sabato, Luglio 24

Investimenti e lavoro per rilanciare l’Europa Calo di ordini per l’industria in Germania

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Crescita, investimenti, lavoro: sono questi i temi che nella giornata di oggi sono stati messi in risalto e non solo alla conferenza sull’occupazione tenutasi a Milano ma anche durante il corteo organizzato a nel capoluogo lombardo dalla Fiom e dai sindacati di base per protestare contro il vertice e contro il jobs act.

Il Presidente del Parlamento europeo, il socialista Martin Schultz al suo arrivo a Milano si è detto entusiasta del Governo italiano e di ciò che esso vuole fare per risollevare il Paese.  «Stimolare la crescita attraverso investimenti pubblici e privati è la soluzione – ha detto Schultz – non avremo mai bilanci sostenibili se non c’è la crescita e migliori entrate, tagliare solamente non ha senso».  L’Europa c’è ed ha tutte le intenzioni di diminuire nei paesi dell’eurozona il tasso di disoccupazione. Una testimonianza di tale volontà è il nuovo bando dell’Erc, destinato  agli studiosi alle prime armi che vogliono approfondire le loro ricerche in uno dei Paesi dell’Unione o di quelli associati. Possono partecipare tutti i ricercatori, di qualsiasi nazionalità, in grado di provare dai 2 ai 7 anni di esperienza nella ricerca dal conseguimento del dottorato. I macro-settori su cui si può chiedere un finanziamento sono tre: scienze fisiche e ingegneria; scienze della vita; scienze sociali e materie umanistiche. Il finanziamento previsto per ogni progetto è di 1,5 milioni, suddivisi in 5 anni, più ulteriore bonus di 500mila euro nel caso in cui il ricercatore si debba spostare da un paese terzo verso l’Unione europea o per l’acquisto di attrezzature valide ai fini della ricerca.

Tale bando fu presentato anche l’anno scorso e solo  287 ricercatori di 34 diverse nazionalità furono reputati idonei. Dei 287 studiosi, solo 8 hanno scelto l’Italia come sede della propria ricerca: un numero esiguo rispetto ai 60 della Gran Bretagna, ai 46 della Germania, ai 29 della Francia e ai 14 della Spagna. Ai sette italiani che hanno preferito spendere i fondi Ue nel proprio paese, si aggiungono altri 10 ricercatori del nostro Paese che hanno scelto di andare all’estero.

Il rilancio dell’economia e del lavoro in Europa riguarda anche la Germania che, nel mese di agosto, ha fatto registrare un calo in termini di ordini per la propria industria. Il 5,7% ottenuto nel suddetto mese è il risultato più basso ottenuto dal 2009 e la flessione è più forte rispetto al – 2,5% attesto dagli economisti dopo + il 4,9% di luglio. Su base annuale si stima un calo dell’1,3 punti.

Chi sicuramente non se la passa meglio è Air France, la compagnia di bandiera francese, che si ritrova a dover affrontare, in termini economici, il disastro derivante dallo sciopero che i piloti della compagnia hanno effettuato dal 15 al 28 settembre scorso. La cancellazione di svariati voli, tra cui i costi di alloggiamento dei passeggeri, i rimborsi o l’acquisto di biglietti a prezzo pieno presso i concorrenti, ha generato perdite di 320-350 milioni ai quali vanno aggiunti altri 150 milioni dovuti a un calo compreso tra l’1 e il 2% delle prenotazioni sul quarto trimestre. La caduta del traffico di Air France del 15,9% ha obbligato l’azienda francese di modificare le sue previsioni di Ebitda 2014, passando da 2,2-2,3 miliardi a 1,7-1,8 miliardi.

Nonostante le perdite, il braccio di ferro tra Air France e i piloti non sembra giungere a termine. Le richieste dei piloti di un contratto unico per tutte le linee della compagnia, comprese quelle low cost, non sono in linea che le politiche dell’azienda, proseguendo così in un braccio di ferro che rischierebbe di tramutarsi in un altro sciopero.

Se Germania e Francia hanno i loro problemi, l’Italia non è da meno. A confermare ulteriormente il momento negativo del Bel Paese è  il direttore esecutivo Fmi, Andrea Montanino, presentando il Country report sull’Italia: «L’Italia, con le condizioni attuali, non è un Paese per cui si possa assicurare un futuro radioso, o quantomeno sereno. La crescita potenziale dell’Italia di fatto crolla per gli anni futuri, siamo inchiodati allo 0,5%».

Sulla falsa riga delle dichiarazioni di Montanino ci sono anche quelle di Kenneth Kang, capo missione Fmi, che ha detto: «Per la crescita bisogna ridurre le tasse sul lavoro, fare investimenti pubblici e rendere la revisione della spesa parte integrante del budget. La spesa pensionistica è troppo alta e un taglio della spesa pubblica deve passare per un taglio della spesa previdenziale».

Insomma, servono riforme strutturali nel breve periodo che consentano alle imprese di poter assumere e ai disoccupati di ritrovare un lavoro adeguato al tenore di vita italiano. Di tutto questo avrà modo di parlare con il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il nuovo segretario della Cisl, Annamaria Furlan, che nel discorso d’insediamento ha evidenziato come le misure attuate finora dal governo non hanno dato segnali di ripresa e di rinnovamento. Nonostante ciò, il nuovo numero uno della Cisl è pronta al dialogo con il premier italiano, fiduciosa che, con il giusto dialogo si possano ottenere risultati migliori e soddisfacenti per entrambe le parti.

Se in Italia le imprese hanno però problemi nell’ottenere risultati soddisfacenti, all’estero i risultati sono molto diversi. E’ proprio da una nota dell’Ance che si evince che, per le imprese di costruzione, nel 2013 il fatturato fuori confine è cresciuto di un altro 8,6%, arrivando a 9,5 miliardi di euro, a fronte di una stagnazione del mercato nazionale di queste stesse imprese (+0,3%, dopo un -7% nel 2012). Dal 2004 al 2013, i ricavi esteri dei costruttori italiani sono triplicati, da 3 a 9,5 miliardi, salendo dal 30% al 60% del fatturato totale.

Tra le zone di maggior presenza dei costruttori italiani si conferma il Sud America (24,7%) il Medio Oriente (16,3%), il Nord America al 6%, la Ue al 9%, l’Europa extra Ue al 10,5%, l’Africa sub sahariana all’11,6%, il Nord Africa al 10,8%, il Centro America al 5,7%.

Le note positive in Italia non terminano però qui: grazie all’indicatore dei Consumi Confcommercio si evince che ad agosto si sia registrata una crescita dello 0,1% rispetto a luglio e -0,1% su agosto 2013. Nonostante tale dato risulti positivo, stesso Confcommercio tiene a precisare che «ciò non permette una lettura ottimistica poiché l’entità appare troppo contenuta e insufficiente a garantire una significativa ripresa dei livelli di consumo delle famiglie».

A tener banco in queste ore in Italia è anche la questione Fiat.  Come confermato dallo stesso Amministrato Delegato, Sergio Marchionne, il suo incarico terminerà nel 2018, alla fine del piano industriale quinquennale. E’ iniziato così il valzer di nomi per la successione di Marchionne ma allo stesso tempo, il Presidente della Fiat, John Elkan, ha ribadito la volontà da parte della sua famiglia di non vendere la società ma di essere aperta all’entrata di nuovi investitori. 

 

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