venerdì, Dicembre 3

Investire in arte? Una scelta importante Una nuova forma d’investimento economico che ingloba trasversalmente privati, aziende e settori finanziari, è già ben inserita e radicata in Italia e sta disegnando una netta crescita nei prossimi anni

0

Sebbene già nell’ultimo quinquennio, investire nell’arte (e più in generale nei mercati collaterali o collezionistici) era un trend in emergenza, l’effetto della Pandemia Covid19 e la successiva ripresa economica, stanno portando questo settore in crescita esponenziale. Questa nuova forma d’investimento economico, ingloba trasversalmente privati, aziende e settori finanziari, è già ben inserita e radicata nel nostro Paese e sta disegnando una netta crescita nei prossimi anni. Aumentano costantemente in doppia cifra per ogni semestre, coloro che scelgono di investire in beni mobili di un certo valore, con in testa il settore delle opere d’arte. Una conferma palese di ciò che stiamo assistendo a riguardo, la delineano perfettamente i dati ed i positivi risultati di Art Basel 2021 (la fiera più importante degli addetti ai lavori) e della piattaforma online Kooness, vero e proprio marketplace – tutto italiano – che spiega in un suo recente articolo perchè sia il momento più giusto per investire nell’arte degli ultimi 50 anni.

Investimenti nell’arte Europe-centrici: Brexit e dazi

Il 2021 – oltre ad essere l’anno del ‘new normal postcovid’ è anche quello di nuovi dazi doganali per il Regno Unito. Ricordiamoci, ad esempio, che la Brexit ha imposto nuove regole sull’economia interna ed esterna, influenzando di fatto anche il mercato dell’arte. Una consapevolezza palpabile a tutte le fiere e le aste, dove opere d’arte ed antiquariato subiscono già le scelte sovraniste del Regno Unito. Causa Brexit infatti, è diventato davvero difficoltoso fare affari oltre-manica, vuoi per i costi dei dazi e controlli doganali, vuoi per documentazione e prassi equivalenti ad un paese extra-europeo (in particolare quando si tratta di opere e cifre di rilievo). Nonostante ciò, il mercato britannico è (e rimarrà) sempre un mercato molto florido, sia lato domanda che dell’offerta, rappresentando da oltre 10 anni il 35-42% dell’intero fatturato generato nel mercato dell’arte in Europa. Nuovi scenari e nuove opportunità, date in questo caso dall’idea di sdoganare questo settore non più solo nelle case d’asta, ma anche attraverso l’Ecommerce.

Arte come bene rifugio: ed è subito tendenza

In questi ultimi anni si tende a non lasciare la propria liquidità sui conti correnti bancari, gli investimenti economici in azioni o BTP sono sicuramente interessanti ma a causa della forte stabilità europea i frutti sono davvero scarsi. Si punta sempre più sui beni rifugio ed allora ecco che dopo l’oro e diamanti (settori consolidati) e le criptovalute spuntano oggettistica d’epoca, monete da collezione, automobili d’epoca, ceramiche antiche e francobolli rari. Un mercato questo che – a differenza di altri – è sempre molto stabile anzi, in fase nettamente rialzista in questo periodo. I beni di cui si diventa proprietari poi, se hanno una buona valutazione, possono diventare sicuramente preziosi negli anni e la loro quotazione non può che aumentare. Del valore aggiunto dell’arte ormai bisogna esserne consapevoli: son infatti recenti le rassegne stampa che divulgavano la “notizia bomba” di James Murdoch, che ha acquisito il brand Art Basel,ed ha sdoganato la Criptoarte, supportando lo sviluppo di BCA – Blockchain.art, per un marketplace NFT più accessibile.

Arte tra aste ed online: è boom

L’arte da sempre si compra in fiera o nelle aste ma da tempo la si trova anche online (in Italia un esempio concreto è il già citato Kooness). Interessante è stato il caso di una delle opere più famose di Banksy che – ad una recente asta – ha battuto il suo stesso record, 18.5 milioni di sterline (circa 22 milioni di euro). L’opera  ‘Love is in the Bin’ (l’amore è nel cestino), nuovo titolo della famosissima opera ‘Girl with Balloon’, la bambina con il palloncino. Premettendo che ad oggi online difficilmente troviamo facilmente un’opera di Bansky, il mercato online dell’arte ha comunque tantissime occasioni e non ha limiti spazio-temporali come ad esempio barriere nazionali. Affidandosi agli esperti del settore, anche i collezionisti più appassionati si sono abituati a fare acquisti online.  Vedere un’opera dal vivo sembrava necessario per poterla acquisire nella propria collezione privata ed invece grazie alla rivoluzione digitale si riesce a vivere esperienze altrettanto importanti: l’arte grazie al web è diventata molto più democratica e nel breve-medio termine, anche le più famose case d’asta lavoreranno principalmente online.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->