mercoledì, Settembre 22

Intervento in Libia: prima occorre riunificare le milizie

0
1 2


Dopo essere riuscito a raggiungere la capitale Tripoli con il suo governo e superato le prime resistenze (anche armate), il primo ministro del governo di intesa nazionale designato dall’Onu, Fayez Al Sarraj, è pronto a ricevere la fiducia della Camera dei rappresentanti di Tobruk. E a Tobruk, dove avverrà la presentazione del programma di governo, al-Sarraj dovrà incassare la fiducia per poter ufficialmente operare, sebbene non siano ancora chiare le effettive misure per il trasferimento dei poteri.

Anche l’alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, ha parlato con al-Sarraj e con l’inviato speciale dell’Onu, Martin Kobler. Nella telefonata sarebbero stati discussi gli ‘incoraggianti sviluppi nel Paese e il sostegno che l’Unione europea potrebbe fornire ai prossimi passi per l’attuazione dell’accordo politico’, queste le parole del comunicato stampa dell’Eeas. Accordo politico, basato su una ‘continua inclusività tra libici’, che dovrebbe aprire al processo di ricostruzione dello Stato, partendo dalle sue istituzioni e dalla componente militare. Di politica europea – o più facilmente dei paesi europei – in Libia si parlerà in Lussemburgo con l’inviato dell’Onu e i ministri degli esteri e della difesa in occasione delle riunioni del consiglio i prossimi 18-19 aprile.

Nel frattempo si muove al-Sarraj, intenzionato ad approfittare dell’apparente buon vento che tira dai deserti libici; e lo farà partendo dalla riunificazione delle milizie libiche all’interno di un nuovo esercito. Un progetto realizzabile? È un progetto molto ambizioso, ma vi è qualche possibilità di successo dopo il passo indietro del premier di Tripoli Khalifa al-Ghwel, che ha lasciato il potere su pressione delle tribù di Misurata (passate a sostegno di al-Sarraj). Tutto però dipende dal ruolo delle milizie islamiste e dalla volontà di alcune di queste di opporsi al governo di al-Sarraj; governo che non è ancora in grado di governare. E poi governare su chi e dove? Di certo non in tutta la Libia e su tutte le fazioni che si confrontano.

Data questa situazione appare abbastanza improbabile che tutte le forze schierate in campo possano accettare di essere poste sotto l’unica autorità governativa, almeno nel breve periodo. Dipende poi da quali saranno gli incentivi – detto in altri termini i vantaggi che i singoli gruppi potranno ottenere da un atto di sottomissione al governo di unità – e dal ruolo del generale Khalifa Haftar – capo dell’esercito di Tobruk, grande escluso dai giochi di potere; tutto ciò lascia prevedere uno scenario tutt’altro che roseo anche perché più recentemente i tentativi di cooptare all’interno delle forze di sicurezza le milizie è fallito in quanto queste sono rimaste fedeli ai capi locali o tribali e non al governo. E la vera sfida è proprio quella di ricostruire il sistema di sicurezza nazionale riuscendo a creare un rapporto di fedeltà tra il governo e le maggior parte delle milizie e delle tribù: questa è la conditio sine qua non per la creazione di uno strumento militare che sia davvero nazionale. E il ruolo giocato oggi dalle tribù di Misurata potrebbe lasciar ben sperare, anche se rimane il dubbio su ciò che farà la galassia delle milizie.

E proprio le milizie, e i gruppi di opposizione armata, sono gli elementi dinamici di una conflittualità in fase di evoluzione continua. Quali sono le forze militari sul terreno? Quante milizie e quanti schieramenti? La situazione sul campo è estremamente variabile e frammentata: 140 milizie e gruppi differenti, legati da rapporti variabili di collaborazione e competizione. Due i fronti principali, più uno. Il Consiglio Nazionale di Tripoli, con il sostegno delle brigate e dei gruppi islamisti, alcuni jihadisti e dalle milizie di Misurata, si è contrapposto alla Camera dei Rappresentanti di Tobruk, sostenuta da altri gruppi islamisti, dalle potenti milizie dello Zintan e dall’esercito del generale Khalifa Haftar (forse il grande escluso dai giochi di potere). Il confronto tra le due coalizioni militari, l’operazione ‘Dignità’ di Tobruk  e l’operazione ‘Alba’ di Tripoli, ha portato a un pericoloso processo di frammentazione interna. E a rendere la situazione ancor più critica sono i gruppi salafiti che minacciano direttamente Tobruk e le Cirenaica, in particolare le aree di Derna e Bengasi.

Poi il terzo fronte, il cosiddetto Stato islamico (IS/Daesh), versione in franchising dell’originale modello in Syraq, sempre più minaccioso e capace di attrarre nuove reclute (ricordiamo che la maggior parte dei combattenti stranieri in Libia sono tunisini): parliamo di alcune migliaia di uomini, approssimativamente 6.000 ma in fase di aumento a causa delle difficoltà degli jihadisti stranieri nel raggiungere il fronte siriano; questi sono presenti nell’area di Sirte, ma anche a Bengasi e Sabrata, dunque una minaccia diretta sia per Tripoli che Tobruk, e oggi per il nuovo governo di al-Sarraj. Infine, ricordiamolo, ci sono le decine di gruppi para-militari che si occupano della sicurezza degli impianti petroliferi e sono pagati direttamente dalle grandi compagnie.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->