martedì, Ottobre 19

Iran: elezioni presidenziali per soli conservatori Sette i candidati ammessi alle elezioni presidenziali del 18 giugno che decideranno chi sarà il successore del Presidente Hassan Rouhani. Cinque conservatori e ultraconservatori, un solo riformista e il moderato Governatore della Banca centrale. Il malcontento potrebbe provocare forte astensionismo e movimenti di protesta

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Il 18 giugno in Iran si terranno le elezioni presidenziali che decideranno chi sarà il successore del Presidente Hassan Rouhani.

Lunedì, il Consiglio dei Guardiani ha deciso, e il giorno successivo ha reso noto, l’elenco dei sette candidati approvati, e il contestuale avvio della campagna elettorale. Sette accettati su 592 che si erano proposti -tra loro 40 donne.
La decisione del Consiglio ha suscitatodelusionee malcontento, e Rouhani in persona si fatto portavoce di tale disagio, esprimendolo prima chiaramente all’Ayatollah Ali Khamenei in una lettera inviata a ridosso della decisione, e successivamente cogliendo l’occasione di una riunione di gabinetto. L’agenzia stampa ufficiale iraniana, ‘IRNA‘, ne ha ampiamente dato conto. Nella lettera Rouhani ha chiesto a Khamenei di consentire ai riformisti e ai moderati di essere candidati, in modo da dare a tutte le posizioni politiche in campo pari possibilità nella corsa alla Presidenza, esortandolo a intervenire per reintegrare alcuni dei candidati che il Consiglio dei guardiani ha squalificato. Nel corso della riunione, poi, ha affermato, secondo ‘IRNA, «che l’elezione non è solo finalizzata alla scelta di un Presidente che guidi l’amministrazione, ma è anche l’evento che garantisce la legittimità del sistema politico consentendo partecipazione del pubblico alle urne», e «ha affermato che desiderava che ci fossero più candidati controllati per garantire l’essenza competitiva delle elezioni».
Il Presidente è intervenuto anche attraverso un discorso televisivo avvertendo che la legittimità della Repubblica islamica sarebbe stata minata se gli elettori disillusi avessero evitato le urne. «
Abbiamo dimenticato che le elezioni garantiscono la legittimità del sistema e che è fondamentale», ha detto, sostenendo che le decisioni politiche mancano di legittimità giuridica e religiosa se non sostenute dal popolo. Ha avvertito che un Presidente privo di tale legittimità avrebbe danneggiato «l’onore del sistema» all’estero. «La gente creò i 22 della Rivoluzione di Bahman» nel 1979, «e rovesciò il corrotto regime» monarchico, ha detto. «La gente andò alle urne e il 98,2 per cento votò per la Repubblica islamica» nel referendum nel 1979, «il 98,2 per cento perché si sta restringendo?». Rouhani, riferiscono le agenzie, ha ripetutamente fatto riferimento alla «massima partecipazione alle elezioni» come un vantaggio che lo stesso Khamenei aveva in molte occasioni sottolineato sia a lui che in pubblico: «La massima partecipazione non può esserci solo a parole».

La ‘delusione’, come la definisce ‘IRNA‘, è determinata dal fatto che il Consiglio dei Guardiani -un organo di controllo costituzionale composto da 12 membri, 6 teologi e 6 giuristi, supervisionato dal leader supremo Ayatollah Ali Khamenei che ha il compito di valutare le qualifiche dei potenziali candidati- non ha garantito eguale rappresentanza a tutti gli orientamenti politici alle elezioni, di fatto ha escluso i candidati moderati e riformisti, candidati di spicco alleati di Rouhani.

I sette candidati scelti sono: il Presidente della Corte Suprema Ebrahim Raisi; il segretario del Consiglio di opportunità ed ex comandante della Guardia rivoluzionaria Mohsen Rezaei; l’ex segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale e e capo negoziatore sul nucleare sotto la presidenza Ahmadinejad, considerato ultraconservatore fedelissimo di Khamenei Saeed Jalili; il conservatore vice presidente del Parlamento Amir-Hossein Ghazizadeh Hashemi; l’ex vice Presidente Mohsen Mehralizadeh; il Governatore della Banca Centrale Abdolnaser Hemmati; il parlamentare conservatore Alireza Zakani.
Tutti conservatori o ultraconservatori eccetto Hemmati, economista che prima di arrivare alla Banca Centrale è stato Governatore della Central Insurance of Iran, Amministratore Delegato di Sina Banke di Bank Melli Iran, considerato un moderato, e Mehralizadeh, l’unico candidato di area riformista, ex governatore della città di Isfahan e soprattutto vice Presidente di Mohammad Khatami, l’unico Presidente riformista che il Paese abbia avuto.

