sabato, Maggio 8

Investire in Tunisia? Perchè no…

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La separano solo 110 chilometri dalla Sicilia e 71 da Pantelleria: la Tunisia, Stato dell’Africa settentrionale affacciato sul Mediterraneo forma, geograficamente ma anche economicamente, una specie di collegamento tra il continente africano e l’ Europa. Oggi in Tunisia sono insediate più di 800 imprese italiane per un investimento complessivo che supera 1,5 miliardi di dinari tunisini (cioè circa 700 milioni di euro). Questi investimenti hanno prodotto più di 60 mila posti di lavoro.

Ad attirare gli investitori italiani non è solo il costo della manodopera, più basso che in Italia, circa il 30%, ma soprattutto la burocrazia facile, la convenienza del prezzo dell’energia, il buon livello medio della formazione professionale dei giovani tunisini, lo status di partner dell’Ue che permette di mandare in Europa le merci prodotte in Tunisia senza complicazioni doganali, e la disponibilità di porti e aeroporti che fa del Paese un valido accesso a tutto il Nord Africa. Non è un caso quindi che colossi come Benetton, Gitronica, Marzotto, Pirelli, Riva Acciaio, Almaviva, abbiano deciso di produrre nel Paese magrebino.

I settori più rappresentativi degli investimenti italiani in Tunisia sono quello tessile e dell’abbigliamento, dei pellami e delle calzature, dell’energia, dell’industria meccanica ed elettrica, dell’agroalimentare, cosi come la trasformazione della plastica”, dice Nasreddine Boubakri, console della Repubblica di Tunisia a Napoli. “Tali settori si avvalgono in particolare del regime di esportazioni regolamentato dall’attuale Codice degli investimenti con una riduzione del 10 per cento dell’imposta sulle società nonché consistenti agevolazioni per gli investimenti nelle zone di sviluppo regionale”.

Nonostante le tensioni post-rivoluzione, le basi dell’economia tunisina sono soddisfacenti come dimostrato dalle varie relazioni pubblicate da enti internazionali specializzati. “L’economia di questo Paese si distingue da oltre 40 anni per la sua diversificazione dello sviluppo delle industrie manifatturiere (in particolare il settore tessile e dell’abbigliamento, le industrie meccaniche, elettriche, elettroniche, la trasformazione della plastica, il settore dei pellami e delle calzature, le industrie agroalimentari) e del terziario. Il comparto del turismo poi vale il 7% del Pil nazionale, dà lavoro a un cittadino su dieci”, ricorda il console.

Per quanto riguarda l’export, “la Tunisia ha un mercato locale ridotto di circa 11 milioni di abitanti. Il primo settore esportatore è quello dell’industria meccanica ed elettrica, che oggi rappresenta il 40 per cento delle esportazioni della Tunisia, seguita dal settore tessile e dell’abbigliamento. Il comparto terziario legato al Tic (Technical inspection & control) ha conosciuto in questi ultimi 5 anni un considerevole sviluppo grazie alla presenza di importanti aziende straniere impiantate in Tunisia. Tale settore altrettanto dinamico per quanto riguarda l’esportazione usufruisce di uno specifico incentivo all’internazionalizzazione mediante il programma Smart Tunisia. Le attività legate al Tic rappresentano oggi il 10 per cento circa del Pil tunisino”.

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