mercoledì, Luglio 28

Iran e nucleare, l’apertura del Medio Oriente I francesi sono stati ufficialmente esclusi dalla scena proprio nel giorno della loro festa nazionale nientemeno che dagli iraniani!

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Beirut – I francesi sono stati ufficialmente esclusi dalla scena proprio nel giorno della loro festa nazionale nientemeno che dagli iraniani! Robespierre avrebbe trovato una certa poesia in tale coincidenza di date che in qualche modo rievoca le grida per la libertà della Francia rivoluzionaria.

Indubbiamente un giorno storico, soprattutto se si considera che lo spettro della guerra globale verosimilmente è stato evitato. Il successo iraniano di questo 14 luglio va ben oltre la premessa di un accordo di non proliferazione nucleare; viene letteralmente stabilita una nuova base di rapporti geopolitici, in cui l’America interventista e i soliti sospetti al seguito (Israele e Arabia Saudita) non fanno più parte della storia.

Anche se il presidente degli Stati Uniti Barack Obama era apparso l’eroe americano davanti al suo popolo, sostenendo la forza e la grande statura morale del suo Paese, dietro tale posizione politica si cela sicuramente un grande sollievo per aver schivato il proiettile su Washington. Qui non si scherza, l’accordo sul nucleare iraniano non è un regalo degli Stati Uniti all’Iran, è stata una necessità concreta.

«Oggi, dopo che l’America ha negoziato da una posizione di forza e di principio, abbiamo bloccato la diffusione di armi atomiche in Medio Oriente […] con questo accordo la comunità internazionale sarà in grado di verificare che la repubblica islamica iraniana non sviluppi armi nucleari», ha affermato Obama dalla Casa Bianca, martedì scorso, confermando la momentanea svolta politica e diplomatica.

La parte iraniana ritiene che la vera vittoria non sia l’affermazione  di un nuovo programma nucleare orientato in senso strettamente civile, ma piuttosto la nascita di una nuova realtà che porterà la fine delle ostilità politiche. Non potrebbe essere, dopotutto, che le mire nucleari iraniane non siano mai state militarmente orientate, come invece ha più volte affermato il primo ministro israeliano Benyanim Netanyahu?

Indipendentemente da questo, il punto è che dopo decenni di tensioni, sfide e sfiducia reciproca, Iran e Stati Uniti hanno finalmente trovato un terreno comune, forse appena sufficiente per un’amicizia duratura. Considerando il punto di vista mediorientale e la guerra contro il terrorismo, Iran e Stati Uniti dovrebbero stare dalla stessa parte, o in nome di un’ideologia condivisa o, se non altro, per contrastare la minaccia crescente dell’esercito apocalittico di ispirazione wahabbita dell’ISIS.

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