sabato, Giugno 19

Intervista a Riina Junior: il volo cieco dell'insetto

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Chiunque è libero di iscriversi al dibattito sulle scelte di Bruno Vespa, ma l’impressione è che ci sia poco da dibattere. La stampa, in teoria, sarebbe libera, ma la reificazione di quell’aggettivo dipende dagli uomini che vi si cimentano. Fatta questa affermazione, ogni giornalista dovrebbe capire quando è il caso di fermarsi, perché procedere è inopportuno, e ogni cittadino dovrebbe essere in grado di esercitare il proprio giudizio critico, nella scelta delle testate, delle trasmissioni e dei giornalisti. Mi pare che Vespa, forse per l’età, abbia esaurito l’olio dei freni, e gli spettatori siano, come sempre, di bocca buona. Due disgrazie complementari, su cui si possono costruire dei mostri.

Chi non segue ‘Porta a Porta‘, come il sottoscritto, non può ritenersi sorpreso per la serata dedicata alla presentazione del libro di cui è autore il figlio di Totò Riina. Non mi sorprendono neppure i contrappesi, ad esempio le libraie siciliane che si rifiutano di vendere quel libro, dichiarandolo sulle loro vetrine. Ci tengono a galla vendendo, in compenso, dignità. Una di loro si spinge ancora oltre e mi scrive: “Il libraio: funzione sociale! Bravi i miei colleghi che dissentono e non favoriscono la circolazione del libro di Riina. Io non lo compro, non lo sostengo, accolgo tutti i clienti che lo chiedono e dichiaro loro il mio punto di vista, sperando di convincerli. Nessun proibizionismo ha mai permesso processi di cambiamento. Chi chiede il libro di Riina merita qualche minuto del nostro tempo e le nostre riflessioni, se siamo in grado di farle”.

Ancora meno mi sorprendono i maldestri paragoni con le interviste effettuate da Enzo Biagi ad altri protagonisti della malavita, semplicemente perché il comportamento di Vespa non c’entra nulla con quello di Biagi, alle spalle ci sono due visioni del giornalismo radicalmente diverse, dunque sarebbe come paragonare un giocatore di Basket con uno di Rugby. Il modo di porre domande di Enzo Biagi era, se si può dire, non progettuale, egli cercava di favorire l’emersione della persona che intervistava, se qualcuno vuole verificare basta che vada a leggersi quella lezione di giornalismo raccolta nel volume ‘Addio a questi mondi‘, uno degli ultimi pubblicati. Ero presente alla registrazione di una puntata della sua striscia serale, ‘Il fatto‘. L’intervistato era in galera per avere stuprato diverse donne, insieme al branco. Un avvocato mi aveva chiesto di supportarlo nella preparazione della tesi difensiva. Il grande giornalista mi volle conoscere e lo raggiungi presso il carcere dove avrebbe registrato. Gli spiegai cosa si sarebbe trovato di fronte e mi permisi di chiedergli un taglio prudente, dal momento che l’intervistato aveva un bambino che forse avrebbe visto quella trasmissione. La risposta fu gentile e amichevole, il giornalista mi rispose che capiva perfettamente e condivideva la preoccupazione. L’intervista fu un esempio di umanesimo applicato all’informazione, senza un briciolo di spettacolarità.

Bruno Vespa, invece, è il vero maestro nell’informazione spettacolo, specialità in cui è davvero un osso duro per tutti. Ma l’informazione spettacolo, per giunta schierata (col potere, meglio se di destra), è responsabile della sostituzione della realtà col suo racconto, dove i plastici diventano i veri protagonisti e il clamore soffoca le persone, asservendole ad un copione che, come sembra essere successo con Salvo Riina, recluta personaggi a prescindere dalla loro presentabilità, basta che facciano audience, per giunta ‘normalizzandoli’, per il fatto stesso che si trovino dove non dovrebbero essere, indipendentemente da quello che dicono.

Ma per dare un’idea del posto che nella storia spetta ai mafiosi e dei disastri di cui sono responsabili, e che certi giornalisti non immaginano neppure, riparto dalla realtà, unico testimone attendibile delle azioni degli uomini e dei loro effetti. Anche di quelli che non si vedono perché assorbiti da una quotidianità che ci appare normale proprio perché il giornalismo spettacolo l’ha resa tale.

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