mercoledì, Aprile 14

Internazionalizzazione e aggregazione: così cresce la moda campana

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L’industria tricolore del tessile-abbigliamento sfodera le armi giuste per difendersi al meglio. Archivia infatti il 2015 con un fatturato in aumento del +1,1% e con una aspettativa favorevole caratterizzata da una crescita anche per il 2016. Questo comparto, secondo i dati dell’Ice (Istituto per il commercio con l’estero) costituisce da sempre un settore di grande rilievo economico per l’Italia: si tratta infatti del terzo comparto manifatturiero, che conta ancora oggi quasi 450.000 addetti e più di 50.000 aziende attive sul territorio. Il Bel Paese è il terzo esportatore mondiale di tessile-abbigliamento dopo Cina e Germania. Il sistema deve la sua competitività a livello internazionale agli investimenti in innovazione, alla ricerca e sviluppo del prodotto, al know how e alla sinergica collaborazione fra le diverse fasi della filiera sino all’integrazione con il retail.

L’offerta italiana si colloca sulla fascia alta di prodotto e si rivolge sia ai tradizionali mercati di sbocco di Europa, Russia, Stati Uniti e Giappone, sia a nuove realtà emergenti: di particolare rilievo il ruolo giocato nella recente crescita delle esportazioni dai mercati asiatici, sopratutto dall’Asean e dalla Cina, oltre ovviamente dal Paese del Sol Levante. Su questi mercati un nutrito numero di aziende, generalmente medio-grandi, è riuscito a conseguire ottimi risultati grazie ad un continuo processo di qualificazione del prodotto e ad un posizionamento dell’offerta sui segmenti a maggior valore aggiunto.

In questo scenario il Sistema moda in Campania, contraddistinto da oltre 4.130 aziende attive nel comparto del tessile-abbigliamento, di cui più di 3.500 operative nella confezione/abbigliamento, dislocate soprattutto tra Napoli e provincia, Salerno e Caserta, si conferma una delle eccellenze nell’intero panorama del fashion system italiano ed internazionale. A rilevarlo una ricerca effettuata da Smi (Sistema moda Italia) in collaborazione con Unicredit e Unione industriali di Napoli, che si è focalizzata sull’andamento dell’esportazioni del tessile-abbigliamento dalla Regione Campana. Export che si è avvicinato ai 600 milioni di euro ed ha evidenziato una crescita del +1,9% su base annua, in linea con la media nazionale. L’export del solo abbigliamento ammonta a 494 milioni di euro in aumento del +1,8% rispetto al 2014. Il 75% circa dell’export regionale è assicurato dalla provincia di Napoli, ma anche il territorio di Caserta (+11,4%) e di Salerno (+8,1%) risultano interessati da dinamiche di crescita molto vivaci. L’import ha invece superato il miliardo e quattrocento milioni.

La moda quindi rappresenta un esempio straordinario della forza del made in Campania che si posiziona al quinto posto in Italia per numero di aziende attive nel tessile-abbigliamento, prima regione tra quelle del Sud. “L’eccellenza del made in Italy targato Campania vive un momento di rinnovato successo e può considerarsi uno dei comparti economici che più stanno trainando la ripresa nella Regione”, spiega Elena Goitini, Direttore Regionale Sud di UniCredit. “UniCredit ha supportato le imprese del settore al Sud con impieghi per oltre 300 milioni e vanta una quota di mercato pari al 16,2%. Tuttavia, a fronte di un profilo lento di crescita dei mercati maturi, si prefigurano interessanti opportunità sui mercati internazionali, soprattutto quelli emergenti, ed è quindi auspicabile che le imprese del settore incentivino la già forte vocazione all’export e alla internazionalizzazione. Proprio per questo, infine, è necessario considerare per gli imprenditori del settore anche una crescita dimensionale delle aziende, al fine di affrontare al meglio i mercati globali, riuscendo a difendere il carattere di esclusività della produzione in Campania. Unicredit ha anche lanciato ‘Go International!’, il programma di formazione gratuita dedicato alle imprese che vogliono internazionalizzarsi. Si rivolge alle aziende che hanno iniziato o che intendono avviare un percorso di apertura verso i mercati esteri e devono realizzare scelte sostenibili nel tempo perché realmente adatte al proprio business e alla propria strategia di internazionalizzazione”.

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