lunedì, Agosto 2

Io sto con Crocetta

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Io, per quel che conta, sto con Crocetta. Con Rosario Crocetta. Il Governatore, o Presidente che dir si voglia, della Regione Sicilia è stato accusato giovedì 16 Luglio scorso dal settimanale l’Espresso, che anticipava il proprio articolo dell’edizione a stampa del giorno successivo, di un fatto, se vero, gravissimo. In una intercettazione tra Matteo Tutino, medico siciliano ora arrestato e lo stesso Crocetta, il sanitario avrebbe fatto la seguente affermazione a proposito di Lucia Borsellino, figlia del magistrato Paolo fatto saltare in aria dalla mafia in Via D’Amelio a Palermo il 19 Luglio 1992: “Va fatta fuori. Come suo padre”. Silenzio, telefonico, di Crocetta. Vista la fine del genitore, e visto che lei era (e lo è stata sino a quando non si è dimessa, poco più di due settimane fa, il 2 Luglio) Assessore alla Sanità della Regione Sicilia, sarebbero parole intollerabili. Ed ancor più intollerabile il silenzio.

Viva indignazione, solidarietà di tutte le più alte cariche istituzionali alla Borsellino, Crocetta invitato, da tanti, da troppi, a non partecipare, Sabato 18, giorno precedente l’evento di ventitré anni fa, nel Palazzo di Giustizia palermitano, alla commemorazione del magistrato. Avvenuta alla presenza di Sergio Mattarella, per la prima volta in qualità di Capo dello Stato, lui che è stato pure toccato direttamente per l’assassinio mafioso, ma non solo, del fratello Piersanti. E infatti Crocetta non si è presentato. Nel frattempo, e successivamente, il Procuratore Capo di Palermo, Francesco Lo Voi, ed i competenti Carabinieri da lui interpellati, hanno sostenuto, e risostenuto, e verificato, e riverificato, che quella conversazione non risulta. In alcun modo. La Direzione de l’Espresso ha ribadito, e riribadito, e ribadito ancora una volta, che “La conversazione intercettata (…) risale al 2013” probabilmente a marzo “e fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo”. Sullo sfondo agitarsi di Mafia e mafia, Mafie e mafie (con maiuscole e minuscole, singolari e plurali), manine e manone, Servizi segreti deviati o meno. O chissà che altro. (Magari sarà anche utile ricordare cosa successe nel caso l’Unità ed articolo di Marina Maresca, il ruolo di Luigi Rotondi, la dabbenaggine di Claudio Petruccioli, le trame di Raffaele Cutolo, il tutto attorno al sequestro di Ciro Cirillo ed alle azioni falsamente attribuite al Ministro Enzo Scotti ed altri. Era il Marzo 1982).

A corona di tutto questo illustri giornalisti e politici, spesso veramente bravi, limpidi ed affidabili, hanno detto su Crocetta di tutto e di più. La sintesi, al di là della sua incapacità di governare, dell”antimafia da operetta’ che rappresenta, dell’inaffidabilità umana e politica, è che sia sostanzialmente, in alcuni casi letteralmente, ‘il peggior Governatore della Sicilia. Peggio di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo’. Il primo in carcere per favoreggiamento aggravato di ‘Cosa nostra’, con sentenza passata in giudicato, il secondo fermo per ora ‘solo’ ad una condanna in Primo grado a sei anni ed otto mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Non abbiamo gli strumenti per giudicare il comportamento umano e politico di Crocetta. Almeno non a livello di competenza degli esperti in questione. E quel che vediamo e sappiamo non è che ci sembri trascendentale. A dir poco. Ma un fatto è un fatto, ed un fattoide è un fattoide. Ed a quel fattoide, quel fatto non dimostrato ma che diviene tale nella ripetizione, si vuole impiccare Crocetta. Che ci mette pure del suo, con la storia che stava per ammazzarsi, e che ha fatto male a dire che era omosessuale, ed altre amenità del genere… Ma sino a che quel fatto specifico, quella telefonata specifica, non viene rintracciata, ammesso che esista, e resa pubblica, e giudicata, io sto comunque con Crocetta. Ché, sennò, tutto davvero si trasforma in studio di Barbara d’Urso (ed epigone, ma si cita la maestra per indicarle tutte) dove il fatto che sei un traditore, o magari un cornuto, o entrambe le cose, un bugiardo o un ladro, è indizio certo, anzi prova definitiva, che sei pure un assassino, o un’assassina.

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