mercoledì, Ottobre 27

‘Internazionale Nazionalista’: l’ossimoro estero di Salvini Con Alberto Martinelli (Università di Milano) parliamo della strana alleanza tra i nazionalismi: uniti contro la UE, divisi dagli interessi particolari

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Durante il raduno della Lega a Pontida, lo scorso 1° luglio, il Segretario del partito e nuovo Ministro dell’Interno (nonché influentissimo vice-Presidente del Consiglio), Matteo Salvini, ha galvanizzato i suoi sostenitori, oltre che con i soliti slogan (“prima gli italiani”, “il buonsenso al governo” e così via), con la promessa di governare per i prossimi trent’anni e con il progetto di un fronte unico che raggruppi tutti quei gruppi nazionalisti ed euro-scettici che stanno prendendo sempre più piede nei Paesi dell’Unione Europea. Nell’ottica di Salvini, ci sarebbero due Europe: quella delle élite e delle banche, da un lato, e quella dei ‘popoli’ e del lavoro, dall’altro.

La grande avanzata dei movimenti populisti in tutta la UE, potrebbe rendere questo progetto di una ‘Internazionale Nazionalista’ abbastanza suggestivo: ne verrebbero a far parte, oltre alla Lega (e, probabilmente, Fratelli d’Italia; non è chiaro quale sarebbe l’atteggiamento del Movimento 5 Stelle nei confronti di un tale movimento), la Fidesz – Magyar Polgári Szövetség (Fidesz – Unione Civica Ungherese) del Presidente magiaro Viktor Orbán e il polacco Prawo i Sprawiedliwość (PiS: Diritto e Giustizia), il francese Rassemblement National (RN: Raggruppamento Nazionale) di Marine Le Pen, gli austriaci Österreichische Volkspartei (ÖVP: Partito Popolare Austriaco) del Presidente Sebastian Kurz, e Freiheitliche Partei Österreichs (FPÖ: Partito della Libertà dell’Austria) e, probabilmente, i tedeschi Alternative für Deutschland (AfD: Alternativa per la Germania) e Christlich-Soziale Union in Bayern (CSU: Unione Cristiano-Sociale in Baviera) e il ceco Strana Práv Občanů (SPO: Partito dei Diritti Civili) del Presidente boemo Miloš Zeman, solo per citare i più importanti.

Per quanto riguarda la politica interna alla UE, spesso questi gruppi agiscono già come un fronte unitario: la gran parte di questi partiti nazionalisti è contraria all’euro o alla stessa idea di Unione Europea e fa appello alle paure della popolazione che, messa a dura prova dalla crisi, percepisce la pressione migratoria come un’invasione più o meno pilotata dall’alto.

Se dal punto di vista della contrarietà alla moneta unica e alla UE (o, in alcuni casi, ad un aumento dei poteri politici della UE), il gruppo risulta ancora piuttosto unito, su altre questioni, però, si vedono già alcune significative fratture.

Sul fronte dei migranti, ad esempio, gli interessi di un Paese immerso nel Mediterraneo, come l’Italia, sono molto differenti da quelli dei Paesi più settentrionali: ne è stata prova l’esito dell’ultimo vertice europeo (28 e 29 giugno) in cui l’asse tra l’Italia a guida Salvini, da un lato, e l’Austria di Kurz e il Gruppo di Visegrád (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), dall’altro, non ha retto. Il risultato è stato che la ripartizione del peso della pressione migratoria tra i Paesi UE, richiesto da Roma, non ci sarà: la redistribuzione, invisa a quei Paesi che non sono bagnati dal Mediterraneo e che quindi non sono toccati direttamente dal flusso migratorio, sarà ‘su base volontaria’, vale a dire nullo. Per di più, i Paesi mitteleuropei hanno rialzato la posta: sotto pressione del Ministro degli Interni, Horst Seehofer (CSU), la Germania ha accettato di discutere un provvedimento per far sì che quei migranti che si sono spostati da un Paese UE all’altro (molti dei quali sono arrivati su suolo tedesco partendo dall’Italia) vengano riportati nel Paese di prima accoglienza; questo ha provocato la reazione dell’Austria che, in quanto Paese di transito, ha subito annunciato di essere pronta a chiudere i confini con l’Italia. Sulla questione dei migranti, dunque, gli interessi di questo fronte nazionalista teorizzato da Salvini sembrerebbero troppo disomogenei per portare a dei risultati condivisi.

