giovedì, Ottobre 28

Internet, sai tenere un segreto? image

0
 
 

segreti-donne

Vista la forte attenzione sulla cyber-sorveglianza diffusa (e paranoie annesse), capita a fagiolo la fresca release di Secret (al momento solo nell’Apple store), app che consente di condividere in maniera sicura dei “segreti” solo all’interno del proprio circolo social, partendo da un minimo di tre. Ambito più ristretto di quello offerto dal diffuso e analogo Whisper (tre miliardi di pageview complessive al mese e 25 milioni di venture capital alle spalle), a sua volta versione app del precedente PostSecret.

Il “segreto” è generalmente testuale ma può essere arricchito da una foto e dal background colorato, e gli altri possono condividere il tutto o rilanciare commenti, senza poter mai sapere (né tantomeno rivelare) l’identità dell’autore originale. Peccato che lo stesso Whisper non faccia mistero di raccogliere i dati degli utenti per “monitorare i troll e chi viola le linee-guida del servizio”, mentre la nota sulla privacy di Secret segnala che “l’app rccaoglie dati su località, log e device… al solo scopo analitico”.

È insomma il caso di andarci cauti con segreti e anonimato “garantiti” da simili app commerciali. Come ha fatto notare un utente: «Giusto per farvelo sapere, se parlate con un stupenda ragazza su Whisper….in genere è un ragazzo».

Decisamente più serie  invece le ultime attività della non-profit Usa Freedom of the Press Foundation, lanciata oltre un anno fa soprattutto per aggirare il blocco delle donazioni a WikiLeaks via banche, carte di credito e PayPal. Va anzi sottolineato che ormai le maggiori fonti di finanziamento per quest’ultima arrivano sotto forma di Bitcoin (e l’annesso LiteCoin). Nei giorni scorsi un veloce tweet al riguardo ha subito accesso le discussioni, e alla fine @wikileaks ha ribadito:

«Non c’è alcuna base giuridica per il blocco, come attestato dal Segretario al Tesoro Usa Timothy Geithner. Abbiamo vinto molte battaglie contro le banche nei tribunali e continueremo a combattere il blocco. Le vostre donazioni ci aiuteranno».

La Freedom of the Press Foundation ricorre ora alle medesime strategie di crowfunding per dare sostegno a “strumenti di criptazione indispensabili per ogni giornalista” (in senso lato). La campagna ha da poco superato la soglia dei 57.000 dollari (su un totale previsto di 100.000 dollari), destinati a sviluppo e migliorie di quattro applicazioni mirate a tutelare la libertà di stampa nell’era del Datagate.

Si tratta innanzitutto del noto Tor Project, piattaforma che consente di comunicare in modo anonimo e ampiamente usato dagli attivisti in ogni parte del mondo contro le censure locali. Usato in combinazione con quest’ultimo, c’è poi Tails, sistema operativo gratuito con una netta enfasi su anonimato e privacy. Il LEAP Encryption Access System include invece una serie di strumenti che facilitano l’ implementazione di mail e file criptati, mentre l’Open Whisper Systems permette di criptare telefonate e SMS sugli smartphone Android.

Infine, ma non certo per ultimo, proprio Edward Snowden è stato candidato al premio Nobel per la pace, grazie a due politici norvegesi socialisti, Baard Vegar Solhjell e Snorre Valen, per i quali sue rivelazioni hanno «contribuito a un ordine mondiale più stabile e pacifico». Sulla stessa lunghezza d’onda, nel 2011 erano stati candidati anche WikiLeaks e addirittura Internet.

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->