lunedì, Ottobre 18

‘Interesse Nazionale’: cos’è veramente? Un concetto tornato alla ribalta negli ultimi tempi: ne parliamo con Gianni Bonvicini (IAI) e con l'economista Giulio Sapelli

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Al di là delle concezioni filosofiche, però, è necessario vedere come gli interessi di un Paese vengano tutelati, sia dal punto di vista legislativo, sia da quello delle reali politiche messe in atto dagli Stati. Ad esempio, ci dice Bonvicini, “la nostra Costituzione detta le linee di fondo dell’Interesse Nazionale dell’Italia sia nella prima parte relativa ai valori e alla loro difesa sia nella seconda fissando le modalità. Ma è evidente che, al di là dei concetti generali, lo sviluppo del contesto internazionale in cui il nostro Paese opera ha portato e continua a portare adattamenti nel modo di tutelare e gestire il nostro interesse nazionale”.

Sapelli aggiunge che “abbiano una Costituzione che, come tutte le Costituzioni, è una forma di difesa degli interessi nazionali: per esempio, ci sono tanti articoli della nostra Costituzione sulla difesa della libertà di impresa, sul diritto all’educazione. Ci sono poi delle leggi che definiscono i cosiddetti ‘beni strategici’, gli asset strategici, cioè dei beni privati o pubblici che vengono considerati strategici per la potenza della Nazione; per esempio le reti sottomarine dei cavi, che noi abbiamo allegramente venduto ai cinesi, oppure le reti di telecomunicazioni”.

Da un punto di vista pratico, l’Interesse di uno Stato è in continua evoluzione e cambia in funzione dei mutamenti politici, economici, militari e culturali. Secondo Bonvicini, “l’evoluzione del nostro concetto di Interesse Nazionale inizia a prendere corpo all’indomani della Seconda Guerra Mondiale con la decisione del Governo De Gasperi di aderire sia ai progetti di costruzione di quella che oggi chiamiamo Unione Europea, sia alla nascente Alleanza Atlantica, sulla base dell’art.11 della nostra Costituzione che incoraggia la partecipazione dell’Italia ad iniziativa di integrazione e ripudia il ricorso alla guerra. La conseguenza è che nei decenni a seguire interesse nazionale e integrazione europea ed atlantica finiscono per coincidere, anche per marcare la distanza dall’esperienza fascista”.

Proprio l’esperienza fascista aveva lasciato, sul concetto di ‘Interesse Nazionale’, una sorta di ‘stigma‘: la retorica nazionalista del regime aveva reso quasi tabù l’espressione ‘Interesse Nazionale’ che, negli anni della Prima Repubblica, era appannaggio quasi esclusivo dei nostalgici del Movimento Sociale Italiano. Nonostante ciò, anche se non se ne parlasse esplicitamente, i politici dell’epoca non ignoravano quali fossero gli interessi del Paese. Secondo Sapelli, l’idea secondo cui in Italia non difendesse l’Interesse Nazionale, “era propaganda di persone di scarsa cultura. Si diceva che l’Italia non avesse Interesse Nazionale perché i democristiani guardavano al Vaticano, i comunisti alla Russia e i socialisti non si sa a chi, ma erano sciocchezze. Invece l’Interesse Nazionale era ben presente”. Tanto per fare un esempio, aggiunge, “finita la guerra e la resistenza, l’Interesse Nazionale era nella pacificazione, infatti Palmiro Togliatti, Ministro di Grazia e Giustizia, fece l’Amnistia per i fascisti”.

Per quanto riguarda la situazione attuale, è opinione di Sapelli che le cose siano però cambiate negli ultimi anni, quando è andata al potere una parte trasversale dello schieramento politico, “che ha sempre difeso gli Interessi Nazionali di Francia e Germania, soprattutto dopo la nascita dell’Europa. La perdita dell’Interesse Nazionale si è poi liquefatta con l’arrivo di Ciampi, Padoa-Schioppa e tutta la generazione degli eurofili senza senno, quelli che qualsiasi cosa fa l’Europa va bene: per quelli sì che non esiste l’Interesse Nazionale. Da trent’anni, in Italia è prevalso il partito che non ha Interesse Nazionale perché ritiene che l’Europa sia superiore all’Italia”. Invece ultimamente, continua, il Paese sta tornando ad avere più cognizione di quali siano i propri interessi: “l’Italia, soprattutto con il Governo Gentiloni, in questo momento sta recuperando la consapevolezza che bisogna avere un rapporto sia con Israele, sia con gli arabi; si è cercato di rafforzare i legami con la Libia, soprattutto con l’arrivo del Ministro Minniti che ha avuto ben presenti gli interessi nazionali. Direi che l’interesse nazionale prevalente dell’Italia è l’alleanza con gli Stati Uniti”.

Secondo Bonvicini, attualmente “si può dire che il nostro interesse, per lunghi anni orientato verso l’Europa e verso Washington, si indirizza oggi prioritariamente verso il Medio Oriente e il Mediterraneo. La questione è ovvia dal momento che la Libia si trova sulle porte di casa. Ma anche in questo caso l’Italia cerca in tutti i modi di coinvolgere l’intera Unione Europea e perfino l’America nella gestione di questo interesse che non può essere solo nazionale, ma che ha forti aspetti europei e internazionali”. Le ultime dichiarazioni del Presidente del Consiglio, infatti, hanno riportato in primo piano l’azione di difesa degli interessi dello Stato e, parallelamente, la necessità di concertazione a livello internazionale. Bonvicini afferma che di fronte ad un evidente inerzia dell’Europa e un totale disinteresse americano, l’azione del nostro Governo è di fare innanzitutto i cosiddetti ‘compiti a casa’, gestendo al meglio il tema dell’immigrazione clandestina, organizzando hot spot sul nostro territorio e raggiungendo accordi con quel po’ di Governo e potentati locali che ancora sopravvivono in Libia. Un compito estremamente arduo e al limite della tutela dei diritti umani, ma che viene visto come l’unico modo per convincere l’UE ad occuparsi di un fenomeno, quello delle migrazioni, che non è solo emergenziale ma strutturale”.

Nel ribadire la necessità di mantenere aperto il dialogo internazionale, Gentiloni ha preso parzialmente le distanze dal Presidente USA. Secondo Sapelli, “è difficile che un bassotto dica a un elefante come comportarsi”. In ogni caso, a suo avviso, “Trump è consapevole del declino dell’egemonia americana, cosa di cui non erano consapevoli Obama, Clinton o Bush”: il suo approccio, molto incentrato sugli interessi statunitensi, punterebbe quindi ad evitare che gli interessi di Washington, pubblicizzati dal Governo USA come se fossero interessi più larghi, portino all’isolamento del Paese; in pratica, secondo Sapelli, “è tempo di rimetter in gioco l’Interesse Nazionale, altrimenti c’è il rischio di ricadere nell’unipolarismo, dove gli Stati Uniti sono da una parte e tutto il mondo dall’altra. So che alcuni pensano che questo sia giusto, i francesi soprattutto, che vedono nella Cina la potenza principale con cui allearsi”.

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