Inoltre, c’è un altro punto che risulta problematico. Questi gruppi, nell’ottica della loro visione ‘Sovranista’, si trovano uniti contro la UE (che vogliono, a seconda delle posizioni, distruggere o mantenere in uno stato di debolezza politica); cosa potrebbe accadere, però, nel momento in cui la UE dovesse essere sconfitta? Senza un nemico comune, i vari Nazionalismi riuscirebbero a restare coesi o, piuttosto, non tornerebbero ad avanzare antiche pretese territoriali? Una volta ristabiliti i vecchi confini, quanto tempo passerebbe prima che l’Ungheria torni a reclamare la Transilvania dalla Romania, che la Germania torni a reclamare l’Alsazia dalla Francia, che l’Italia torni a reclamare Istria e Dalmazia dalla Slovenia, che dal canto suo potrebbe tornare ad avanzare pretese su Trieste (Trst, in sloveno). Si tratta solo di pochi esempi tipici della geografia politica del Vecchio Continente: per ora, il Governo nazionalista di Vienna ha cominciato a guardare con un certo interesse l’Alto Adige (Süd-Tirol, in tedesco) offrendo cittadinanza austriaca ai cittadini tirolesi, mal celando delle antiche rivendicazioni. Si tratta di prospettive inquietanti che ci riportano indietro di cento anni, al 1918, quando, sul filo spinato dei sacri confini nazionali giacevano i resti di un’intera generazione di giovani europei.

Per tentare di fare chiarezza su questi punti, abbiamo parlato con il Professor Alberto Martinelli, del Dipartimento di Studi Internazionali, Giuridici e Storico-Politici dell’Università degli Studi di Milano.

 

Come influisce la presenza dell’Unione Europea nel rapporto tra i vari gruppi nazionalisti?

Questi movimenti e partiti, in genere, sono euro-scettici e, a volte, dichiaratamente ostili; di conseguenza, l’Unione Europea cerca di fare un fronte comune tra i partiti europeisti, pur nelle loro differenze. D’altro canto, credo che nell’Unione Europea ci si renda conte che alcune riforme sono necessarie perché, ovviamente, non tutte le critiche che vengono da alcuni di questi partiti e movimenti nazionalisti sono prive di fondamento: ci sono alcune critiche che riguardano il deficit di democrazia ed alcuni aspetti tecnocratici che vanno comunque considerati. La miglior risposta sarebbe quella di accelerare il processo di integrazione politica, correggendo, però, tutti quegli aspetti che suscitano critiche diffuse anche al di là di quei partiti e movimenti nazioanlisti.

Il progetto, lanciato da Matteo Salvini a Pontida, di creare una sorta di ‘Internazionale Nazionalista’ è solo propaganda o ha delle prospettive realistiche?

Il progetto può avere come orizzonte l’opposizione al progetto di integrazione socio-politica dell’Europa: se è una ‘Internazionale Nazionalista’ è chiaro che è in rotta di collisione con il progetto di unione politica europea, di una unione sovranazionale; di conseguenza, ha una sua motivazione forte. L’elemento propagandistico consiste nell’individuare nelle Istituzioni europee una sorta di capro espiatorio di ciò che non funziona.

L’aspetto che trovo più suggestivo, però, è il fatto che parlare di ‘Internazionale Nazionalista’ è una sorta di ossimoro, una contraddizione in termini. Tutti i partiti nazionalisti hanno sicuramente in comune l’opposizione all’Europa e ad altri capri espiatori di varia natura; ad un certo punto, però, entrano in rotta di collisione perché i Nazionalismi, come ideologie che pone lo Stato Nazionale assolutamente al di sopra di tutto, si trovano a scontrarsi con Nazionalismi paralleli e contrari. Ci può, quindi, essere unità d’azione finché si individua un avversario comune, in questo caso l’Europa, ma, anche ammesso che si ottenga di bloccare il processo di integrazione politica e di regredire ad una semplice area di libero scambio, a quel punto aumenterebbero i conflitti tra le Nazioni: proprio quei conflitti che l’Unione Europea ha cercato di evitare o temperare. La ‘Internazionale dei Nazionalisti’ è, appunto, un ossimoro.

L’idea di ‘Internazionale Nazionalista’, in effetti, pone diversi problemi pratici: come si, ad esempio, può conciliare il Nazionalismo con la richiesta di maggiore condivisione del peso della pressione migratoria tra i Paesi UE?

Questa è una delle tante contraddizioni che ci sono nelle dichiarazioni più recenti: da un lato si parla di ‘Sovranismo’ e che si afferma la necessità di ‘recuperare quote di sovranità’, dall’altra, però, si chiede che la questione dei migranti venga affrontata a livello europeo. Sono due posizioni in contraddizione tra loro: o la questione va risolta dai singoli Stati, ognuno separato dagli altri, oppure si decide per una vera politica europea. In ogni modo, non si tratta dell’unica contraddizione perché è difficile che si trovi un accordo tra chi vorrebbe distribuire una parte dei migranti che hanno il primo approdo nel proprio Paese, come Francia, Spagna e Grecia, e quei Paesi che non vogliono accogliere neanche un migrante. C’è molta propaganda in tutto questo.

Ammesso che questa ‘Internazionale Nazionalista’ veda la luce, una volta abbattuto il ‘nemico europeo’, quanto tempo passerebbe prima che si ritorni a delle rivendicazioni territoriali?

