mercoledì, Dicembre 8

Elezioni in Iran: il risultato è così scontato?

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Il 19 maggio in Iran si terrà il primo turno delle elezioni presidenziali: la campagna elettorale è iniziata il 20 aprile e vede come protagonisti sei candidati. Come in molti Paesi occidentali anche in Iran esistono due turni elettorali, se nessuno dei candidati il 19 maggio arriverà alla soglia del 50% dei voti – obiettivo difficilissimo da raggiungere per l’attuale Presidente in carica Hassan Rouhani, anche se nel 2013 riuscì a ottenerlo, portando a casa un consenso pari al 50,71% dei votanti – si passerà al secondo turno elettorale. La rosa dei nomi è stata selezionata dal Consiglio dei Guardiani, un organismo costituzionale formato da dodici membri, i quali, in base a criteri generali tuttora non definiti, decidono le personalità più idonee per la candidatura alle elezioni presidenziali.

Dalla rosa dei papali presidenti sono stati scartati due dei candidati più discussi: l’ex Presidente Maḥmūd Ahmadinejad e l’ex Ministro della salute sotto il Governo Ahmadinejad, l’ostetrica Marziyeh Vahid Dastgerdi schierata con i conservatori. Dunque, come sempre, il Consiglio dei Guardiani ha fatto una selezione minuziosa, eliminando i candidati più scomodi: a quanto pare, in Iran, ancora è lontana la possibilità di vedere una donna Presidente.

Pochi sanno, però, che lo stesso giorno in cui si terranno le elezioni presidenziali ci saranno anche le elezioni locali, anch’esse molto importanti per il Paese, soprattutto per le grandi città come Teheran, in cui la scelta del consiglio locale determina la scelta del Sindaco. Non dobbiamo dimenticare che spesso e volentieri un’amministrazione positiva di una grande città iraniana può essere un ottimo trampolino di lancio per una carriera politica nel Governo iraniano; non a caso Ahmadinejad, ex Presidente dell’Iran, è stato per anni sindaco di Teheran, proprio come il candidato conservatore Mohammad Bagher Ghalibaf, attuale sindaco della capitale.

Per comprendere come si sta muovendo la campagna elettorale iraniana abbiamo chiesto il parere di un esperto, Raffaele Mauriello,  storico specializzato in Islam contemporaneo e relazioni internazionali, ricercatore e professore presso l’Università Allameh Tabatabai di Teheran, nonché  uno dei traduttori del codice civile iraniano. Abbiamo chiesto il suo parere non solo per conoscere in modo più approfondito i vari programmi elettorali e i temi di discussione su cui si sta muovendo la campagna elettorale; infatti, ciò che maggiormente interessa è capire che grado di ʹdemocraziaʹ – se è concesso parlare di democrazia per uno dei Paesi sicuramente più avanzati del Medio Oriente – raggiungono le elezioni in Iran. Per i cittadini iraniani queste elezioni presidenziali che grado di ʹdemocraziaʹ raggiungono? E per le giovani generazioni, che rappresentano la fetta più ampia della popolazione, cosa significa questo voto?

In secondo luogo c’è da dire che a parere di molti il Presidente in carica deve temere in primis Ebrahim Raisi, capo della più importane fondazione religiosa del Paese, nonché prediletto seguace dell’Ayatollah Ali Khamenei. Ciò, invece, potrebbe non essere così scontato; secondo Mauriello, infatti “Ghalibaf è il secondo candidato più forte perché, pur non avendo vinto le elezioni di quattro anni fa, comunque sia, ha perso con venti milioni di voti, in più è molto apprezzato per l’amministrazione locale di Teheran, dove ha apportato molti miglioramenti”.

 

Nella Repubblica islamica iraniana il Capo del Governo ha un potere limitato: è la Guida Suprema ad aver il ruolo primario in campo religioso e politico. Come funzionano, dunque, le elezione in questo Paese? Può spiegare la differenza sostanziale fra le elezioni democratiche di stampo occidentale e quelle in Iran?

Per spiegare come funzionano le elezioni nella Repubblica islamica dobbiamo prima far capire qual è il ruolo del Presidente in Iran, che non è assolutamente da confondere con la figura del Capo dello Stato. Il Presidente della Repubblica è il Capo del potere esecutivo, possiamo dire che corrisponde più alla figura di un Primo Ministro di uno Stato presidenziale. Il Capo dello Stato in Iran è la Guida Suprema,  l’Ayatollah Ali Khamenei, che ha il comando dell’esercito e poteri legislativi entro certi limiti. Il potere legislativo nella Repubblica iraniana è un potere diffuso: è diviso tra il Parlamento, il Governo e la Guida Suprema. Lo Stato dell’Iran ha tre livelli di elezioni: il primo è quello delle presidenziali, poi ci sono le elezioni Parlamentari e, infine, quelle locali. Possiamo dire che le elezioni presidenziali sono assolutamente le più importanti, ma anche quelle parlamentari sono fondamentali perché il Parlamento in Iran è indipendente dal Governo. Proprio per questo motivo, spesso, vi sono casi in cui il Governo è rappresentato da una maggioranza conservatrice, mentre il Parlamento da una maggioranza riformista, o viceversa. Ciò che pochi sanno è che lo stesso giorno in cui gli iraniani andranno a votare per le presidenziali si terranno anche le elezioni locali e, anche se in Occidente ne parliamo poco, anche queste sono elezioni molto importanti. Le elezioni locali servono per eleggere i membri dei consigli cittadini che poi, a loro volta, andranno ad eleggere i sindaci: queste elezioni sono attesissime nelle grandi città, in primis a Teheran, in cui il ruolo del sindaco è fondamentale come trampolino di lancio delle carriere politiche. L’altra caratteristica delle elezioni locali, che differisce da quelle presidenziali, sta nel fatto che non esiste nessun Consiglio guardiano che determina l’idoneità della candidatura: perciò, se vogliamo, le elezioni locali sono quelle più ʹdemocraticheʹ e più libere rispetto a tutte le altre. Le elezioni locali furono introdotte dalla Costituzione del 1908, e nei primi decenni i Consigli cittadini e le amministrazioni locali videro spopolare i partiti riformatori, perché  per la prima volta i candidati riformisti non dovettero passare al vaglio del Consiglio dei Guardiani.

