lunedì, Giugno 21

Iran: agenti USA nelle istituzioni iraniane?

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Azghadi è considerato uno dei più famosi uomini di cultura, intellettuali e teorici iraniani, ed è molto popolare tra i giovani universitari e gli studenti dei seminari religiosi simpatizzanti del regime islamico. La televisione iraniana trasmette settimanalmente le dichiarazioni e i discorsi di Azghadi nelle assemblee e negli incontri indetti in diverse parti del Paese.
Il giornale riformista ‘Arman-e Emrooz‘, il giorno dopo -il 31 ottobre scorso-, in prima pagina aveva pubblicato un articolo nel quale si chiedeva da dove Azghadi avesse preso queste informazioni.
Il giornale precisava che le accuse che Azghadi aveva lanciato, secondo alcuni, sono difficili da dimostrare, altri sostenevano che Azghadi non sia riuscito a trasmettere bene l’idea perché non può asserire semplicemente che ci siano agenti degli americani nelle istituzioni dello Stato. Molti sostenitori della rivoluzione e del regime, sempre secondo il giornale, avevano espresso il loro rammarico per tali dichiarazioni, lanciate dal pulpito della preghiera del venerdì, dichiarazioni che sollevavano i timori del popolo, quando invece questo ‘pulpito’ dovrebbe essere un punto di partenza per l’unità.

Arman-e Emrooz‘  ha scritto che «la personalità di Azghadi e le sue posizioni opposte agli Stati Uniti sono note a tutti, ma quella in merito alla presenza di individui che lavorano per gli Stati Uniti non è un’accusa di poco conto. Poteva utilizzare il termine ‘alcuni’, per non includere tutti nella sua accusa. Dall’altra parte, occorre rivolgergli una domanda: cosa s’intende con uomini dell’America nello Stato?».
Altra domanda da farsi, secondo il giornale, è: «Da dove Azghadi ha appreso queste dichiarazioni di cui ha sostenuto la credibilità e chi è la sua fonte?».

In una parte del suo discorso, Azghadi ha affermato che «dopo la vittoria della rivoluzione, gli Stati Uniti hanno cercato alcuni individui attraverso i quali potessero introdursi furtivamente nelle articolazioni della rivoluzione. Il loro obiettivo era l’eliminazione dell’imam Khomeini e del suo programma, mentre la loro strategia si fondava sul condurre i moderati e i simpatizzanti dell’Occidente al potere».

Il pensatore fondamentalista iraniano ha aggiunto che gli Stati Uniti si sono introdotti furtivamente tra le fila delle autorità religiose a Qom, degli universitari, dei tecnocrati, dei giornalisti, dei comunisti e dei separatisti. Non avrebbero, secondo  Azghadi, tralasciato nessuno per riuscire a infiltrarsi nel Consiglio del Comando della Rivoluzione e sono entrati in possesso di informazioni della massima segretezza. Gli Stati Uniti avevano uomini nel Governo, nei seminari religiosi e nel Consiglio (il Parlamento) e continuano ad averne.

Azghadi sostiene che ognuno abbia un suo punto di penetrazione, ed è da tale apertura che gli americani riescono a entrare. Ritiene che l’America sapeva di non poter annullare la rivoluzione, perciò ha tentato di alzare la bandiera dell’islam radicale contro l’islam moderato. Gli americani hanno distrutto il prestigio del programma e del piano dell’imam presentandolo come un programma radicale e hanno diffuso l’islam liberale.

Azghadi ha proseguito dicendo che gli Stati Uniti sostenevano la permanenza di una Repubblica islamica non ostile a loro e a Israele e non preoccupata di diffondere modelli non americani. Ha dichiarato che i documenti ottenuti dall’ambasciata americana a Teheran dopo l’intrusione da parte di alcuni studenti attestano il sostegno di Washington ad alcuni individui per la fondazione di giornali e l’offerta di aiuti a uomini di partito, alcuni sostenuti con denaro, altri aiutati a realizzare le loro aspirazioni e i loro sogni politici.
Ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno disegnato un piano in cui il comunista, il monarchico, il liberale e il religioso prendono posizione contro il programma dell’imam Khomeini; alcuni di questi ricevevano stipendi, altri giocavano nell’arena nell’interesse degli americani senza saperlo.

Azghadi ha dichiarato che gli Stati Uniti possiedono rete di informazioni su 5-10 mila persone in Iran, delle quali hanno studiato le caratteristiche personali, psicologiche, morali e familiari, i punti di debolezza e di penetrazione. L’intellettuale ha collegato le sue informazioni alle prossime elezioni parlamentari in Iran e ha dichiarato che, a detta degli Stati Uniti, è necessario che le correnti moderate e simpatizzanti dell’Occidente raggiungano i seggi del Consiglio della Shura (il Parlamento).

 

Traduzione di Stefania Dell’Anna

 

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