Il malcontento dei riformisti che si sentono esclusi dalla corsa e deliberatamente presi di mira era già stato ampiamente espresso prima della pubblicazione della lista, quando all’inizio del mese il Consiglio aveva dichiarato che avrebbe preso in considerazione solo i candidati di età compresa tra i 40 ei 75 anni, che non hanno precedenti penali e che fossero in grado di dimostrare almeno quattro anni di esperienza ad alto livello. Una dichiarazione che secondo alcuni violava la legge elettorale in vigore ed era volta a colpire alcuni aspirati candidati riformisti e moderati, considerato che tra i reati penali sono compresi anche quelli legati al dissenso politico. Infatti, tale dichiarazione aveva in automatico già escluso i due candidati più autorevoli dei riformisti, Mostafa Tajzadeh, reduce da sette anni di carcere per l’attività condotta nel contesto del Movimento Verde del 2009, e l’attuale Ministro delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione dell’Iran, Mohammad Javad Azari Jahromi, che compirà 40 anni entro la fine dell’anno. Dall’elenco degli ammessi escluso anche l’ex Presidente del Parlamento Ali Larijani, conservatore ma che negli ultimi anni si era alleato con Rouhani, considerato un ‘candidato pragmatico’ centrista con buone possibilità di sfidare i conservatori, ivi compreso il favorito, Ebrahim Raisi, sostenuto da Khamenei. Altro escluso eccellente è Eshaq Jahangiri, primo vicepresidente di Rouhani, già Ministro nell’Amministrazione Khatami e considerato da molti il riformista per eccellenza in questa tornata elettorale.

Ebrahim Raisi, il piùdurodei candidati approvati, è quasi certo di vincere.
L’agenzia di stampa ‘
Fars‘, voce delle Guardie Rivoluzionarie, ha pubblicato i risultati di un sondaggio secondo il quale l’affluenza prevista arriverebbe al 53% e Raisi otterrebbe il 72% dei voti.
Asr-e Iran‘, che pesantemente critica la decisione del Consiglio di non far candidare i riformisti e i moderati che pure avrebbero avuto le carte in regola per candidarsi, ha lanciato martedì, subito dopo che il Consiglio dei guardiani ha annunciato l’elenco dei candidati approvati, un sondaggio. Quasi il 12% degli intervistati ha detto di preferire Raisi, seguito da Abdolnaser Hemmati con il 3,49%. Gli altri candidati -la maggior parte dei quali hanno partecipato a precedenti elezioni nel corso delle quali o si sono ritirati o hanno ottenuto una piccola percentuali di voti- ottengono un punteggio compreso tra l’1,84% (Mohsen Rezaei e Mohsen Mehralizadeh) e lo 0,48% (Amir-Hossein Ghazizadeh).

Il Fronte riformista iraniano, riferisceIran International‘, ieri ha dichiarato che non sosterrà alcun candidato, neanche il loro candidato Mehralizadeh, in quanto dalla corsa sono stati ‘eliminati i riformisti’ e di fatto tutti i non allineati al potere conservatore. Dichiarazione che potrebbe invogliare l’elettorato riformista a non andare a votare in massa, in una tornata che già si prevede segnerà un record di astensioni. Una decisione che riflette anche la debolezza e la confusione che da tempo viene rilevata essere paralizzante per i riformisti in questa fase. Secondo un sondaggio di ‘Iran Internationalsolo il 27% degli elettori ammissibili è incline a partecipare al voto. Altri sondaggi sostengono che la partecipazione sarà inferiore al 50%, infatti, secondo l’ultimo sondaggio telefonico condotto dall’Iranian Students Polling Agency (ISPA) tra il 17 e il 20 maggio, solo il 43% ha dichiarato che voterà.

Non si esclude che il malumore in queste poche settimane di campagna elettorale possa crescere e si possa rischiare il boicottaggio di massa, che porterebbe certo alla vittoria di Raisi, ma che di fatto sarebbe l’inizio del declino del potere dei conservatori, con probabilmente l’avvio di un ennesimo rimescolamento del panorama politico iraniano, già parecchio travagliato e diviso. Nè sono da escludere movimenti di protesta, anche considerando la situazione socio-economica del Paese, la crisi malgestita della pandemia, la repressione delle proteste del novembre 2019 e l’insabbiamento dell’abbattimento del volo Ukraine International Airlines (PS752) da parte del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche.

Saranno le elezioni ‘più politicamente vincolati’ nei 41 anni di storia della repubblica, ha affermatoThe Guardian‘, richiamando il quotidiano riformista ‘Etemad‘ il quale ha sostenuto: «L’elenco di sette mostra che c’è una completa disconnessione tra le forze coinvolte nel Consiglio dei Guardiani e la società, con ciascuna che viaggia nel proprio mondo».

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