venerdì, Gennaio 28

iPod in declino? Non sembra … ma Apple attende field_506ffbaa4a8d4

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Spotify ha già milioni di utenti, la Apple è arrivata per seconda e se non farà i numeri giusti, tornerà all’utilizzo del solo iPod e dei suoi cataloghi, o inventerà qualcosa di altro e nuovo. L’iPod, diversamente da altri lettori MP3, non permette di operare direttamente sui file al suo interno ma di sincronizzarli soltanto tramite il software iTunes, prodotto e sviluppato da Apple, che serve anche per gli acquisti nel negozio di musica digitale online di Apple, iTunes Store.  Esistono comunque vari software gratuiti di terze parti, alternativi ad iTunes (a volte criticato perché molto invasivo) per interfacciarsi all’iPod con un computer non Apple.

Negli anni gli usi di files di generi di musica diversi sull’iPod ha generato negli utenti una maggior conoscenza della musica in genere, anche quella difficile acquistare o poco conosciuta, creando una maggiore varietà di brani disponibili, a fronte della solita musica di alta qualità, facendo scomparire la fascia bassa pur mantenendo solo la vendita di di livello musicale mediano e alto.
L’iPod e le risorse multimediali in genere hanno reso in realtà fruibile per tutti gli utenti qualsiasi tipo di genere musicale, rendendo più accessibile per chiunque la possibilità possedere tutti i generi musicali e averne così un catalogo vasto nel pc, anche non con brani acquistati direttamente dal negozio. Del resto ha permesso parallelamente, a chi è esperto della musica o ne fa il tecnico,  delle possibilità gigantesche di lavorare con gli effetti del sonoro e vedere facilitato il processo di creazione della musica, così come i suoi aggiustamenti musicali, paradossalmente migliorando l’uso di questo tipo di tecnologia multimediale, considerata dalle tonalità fredde rispetto all’analogico. “Per fare un esempio concreto, se a chi fa musiche per film serve un rumore, una volta doveva andare a registrarlo per strada, adesso sulla rete trova qualsiasi tipo di rumore o di contenuto audio utile e che possa servire per sonorizzare lo spettacolo teatrale (non solo musica ma anche rumori appunto). L’iPod, quindi, l’mp3, il digitale in generale, hanno migliorato la vita di chi lavora in campo musicale e teatrale e di altri media, oltre quella del semplice ascoltatore di musica non esperto in quel campo“, afferma. Paolo Daniele, che  compone scrive e registra musiche per il teatro, il suo ultimo lavoro le musiche per lo spettacolo teatrale ‘Il mondo non mi deve nulla’ per la regia di Francesco Zecca con Pamela Villoresi, ed è stato insignito da Apple Italia come ADP Apple Distinguished Professional e Logic Studio Master, ovvero come professionista della musica che utilizza tecnologie Apple ai massimi livelli professionali.

 

Daniele, come definirebbe per i dummies (i non esperti) l’iPod?

L’iPod è un’opportunità, musicalmente parlando, perché ha portato la fruibilità della musica un po’ a tutti quanti con costi relativamente irrisori. Tecnicamente è un oggetto che ci permette di fruire di musica in formato digitale permettendoci quindi di ascoltare un brano infinite volte senza perdere mai in qualità. È un rinnovamento del vecchio walk-man a cassetta che puntualmente ci abbandonava dopo un certo numero di ascolti inesorabilmente smagnetizzandosi e producendo rumore. La qualità del digitale permette di non avere fruscii o interferenze favorendo un ascolto più pulito e senza degradazione dell’audio. Per dirla tutta, nel tempo l’iPod è diventato anche però un riproduttore di filmati, di contributi multimediali vari e molto, davvero molto altro ancora.

Quanto il settore musicale ha beneficiato del passaggio dal vinile all’iPod?

