lunedì, Ottobre 18

‘Interesse Nazionale’: cos’è veramente? Un concetto tornato alla ribalta negli ultimi tempi: ne parliamo con Gianni Bonvicini (IAI) e con l'economista Giulio Sapelli

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Recentemente,oltre alla gestione della questione libica, una questione più di altre ha portato in evidenza l’importanza di una tutela degli interessi dell’Italia: la vicenda della trattativa con i francesi per Fincantieri. Secondo Bonvicini, “con la Francia è sempre stato difficilissimo negoziare. È un partner da sempre ostico per i nostri interessi diretti. Anche in questo caso, tuttavia, dovrebbero esistere leggi europee sulle concentrazioni e sulle acquisizioni, che permettano di evitare che si portino sul solo piano bilaterale le contese Italia-Francia. Stupisce il lungo silenzio della Commissione di Bruxelles sul caso in questione”.

Sapelli è meno ottimista e afferma che “i francesi non rispettano le regole degli altri Stati. Basti pensare come Vivendi si è comportata in Telecom. Per quanto riguarda Fincantieri, il disegno francese è di impossessarsi o di costringerci a tenere sotto l’usbergo francese, non le navi da crociera, che non interessano a nessuno, ma l’elettronica di difesa e la cantieristica militare. Aver fatto quell’accordo è molto pericoloso. In ogni caso, non bisogna fasciarsi la testa prima di essersela rotta”.

Altro punto che, negli ultimi anni, è stato molto al centro del dibattito politico è quello sul rapporto tra gli interessi dell’Unione Europea e quelli dei singoli Paesi che la compongono. Sapelli è categorico: gli interessi dell’UE e quelli dei singoli Paesi che la compongono “non si possono armonizzare perché l’Europa è contro gli interessi dei singoli Stati. L’esempio tipico è Tusk, che è diventato di nuovo Presidente del Consiglio nonostante il Governo polacco non lo volesse: questo è uno schiaffo inaudito della Germania che controlla l’oligarchia europea”.

Gianni Bonvicini è più possibilista e sostiene che un’armonizzazione degli interessi dell’Unione con quelli dei Paesi membri è raggiungibile “chiarendo che cosa significa l’UE. Oggi vi è molto poco di sovranazionale o comunitario nel Governo dell’UE: esso è sempre di più nelle mani dei Governi. A decidere su tutto è il Consiglio Europeo composto da ventisette Stati membri e ove si vota all’unanimità. È quindi abbastanza evidente che armonizzare i singoli interessi nazionali è estremamente complesso e frustrante. Il rischio è che, in mancanza di decisioni comuni, ciascuno sia tentato di fare da sé. È questa una delle ragioni che dovrebbe spingere ad un’ulteriore riforma dei Trattati UE”.

D’altronde, non è la sola Unione Europea a vivere un periodo di crisi: il crescente mercato globale, dove a dettare le politiche dei singoli Stati sembra essere sempre più la finanza, rischia di rendere obsoleto il concetto di Interesse dello Stato.

Bonvicini afferma che “anche qui il problema è quello delle regole. In mancanza di strumenti di gestione delle spinte globali, il rischio evidente è quello di un ritorno al vecchio protezionismo nazionale visto come unica difesa di fronte a pratiche di dumping o di concorrenza sleale. La crisi in cui sono piombate le istituzioni multilaterali, dall’ONU al GATT, ridà forza al ritorno a sistemi di difesa nazionali, mettendo quindi in ombra anche gli aspetti positivi della cosiddetta globalizzazione finanziaria ed economica”.

D’altro canto, le crescenti difficoltà delle istituzioni internazionale e l’inadeguatezza degli Stati nazionali ad affrontare da soli crisi di rilevanza mondiale, hanno favorito molto la crescita di movimenti nazionalistici che si pensavano sopiti. Bonvicini conclude dicendo che “non vi è dubbio che il prepotente ritorno sulla scena politica europea e internazionale di movimenti e partiti nazionalisti si basi molto sulle paure della gente di fronte a problematiche internazionali che appaiono fuori controllo: si pensi alla crisi dell’Euro che ha dato vita ai movimenti euroscettici o a quella dell’emigrazione che ha ispirato forze islamofobiche. L’ultimo campanello di allarme ci viene riproposto dalla crescita nelle elezioni in Germania del Alternative für Deutschland (AfD: Alternativa per la Germania), movimento dichiaratamente anti-Euro e anti-Islamico. Non è quindi solo la globalizzazione ad alimentare la paura, ma è soprattutto l’incapacità delle nostre classi politiche di affrontare unite la questione del ‘governo’ delle numerosissime problematiche che oggi sfidano il concetto di un mondo aperto e a vantaggio di tutti”.

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