venerdì, Maggio 7

Ipotesi elezioni anticipate Se l’Europa boccia la legge di stabilità Renzi pronto ad approvare l’italicum per andare al voto

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elezioni anticipate


Legge elettorale
e legge di stabilità. Sono questi i due temi intrecciati tra loro sui quali si stanno confrontando le forze politiche. A sei giorni dall’approvazione in Cdm del solito testo ‘in bianco’, la legge di stabilità è arrivata oggi pomeriggio sul tavolo di Giorgio Napolitano, ma senza la bollinatura della Ragioneria Generale dello Stato. Indiscrezioni vogliono che la colpa dei ritardi e delle continue correzioni alla ‘Finanziaria’ sia del pressing di una insoddisfatta Commissione europea. Per tutelarsi da una eventuale bocciatura di Bruxelles, Matteo Renzi starebbe allora pensando di modificare l’accordo sulla legge elettorale per andare ad elezioni anticipate e fare del Pd il «partito della Nazione». Per il resto, da segnalare le polemiche su espulsioni e immigrazione nel M5S, le novità sul processo alla Rimborsopoli piemontese e il corteo genovese guidato da Cristiano De Andrè e Francesco Baccini che chiede con rabbia le dimissioni di Doria e Burlando.

Il Presidente del Consiglio non ha paura di presentarsi in tv con Barbara D’Urso, ma teme la bocciatura della legge di stabilità da parte della Commissione europea. Per questo starebbe seriamente pensando all’ipotesi di elezioni anticipate. Per andare al voto e fare del Pd il «partito della Nazione» evocato ieri in Direzione (o, se preferite, il ‘partito della Leopolda’), Renzi ha però bisogno di una legge elettorale fatta ad immagine e somiglianza della sua smisurata ambizione e, naturalmente, accettata da Silvio Berlusconi, l’altra metà del patto del Nazareno. Il sospetto sopra descritto è fondato perché arriva da un ‘insospettabile’ membro della casta. Si tratta del senatore Mario Mauro. «L’annuncio in merito alla possibilità di cambiare la proposta di riforma della legge elettorale lasciando il premio alla sola lista mi sembra vada letta nel senso che Matteo Renzi punta ad accorciare i tempi della legislatura», dichiara senza mezzi termini all’agenzia ‘Adnkronos‘ il Presidente dei Popolari per l’Italia, aggiungendo poi che «bisognerebbe raccordare quanto si dice nell’inner circle renziano con le previsioni relative al verdetto che i responsabili europei daranno sulla legge di stabilità». Mauro, come tutti i membri della galassia centrista, ha paura di venire fagocitato dal Pd a ‘vocazione maggioritaria’. E ne ha tutte le ragioni.

Per l’alfaniano Fabrizio Cicchitto l’ipotesi avanzata da Renzi di assegnare il premio di maggioranza non più alla coalizione ma alla lista vincente (lèggi Pd) è incredibilmente «una buona base di discussione». Ma l’ex piduista pensa già di barattare il trionfo renziano con un abbassamento delle soglie di sbarramento che permetterebbe ad Ncd di tirare a campare.  Sulla parte opposta della barricata si piazza il vendoliano Arturo Scotto. «Renzi ha in testa il partito unico, cioè l’idea di un partito che con il 25% dei consensi possa prendere un premio di maggioranza che lo porta a dominare la scena politica italiana», dice il capogruppo di Sel alla Camera che promette opposizione dura alla «legge truffa» che trasformerebbe «l’italicum in sovieticum». Il Radicale Marco Pannella ha invece annunciato che tornerà a chiedere l’iscrizione al Pd.