C’è il desiderio, da parte delle popolazione e dei partiti, di rendere più ʹdemocraticoʹ il sistema elettorale delle presidenziali?

Rispetto alla questione democratica delle elezioni presidenziali il problema fondamentale è dato dal potere del Consiglio dei Guardiani, che seleziona e scarta i candidati senza dover dare spiegazioni delle proprie scelte. Non a caso in Iran, ad oggi, c’è una lotta politica intenta a far passare una Legge che descriva in dettaglio le caratteristiche che deve possedere un candidato per proporsi alle presidenziali. Al momento tali caratteristiche sono descritte in maniera molto generica e, dunque, è più semplice per il Consiglio dei Guardiani non dover dare spiegazioni: il candidato deve rispecchiare le caratteristiche islamiche sciite, deve avere esperienze di governo e, proprio su questo secondo punto, molti candidati sono stati respinti per il semplice fatto che non hanno mai ricoperto cariche pubbliche. Ad oggi la Legge sulle candidature è ferma, ma sicuramente in Iran si sente il bisogno di rendere la selezione del Consiglio dei Guardiani più trasparente, per dare un aspetto più democratico alle elezioni presidenziali. Comunque sia i sei candidati scelti dal Consiglio dei Guardiani quest’anno rappresentano abbastanza fedelmente le varie correnti politiche del Paese: in questo senso, dunque, le elezioni sono ʹdemocraticheʹ perché rappresentano in toto tutti gli strati sociali. Ovviamente c’è una parte della popolazione che rifiuta in maniera netta tutto il sistema, ma possiamo dire che l’Iran, tra i Paesi mediorientali, è uno dei pochi Stati ad avere una Costituzione e ed è democraticamente molto avanzato rispetto al panorama regionale che lo circonda; su questo punto basta osservare l’integrazione femminile iraniana, che al momento vede ben 16 donne nel Parlamento. Sicuramente l’Iran è uno Stato con una fortissima cultura religiosa, in cui la Legge islamica sciita permea un po’ tutta la società ma, in generale, nel panorama mediorientale è il Paese che più di tutti si avvicina al sistema democratico occidentale.

Sappiamo che i sondaggi  sono quasi del tutto assenti in Iran ed è difficile fare pronostici. Ma la popolazione cosa pensa di queste elezioni e dei candidati selezionati?

In Iran ci sono due frange estreme in cui si divide la popolazione: da una parte c’è chi non vota ed esprime il proprio dissenso e il proprio malessere disinteressandosi di tutto ciò che riguarda la cosa pubblica. Comunque, osservando le elezioni precedenti, i numeri dei votanti sono abbastanza alti e, dunque, possiamo dire che la maggior parte della popolazione è coinvolta nelle discussioni politiche. I tassi non si avvicinano a quelli dei Paesi occidentali, ma comunque sono molto alti rispetto a Paesi come Cina o Corea del Sud. Possiamo dire che in Iran c’è una minoranza della popolazione disinteressata, mentre la fetta più ampia dei votanti è rivolta all’ala riformista, poiché gli iraniani vogliono cambiare il Paese tramite le riforme e non tramite la rivoluzione. La popolazione sa che, a seconda di chi andrà a governare, la politica filo occidentale riformista e moderata portata avanti dal governo Rouhani potrebbe cambiare e interrompersi. Una delle questioni che sta a cuore a Rouhani e ai suoi elettori è, ad esempio, la questione della cittadinanza, poiché al momento in Iran non esiste l’idea di cittadinanza e, di conseguenza, non esiste neanche una base comune su cui dovrebbe impostarsi il diritto del cittadino in termini europei. Il programma di Raisi, invece, è di stampo populista e nel suo programma cerca di far leva sul bisogno delle persone più indigenti; Ghalibaf, oltre a rivolgersi ai poveri, si rivolge anche ad altra gente di alta borghesia che è contenta dell’amministrazione di Teheran e, in secondo luogo, perché è l’unico candidato che non porta il turbante, dunque l’unico ateo fra i candidati.

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