte si astengano dalla violenza».

Intanto il presidente francese, Emmanuel Macron e il presidente iraniano Hassan Rohani, hanno deciso di comune accordo di rinviare la visita prevista alla fine di questa settimana a Teheran del ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Yves Le Drian: è quanto si legge in una nota diffusa dall’Eliseo dopo il colloquio telefonico di ieri sera tra i due leader. Un’altra data, si legge nella nota, «verrà fissata per via diplomatica. Gli scambi tra Parigi e Teheran continueranno nelle prossime settimane».

‘Il mio pulsalte nucleare è grande’, ‘no, il mio è più grande del tuo’. Sembrerebbe uno scambio di battute tra bambini ma non lo è. E’ infatti quanto andato in scena nelle ultime ore tra il presidente americano Donald Trump e quello nordocoreano Kim Jong-un. Dopo le parole di ieri del leader di Pyongyang, in nottata è arrivata la replica del tycoon: «Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha appena dichiarato che il pulsante nucleare è sempre sulla sua scrivania. Qualcuno di questo regime esaurito e alla fame lo informi per favore che anch’io ho il pulsante nucleare ma è molto più grande e più potente del suo, e il mio funziona», ha twittato.

Oggi poi è arrivato anche il monito della Cina, che invita «a mostrare misura» e a dire cose utili «per alleviare la tensione», come ha ribadito il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang.

Nel frattempo però la Corea del Nord ha accettato l’offerta di Seul e si dice pronta a discutere la sua partecipazione alle prossime olimpiadi invernali di PyeongChang. La svolta è maturata su disposizione del leader Kim Jong-un che ha apprezzato il sostegno alla sua apertura di pace disponendo per oggi il ripristino del canale diretto di comunicazione con la Corea del Sud.

Anche il Pakistan intanto se la prende con Trump, che recentemente ha pesantemente criticato il Paese. A parlare Imran Khan, ex-star di cricket e attualmente leader del partito di opposizione Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI), che ha definito il presidente americano ‘ignorante e ingrato’ e ha inoltre accusato gli Usa di doppio gioco, spiegando che essi prima hanno creato con le loro mani i ‘gruppi jihadisti’ della regione e poi, alcuni decenni dopo, stanno guidando una guerra per eliminarli come ‘terroristi’.

Il premier della Polonia verrà a a Bruxelles il 9 gennaio per incontrare il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker per trovare una soluzione comune alla procedura aperta per la violazione dello stato di diritto lo scorso 20 dicembre. Ad annunciarlo una portavoce dell’esecutivo comunitario. «La Commissione è per il dialogo e questo è lo spirito con cui lavoriamo, parliamo con gli altri più che degli altri», fa sapere la UE.

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