Legge elettorale e legge di stabilità viaggiano, dunque, a braccetto. Riguardo quest’ultima, un comunicato diffuso nel pomeriggio di oggi dall’Uffico Stampa della presidenza della Repubblica afferma che «è arrivato il testo al Quirinale in attesa di bollinatura da parte della Ragioneria Generale dello Stato, adesso oggetto di un attento esame essendo per sua natura un provvedimento molto complesso». Tradotto dal politichese, significa che, a quasi una settimana dal Renzi-show in cui il Premier è riuscito a vendere poche slide come «la più grande riduzione delle tasse dell’Italia repubblicana», un testo definitivo della Finanziaria ancora non esiste. «Bene, il Governo italiano ha approvato, forse, il 15 ottobre, la cosiddetta ‘copertina’ del suo disegno di legge di stabilità», ironizza il pit-bull forzista Renato Brunetta, «e ha mandato, forse, alla Commissione europea un testo che, a detta di tutti gli analisti, è a tutt’oggi in fase di scrittura e riscrittura». Analisi brunettiana impeccabile anche quando definisce «grottesca» la nota diffusa dal Colle  -dove questa sera è arrivato Renzi, per un incontro con il Presidente Giorgio Napolitano, secondo la nota ufficiale, programmato da tempo, in Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimo. A certificare il caos governativo sulle coperture finanziarie ancora da stabilire arriva la notizia della convocazione di Regioni e Comuni a Palazzo Chigi giovedì prossimo.

Continua l’assedio dei mass media di Regime al Movimento5Stelle, anche se Grillo e i suoi sembrano voler fare di tutto per complicarsi la vita da soli. La vera notizia sui pentastellati dovrebbe essere l’avvenuta ricomposizione del gruppo EFDD al Parlamento europeo, con l’arruolamento del deputato polacco Robert JarosLaw Iwaszkiewicz, membro del partito KNP, in sostituzione della lettone Iveta Grigule che aveva abbandonato Beppe Grillo e Nigel Farage appena quattro giorni fa. La Grigule era stata nominata Presidente della delegazione del Kazakistan, circostanza che, insieme all’immediata decisione del Parlamento europeo di cancellare l’EFDD, ha spinto il co-Presidente del gruppo, David Borrelli, ad adombrare sul blog di Grillo l’ipotesi di un complotto.

Ma i pennivendoli nostrani hanno come unico scopo quello di cancellare il grillismo. Per questo i nomi di quattro perfetti sconosciuti (attivisti M5S protagonisti di #occupypalco al Circo Massimo e per questo espulsi da Grillo), Giorgio Filosto, Orazio Ciccozzi, Pierfrancesco Rosselli e Daniele Lombardi, sono finiti su tutti i tg e le prime pagine dei giornali, più celebrati persino dei quattro ‘eroi’ (o ‘mercenari’) della guerra in Iraq (Quattrocchi, Agliana, Stefio e Cupertino) e più nominati persino dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Per non parlare del post grillino sul tema dell’immigrazione. Il leader del M5S sembra rincorrere i più bestiali istinti leghisti quando scrive che «i cosiddetti clandestini» devono essere «rispediti da dove venivano» e che «chi entra in Italia ora deve essere sottoposto a una visita medica obbligatoria». Posizione all’apparenza talmente xenofoba da sembrare razzista, ma che fa i conti con il pensiero del cittadino comune che, complice la crisi economica, si ritrova a combattere una guerra tra poveri contro gli immigrati che il governo Renzi sta pericolosamente sottovalutando. Linea grillina confermata questa mattina da Luigi Di Maio.

È stata rinviata al 21 novembre l’udienza sul caso di vilipendio al Capo dello Stato che vede sul banco degli imputati Francesco Storace. È stato lo stesso leader de La Destra ad annunciarlo stamane su facebook. «Purtroppo, dopo sette anni», ha commentato l’ex Governatore del Lazio, «si protrae nel tempo questa vicenda, ma si illude chi sogna che io possa inseguire la prescrizione del reato, se resta così com’è. Devono abolirlo». Solidarietà bipartisan per Storace che (solo in teoria) rischia il carcere per un reato d’opinione di stampo medievale, ma che il Presidente Napolitano e il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ancora non si sono decisi a cancellare.

Altro rinvio anche per il processo Rimborsopoli in Piemonte. Il leghista Roberto Cota, ex Presidente della Regione, dovrà aspettare il 26 gennaio per capire se resteranno in piedi le accuse di peculato formulate nei suoi confronti. Insieme al Presidente che, secondo l’accusa, comprava mutande verdi con i soldi del contribuente, ci sono altri 24 ex Consiglieri regionali e alcune new entry come Aldo Reschigna e Monica Cerutti, rispettivamente Assessore al Bilancio/vice Presidente e Assessore alle Pari opportunità dell’attuale giunta guidata dal riciclato al renzismo Sergio Chiamparino.

 

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