venerdì, Aprile 16

Io so. E sto con Marino field_506ffb1d3dbe2

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Io so.

Io so che Ignazio Marino, chirurgo genovese e, purtroppo o per fortuna, Sindaco di Roma, è autoreferenziale, arrogante, pasticcione, ingrato, ingeneroso e pure un po’ stronzo. Ma so anche che è onesto, libero, indipendente, professionale, tenace e pure un po’ visionario.

Io so, e così dinnanzi agli attacchi di vario genere, in buona e mala fede, più mala ad essere precisi, dinnanzi alla pervicace volontà di farlo fuori per riportare alla guida, occulta ma neanche tanto, i vecchi, soliti, padroni di Roma, “Capitale corrotta, nazione infetta”, nuovi nella propria o altrui ‘famiglia’ ma come insegne di pizzerie che passano da ‘Napoli’ a ‘Nuova Napoli’ ma sempre pizza fanno, ecco, dinnanzi a tutto questo io so che occorre prendere parte.

Io so che le consorterie malavitose, e del mattone, e dei servizi, pubblici e non, e del sottobosco politico, quando non direttamente del bosco, e tutte le loro sorelle e parenti, sono all’opera e felici. Tutti lì, pronti  a ricominciare il business as usual, una volta finalmente rimosso il principale ostacolo. Gente rispetto alla quale Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, i Casamonica ed i Tredicine, forsanche la Banda della Magliana (e parlando di quella vera, non di oggi), sono dei dilettanti di talento. Ed eccoli come all’epoca dell’ultima, infausta cacciata di Prodi dalla guida del Governo, pronti ad ingozzarsi di spumante e mortadella, del caso sostituiti con pajata e vino de li Castelli, “anvedi ‘n c’è più Marino, la sagra c’è dell’’uva’, fontane del Dio Quattrino, quant’abbondanza c’è, so’ mejo che con Sbardella, li frutti de ste’ vigne, se tornamo a divertì, vieqquì, vieqquì”.

Io so che a tutto questo Marino è stato diga, consapevole nell’opporsi, inconsapevole di cosa avrebbe dovuto fare per davvero sconfiggere il malaffare. Incapace cioè di costruire il positivo, vera diga nei confronti di malversazione e malversazioni che sono la vera cifra romana, e di quel ‘generone’ romano che impavido sopravvive a tutto. E che nessuno, nessuno, neanche i più perbene dei suoi oppositori interni alle primarie del Partito Democratico del 2013, avrebbe saputo e potuto contrastare la delinquenza parapolitica innervata com’era, ed è, nel corpo del fu PD, ridotto a scatola vuota dalla gestione di Matteo Renzi, e va pure bene ché quando è piena, spesso è piena di mercimoni. Quanto al prossimo, eventuale, giro elettorale…

Io so che Mafia Capitale è ancora al di là di dispiegare le sue maggiori conseguenze giudiziarie, e non è solo Gianni Alemanno tra i politici romani ad avere, metaforicamente e non solo, la valigia pronta per Regina Coeli (Rebibbia, in alternativa), e so che la protezione di tutto passa anche attraverso la rimozione dell’attuale Sindaco.

Io so che Marino è quel che è, ma so anche che il resto è peggio, e so inoltre che questo uragano potrebbe riempire il cielo di benefico ozono, che potrebbe innescarsi un’eterogenesi dei fini per cui dallo spazzare via Marino si passi allo spazzar via i suoi interiori e comportamentali ‘luoghi erronei’. L’Italia, e figuriamoci Roma, ha, hanno, bisogno di una radicale rottura e discontinuità. Marino rappresentò questo, con il difetto (grave, enorme, figuriamoci) di non saper dare continuità al proprio operato passando dal far barriera contro Partiti e Comitati d’Affari alla costruzione di una diversa e migliore dinamica, alimentata da grandi professionalità. L’emblema è la sacrosanta chiusura dei Fori Imperiali, cui non ha fatto seguito un’adeguata, neanche minima, opera per ridisegnare la viabilità della zona in senso non penalizzante. Ecco, appunto, chiuse le greppie alle forze politiche, non sono state costruite mense popolari.

Ma io so che il ‘Nuovo Marino’ potrebbe, può, recuperare il meglio della propria storia personale e della storia, e del personale politico, di una certa altraroma ed altritalia, e così ripartire dalle promesse ed aspettative che aveva prospettato ed in qualche misura inizialmente incarnato.

Io so, e non sarò Pasolini, ma per quello che so, e per il molto di cui ho le prove, e per il molto che non so ma capisco, ecco, per quel che so e per quello che capisco, sto con Marino.

 

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