domenica, Novembre 28

Iran: donne, le battaglie non finiscono mai

0
1 2


Risale a poche settimane fa la notizia che l’ Arabia Saudita avrà, per i prossimi quattro anni, una rappresentanza tra i 45 membri che costituiscono la Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne (Uncsw), l’organismo Onu più impegnato nella lotta contro le disparità di genere. Notizia che ha scatenato numerose critiche, considerando il trattamento riservato alle donne dal Regno Saudita. “Le donne in Iran” – dice Ghaemi – “sono molto più liberate dell’Arabia Saudita, ma non è un punto di riferimento adeguato. Le donne stanno combattendo per l’uguaglianza di genere in Iran da più di un secolo, mentre le donne dell’Arabia Saudita non sono nemmeno autorizzate a guidare. Le donne iraniane sono estremamente attive nei settori sociali, economici e culturali, ma si trovano a fronteggiare la discriminazione in diritto e nella pratica da parte del governo”. 

Come ricordava Shirin Ebadi in un’ intervista del maggio 2016, «più del 60% degli studenti iraniani sono donne e loro sono più istruite rispetto agli uomini e questo rappresenta un problema per loro, tanto che il regime vuole riportarle a 1400 anni fa, ma loro non lo permettono. Le donne iraniane sono molto attive e vanno aiutate. Il nemico più forte è la donna e il regime lo sa». Ghaemi concorda e aggiunge che “le donne in Iran vogliono raggiungere uguali diritti di genere e non essere discriminati. Sono una generazione molto vivace. Più donne si laureano presso le università e in misura maggiore rispetto agli uomini;  hanno raggiunto, professionalmente, ottimi livelli. Ma non possono raggiungere il loro potenziale a causa della diffusa discriminazione sotto la legge, sul posto di lavoro e nelle gerarchie sociali e politiche”.

Siamo alla vigilia delle elezioni presidenziali della Repubblica Islamica che vede contrapposto il campo moderato, rappresentato dal Presidente uscente Rouhani, fautore di un rinnovato dialogo con l’ Occidente, e il campo più conservatore, rappresentato da Raisi, poco incline ad aperture e deciso a far ritornare l’ Iran il campione dello Sciismo. Ghaemi non ha dubbi nell’ affermare che “se fosse rieletto Rouhani, almeno la situazione non peggiorerà ancor di più. Ma se viene eletto Raisi, sarà un passo molto regressivo per i diritti delle donne”. 

A questo desiderio di affermazione, hanno contribuito, in modo indiscutibile,come sostiene Ghaemi, “ l’ utilizzo delle nuove tecnologie e dei mass media per esprimersi e cercare la parità di genere. Un esempio è la pagina facebook intitolata  ‘My Stealthy Freedom (La mia libertà clandestina)”, un movimento sociale iraniano che ha preso vita per il diritto delle donne di decidere liberamente se indossare o meno lo hijab, e che superato il milione di sostenitori.

The Stealthy Freedom

La campagna My Stealthy Freedom è stata lanciata due anni fa da Masih Alinejad, attivista iraniana che vive in America, a New York, con l’appello alle donne del suo paese di origine a postare sui social le loro foto e i video senza il velo, sfidando la terribile polizia religiosa e i gruppi para-militari che ancora oggi multa per strada chi non rispetta le regole del ‘buon costume’ e lanciando anche l’ hashtag #meninhijab, tentando di coinvolgere anche gli uomini in questa battaglia.

Shirin Neshat

“È una lotta in corso e dipende da quando la repressione in Iran finirà. Non c’è dubbio che le donne saranno alla testa del cambiamento e della riforma in Iran” ribadisce Ghaemi, non vedendo troppo lontano il momento in cui potrà essere anche una donna alla guida della Repubblica. Forse è una visione troppo ottimista, ma questo dimostra ancora una volta che si tratta di una rivoluzione culturale, che vede come prime protagoniste e come prime destinatarie le donne. Per questo si è sempre fatta megafono un’altra donna, Shirin Neshat , una fotografa iraniana, di cui, in questi giorni è possibile visitare una mostra intitolata The Home of My Eyes presso il Museo Correr di Venezia, in occasione della 57esima Biennale di Venezia. La mostra comprende 55 ritratti realizzati tra il 2014 e il 2015 in Arzebaijan, luogo che le ha ricordato il suo paese natale, l’ Iran. Shirin Neshat ha usato la fotografia per esprimere la sua voglia di partecipare al cambiamento, alla rivoluzione nel suo Paese, nonostante viva da molti anni in Occidente e ha fatto della sua opera che si occupa soprattutto dell’identità, soprattutto femminile, il suo lavoro che lei stessa definisce «personale, politico, emotivo»,  definizione che tutte le donne del mondo dovrebbero accostare al proprio ruolo nella società di cui fanno parte.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

emanuele.cuda@lindro.it

End Comment -->