lunedì, Settembre 27

Iran, cyber ‘minaccia’? Quali i bersagli esterni ed interni? La rassegna dei possibili obiettivi di un attacco cibernetico iraniano

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Ma la minaccia iraniana, secondo la ricerca, si sarebbe rivolta anche contro altri obiettivi nella regione come la radio nazionale dell’Afghanistan o le organizzazioni di sicurezza e di difesa del Pakistan. Inoltre, diversi attori della minaccia iraniana si sarebbero in tentativi di spionaggio contro individui affiliati a organizzazioni per i diritti umani, movimenti politici e mezzi di comunicazione indipendenti nello Yemen, conflitto indiretto contro Riad. Oppure sarebbero stati sferrati cyberattacchi contro gli oppositori siriani del regime del presidente Bashar al-Assad.

A differenza di altre nazioni, l’Iran ha fatto un uso limitato di questi strumenti per spionaggio commerciale data la sua carenza nella produzione industriale né tanto meno li ha utilizzati per aggirare le sanzioni economiche. Lo spionaggio industriale serve alla Repubblica Islamica per potenziare le sue industrie di materie prime e l’abilità tecnologica militare piuttosto che il suo settore manifatturiero nazionale, magari nel tentativo, non solo di appropriarsi di tecnologie, ma anche di compromettere aziende che riforniscono dei nemici.

Ma vi sono anche dei bersagli interni. E ‘ risaputa l’ insofferenza del regime nei confronti di internet, considerato strumento americano-sionista per portare scompiglio: il suo dilagare tra la popolazione, con il diffondersi dei social network, ha sempre trovato contrario l’ establishment. Ha provato a filtrare i contenuti, bloccando l’ accesso a determinati siti considerati sovversivi, ma la disponibilità di strumenti di elusioni ha reso quasi inefficaci i tentativi governativi.

Spionaggio informatico intergovernativo avviene anche all’ interno del Ministero degli Affari Esteri iraniano: i diplomatici iraniani – spiegano i ricercatori inglesi – sono stati spesso bersaglio di tentativi di hacking condotti da appartenenti alla Guardia rivoluzionaria fin dall’inizio dell’amministrazione Rouhani, in linea di continuità rispetto alle accuse di tradimento per la firma dell’ accordo sul nucleare e hanno portato addirittura all’ arresto nel 2016 di Abdolrasoul Dorri -Esfahani, che ha prestato servizio nella squadra negoziale nucleare dell’Iran per il JCPOA. Il tutto tramite la la raccolta di informazioni personali da account privati ​​su piattaforme internazionali e il monitoraggio di intime reti politiche e professionali di funzionari governativi e ai membri del Istituzioni religiose sciite. Senza dimenticare quanto avvenuto nei confronti dei leader sostenuti dal Movimento Verde.

Anche I giovani attivisti che si mobilitano per i riformisti sono stati presi di mira con malware e operazioni di furto di credenziali in vista delle elezioni parlamentari del febbraio 2016, in particolare quelle relative alle candidate donne. E poi le campagne contro i media riformisti, contro le emittenti satellitari internazionali che cadono immediatamente al di fuori delle rigide narrazioni sanzionate dallo stato. E contro i giornalisti scomodi. Tra le minoranze religiose prese di mira, in particolare gli aderenti alla fede altamente baha’i, che sono stati a lungo accusati di promuovere cospirazioni contro il governo islamico, ma anche  anche comunità religiose riconosciute come cristiani, ebrei, zoroastriani e musulmani sunniti e i Baluchi, popolazione musulmana sunnita situata sia in Iran che in Pakistan. Nemmeno il mondo della cultura e della musica è passato indenne.

Molti sforzi della Repubblica Islamica sono stati profusi nel contrasto alla minaccia elettronica rappresentata dall’ Isis o di altri movimenti jihadisti sunniti o all’ opposizione Mojahedin-e Khalq (MeK). Offensive anche contro il Free Life Party del Kurdistan (PJAK), una fazione militante iraniana del Partito operaio marxista-leninista del Kurdistan (PKK). Per giunta la Fondazione Eurasia, una ONG di Washington, che conduce programmi di sviluppo sociale e di emancipazione femminile, in ex paesi sovietici, Medio Oriente e Cina è stata presa di mira in quanto sospettata di essere un veicolo di una rivoluzione più silenziosa.

In conclusione, afferma la ricerca britannica, nonostante l’attuale mancanza di raffinatezza tecnica dell’Iran, mezzi semplici possono ancora essere efficaci nell’imporre i costi politici ed economici visto che, spesso, molti dei file più dannosi utilizzati nell’operazione provengono da una semplice violazione di un account mail. Cosa fare? Secondo gli studiosi, sarebbe necessario imporre sanzioni mirate alle strutture esistenti per sanzioni; migliorare la condivisione delle informazioni sulle minacce tra gli alleati e migliorare la sicurezza delle informazioni, anche mediante una maggiore responsabilizzazione delle piattaforme internet e una più elevata consapevolezza dei rischi legati a passi falsi, soprattutto per i singoli privati.

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