Io spero proprio che non si dimentichino del tutto le tragedie che gli opposti Nazionalismi hanno portato all’Europa e al Mondo: mi auguro che rimanga un po’ di saggezza tra quei leader che adesso fanno dei discorsi di tipo nazionalista, penso ad esempio all’Ungheria o alla Polonia, per esempio, perché, se si comincia ad aprire il Vaso di Pandora delle rivendicazioni nazionali e territoriali, poi non si finisce più; ci sarà sempre qualcuno che si lamenterà per non aver avuto indietro quello che aveva un tempo. Inoltre, in questo modo non ci sarebbe più alcun ostacolo a quelli che io chiamo i ‘Nazionalismi Sub-Nazionali’, come nel caso della Catalogna, per fare un esempio: una parte di un Paese più grande che vuole costituirsi in Stato autonomo con le stesse caratteristiche di quello da cui vuol secedere, ma soltanto più piccolo territorialmente e più omogeneo etnicamente. Spero proprio che non si debba assistere ad una tragica ripetizione di ciò che è avvenuto in passato e che è un po’ il peggio che l’Europa è riuscita ad esprimere.

Quali sarebbero gli scenari di maggior tensione tra i vari gruppi nazionalisti?

Ci sono le questioni economiche e, poi, ci sono molto le questioni identitarie: potrebbe essere il desiderio di proteggere proprie minoranze etniche, linguistiche e culturali, che si trovano all’interno di un altro Paese: questo è il tipico elemento scatenante di un conflitto perché, in fondo, i conflitti economici sono più mediabili, almeno al momento. Rivendicazioni territoriali o, addirittura, la volontà di ricostituire una situazione precedente all’esodo di una parte della popolazione da un certo territorio rappresentano ci, invece, esattamente ciò che non si deve fare: una delle decisioni più sagge dei Governi democratici tedeschi, dopo la Guerra, è stata quella di accettare le frontiere senza la pretesa di ridiscuterle. Ripeto, se si apre quel Vaso di Pandora, tutto diventa molto rischioso.

Per le ragioni economiche, invece, il rischio più grande è quello che la parte più ricca di un Paese che vuole rendersi autonoma perché non vuole più sopportare quello che considera il peso delle zone meno ricche.

L’atteggiamento dei Paesi del Gruppo di Visegrád, invece, denota un’altra contraddizione di fondo perché, da un lato, continuano tranquillamente a ricevere contributi dagli altri Stati membri per le politiche di coesione, dall’altro, si rifiutano di assolvere ad alcuni impegni comuni, come quello, appunto, di affrontare assieme il problema della ricollocazione dei richiedenti asilo: è una concezione che è stata definita di Europa à la carte, per cui, come al ristorante, io scelgo i cibi che mi piacciono e non voglio assolutamente pensare a quelli che mi piacciono meno. Devo dire che l’ultimo Vertice ha visto fare dei passi indietro perché ha stabilito che i Governi degli Stati membri possono decidere su base volontaria se vogliono accogliere delle quote di migranti: non c’è nessun tentativo di legare gli aiuti che vengono dati ad alcuni Stati affinché si colmino certe differenze economiche, come previsto dalla politica di coesione, a degli impegni su altre questioni. Ricordiamo che, nei prossimi anni, un Paese come la Polonia riceverà una cifra molto elevata di contributi europei: nonostante questo, non vuole accogliere nessun migrante giustificandosi con il fatto che hanno già accolto un centinaio di migliaio di ucraini. Tutte le volte che gli egoismi nazionali prevalgono su un sentimento di condivisione, non solo dei benefici, ma anche dei costi, si fanno dei passi indietro molto rischiosi.

Questo progetto, se dovesse nascere, sarebbe in grado di dare il colpo di grazia al progetto dell’Unione, già in grande difficoltà?

Vedremo con le Elezioni Europee del prossimo anno. Io continuo a pensare che, ammesso che nasca questa alleanza (che si tradurrebbe, presumo, in un gruppo sovranazionale nel Parlamento Europeo), continuerebbe comunque a rimanere minoritario rispetto alle federazioni dei partiti storici, che sono invece filo-europei, ovvero i cristiano-democratici, i socialdemocratici, i liberali ed i verdi: penso che che questi gruppi rimarranno comunque in maggioranza; ci sarà un rafforzamento dei nazionalisti, ma non tale da ribaltare i rapporti di potere all’interno del Parlamento Europeo. Questo perché, tra tutti i Paesi in cui questi movimenti sono diventati maggioritari, Italia e Polonia sono gli unici grandi, gli altri non lo sono assolutamente; al contrario, né in Germania, né in Francia, né in Spagna, ovvero nei tre Paesi più importanti per popolazione, e quindi per numero di Parlamentari, queste forze risultano ancora maggioritarie. Mi auguro che rimangano tali.

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