Ha beneficiato sicuramente dal punto di vista della diffusione, nel senso che ha portato da una parte tante nuove possibilità di fruizione e di diffusione musicale, ma dall’altra, come rovescio della medaglia, un cambiamento epocale del concetto di diritto d’autore generale. Con il tempo infatti la Apple ha provato a proteggere i files dalla copia e dalla diffusione indiscriminata, attivando una protezione per l’utilizzo dei suoi prodotti, poi verificatosi inutile: i files venivano comunque copiati da una persona all’altra. Il contro dell’utilizzo dell’iPod e dell’mp3 è stato quello di andare a distruggere un po’ il diritto d’autore per la musica, cosa che ha svantaggiato i compositori. Si trova ormai qualsiasi cosa in Internet e non è più possibile combattere questa guerra, perché è come se fosse stata persa dal primo minuto: gli artisti si stanno piano piano adattando alla realtà dei fatti. Proprio ieri parlavo con un famosissimo storico deejay italiano, Claudio Coccoluto, che mi confermava l’innegabile e concreta realtà che oggi si producono pochi dischi per poter promuoversi e guadagnare tramite i live-set, mentre una volta era esattamente il contrario: si faceva live per promuovere e guadagnare dalla vendita dei dischi.

 

Quanto ne ha risentito la qualità musicale in genere e per ogni tipologia di musica?

La qualità musicale in genere presenta un’arma a doppio taglio, nel senso che la musica per me oggi sembra non possedere più la fascia media, ossia è scomparso del tutto quel cuscinetto che collegava il livello più basso, se mai ci si possa arrogare il diritto di poter giudicare in tale maniera qualsiasi genere musicale, con i livelli più alti di produzione musicale. Trovo che in giro ci sia tanta musica che definirei di livello molto basso, ma anche tanta di livello altissimo, sembra mancare la fascia media. Questo credo che sia certamente dipeso dalle possibilità del digitale. Oggi tecnicamente, parlo per esperienza lavorativa personale, chiunque, dal ragazzo qualunque al maggior esperto, può nella stanza della sua casa, ma anche in un posto qualsiasi come la strada, in auto, ovunque, con un iPod-touch, creare musica e registrare, realizzando alla fine un disco semplicemente anche seduto nella propria auto. E sto volutamente esagerando nel mio parlare, perché oggi questa è la realtà. Ciò ha comportato un forte calo del livello di buona musica, portando tutti a poter creare un disco. Prima tale operazione non era fattibile e realizzabile con queste modalità: ci si doveva affidare al filtro dello studio di registrazione, della produzione, dell’arrangiatore, dello stesso tecnico del suono e di tante figure professionali prima di poter registrare. Ora siamo tutti produttori e assommiamo tutte le figure sopra citate con tutti i nostri limiti. Per contro, ciò ha portato anche alla scoperta di grandi talenti musicali, e a ragazzi straordinariamente bravi che senza queste tecnologie innovative non avrebbero mai avuto le possibilità di potersi permettere lo studio di registrazione e i tecnici del suono di una volta, ma anche molta gente che non vale niente ha potuto registrare il suo disco. Ora vi sono giovani talentuosi che tramite un iPod, iPhone o iPad sono riusciti a portare a termine la missione della realizzazione di un brano o disco, per farsi poi conoscere meglio almeno in campo nazionale. Per fare il mio caso sto producendo artisticamente un ragazzo dal nome in arte Shago, in realtà Roberto Valenza, che ha partecipato l’anno scorso anche ad X-Factor: un talento straordinario che ha registrato nella sua stanzetta grazie ad un computer Mac e una piccola scheda audio, grazie alla quale è risuscito a farsi notare, attirando l’attenzione su di sé. C’è da segnalare anche che arrivati al massimo della registrazione in digitale, dopo tanti anni di esperimenti, stiamo tornando all’analogico, come sto facendo anch’io nel mio studio, dotandomi di un mixer analogico per potervi passare le registrazioni digitali e restituirgli il ‘calore’ dell’analogico stesso. Abbiamo infatti scoperto che l’analogico introduceva degli ‘errori’ di componenti armoniche che risultavano particolarmente piacevoli per il nostro orecchio (il motivo per cui se ascoltiamo un vinile, diciamo che ci pare suonare meglio e con tonalità più calde, anche se un file digitale è più netto nella resa).

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