mercoledì, Dicembre 8

Intervista a Riina Junior: il volo cieco dell'insetto

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Eccola la realtà. Un paio di anni fa mi trovavo nella pancia di un corteo funebre, a Pioltello, alle porte di Milano. Era morto un uomo che conoscevo, si era traferito in Lombardia da oltre 40 anni, portandosi dietro tutta la famiglia, in cerca di quello che in Sicilia è merce rara, il lavoro, perché una quota di ciò che non è riuscita a distruggere la amministra proprio lo stato parallelo, la mafia. Aveva lasciato il borgo marinaro dove faceva lavori saltuari e campava come poteva i cinque figli.  Con gli anni era invecchiato tristemente, gli mancavano i colori della sua terra, soprattutto il mare, che spesso solcava con una modesta barchetta di legno insieme agli amici per portare a casa il cibo. Quelle uscite in barca furono uno degli alimenti più corposi della malinconia che l’accompagnò per tutta la seconda meta della sua vita. “Mi sogno tutte le notti il profumo del mare, i colori della mia barca, il ritmo delle onde sulle mura”, così mi diceva le rare volte che telefonava.

Il trasferimento forzato aveva avuto l’effetto di un trauma, erano finiti in affitto in un palazzone grigio, popolato esclusivamente di immigrati, che allora erano i ‘terroni’. Il primo bersaglio della nascente Lega Lombarda, nata razzista e cresciuta con lo stesso Dna, prima che gli extracomunitari la distraessero, attirando su di sé il fuoco di questa cultura ignorante e disumana, ma anche idiota, come dimostra l’attuale leader che non capisce nemmeno il senso di ciò che aveva detto il capo dello Stato aprendo il Vinitaly, rimediando figure da analfabeta. Dopo il funerale, chiacchiericcio sul piazzale del cimitero, tutti siciliani, tutti anziani, molti nostalgici di una terra, la loro, ingenerosa ma incomparabile. Contributori dello sviluppo del Nord Italia, delle cui città raramente abitano i centri storici.

Forse il conduttore di ‘Porta a Porta‘ pensa che la mafia sia un’invenzione di qualche sceneggiatore di quella finzione perenne che egli, dall’altezza vertiginosa dei suoi redditi, scambia con la vita. Invece, dobbiamo ricordarglielo noi, la mafia è responsabile di molta di quella migrazione forzata che ancora oggi costringe interi nuclei familiari a spostarsi dove capita, per sopravvivere, avendo essa prima distrutto, quindi prosciugato l’economia siciliana, uccidendone l’essenza e spostandone la prua verso l’Africa piuttosto che verso l’Europa. Se a quel funerale c’era un assembramento la cui colonna sonora era una congerie di dialetti siciliani, è perché molte di quelle persone, figlie di migrazioni forzate, aspettano certi momenti per riprovare emozioni antiche.

Un regalo alla mafia, l’intervista a quel signore che, come dicono vecchie intercettazioni fatte ascoltare in queste ore dai quotidiani, era assolutamente consapevole di quello che faceva ilcolonnello‘, ossia suo padre. Io posso continuare a non vedere Vespa, scansando spettacoli come il memorabile contratto con gli italiani, ma a chi paga il canone, il crinale che separa i boia e gli impiccati andrebbe presentato con maggiore nettezza, altrimenti tra un poco penseremo che i figli dei poliziotti ammazzati e quelli di coloro che li trucidarono, soprattutto se non fanno abiura, siano in fondo la stessa cosa.

 

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