sabato, Ottobre 16

Intercettazioni: un regalo a mafiosi e corrotti Le nuove norme nel processo penale mettono a rischio le indagini su criminalità organizzata e corruzione

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Primo passo del disegno di legge sulla giustizia penale, che ha avuto il via libera della Commissione Giustizia della Camera. Il provvedimento normativo per la riforma del processo penale è arrivato in aula per l’avvio della discussione generale. Il nuovo testo contiene al suo interno anche la delega al Governo per scrivere la nuova legge in materia di intercettazioni. Il testo approdato a Montecitorio affronterà in autunno l’aula del Senato. Solo ad approvazione definitiva il Governo potrà esercitare la delega e scrivere le regole per disciplinare l’uso delle intercettazioni da parte dei magistrati in tutti i provvedimenti (arresti, sequestri, perquisizioni) e soprattutto pianificare la pubblicabilità delle intercettazioni stesse.

Ma proprio sulla parte del disegno di legge di riforma del processo penale riguardante le intercettazioni è montata la protesta delle opposizioni che ritornano a parlare dilegge bavaglio’. Nel testo infatti, tra le altre norme, c’è anche l’emendamento a firma del centrista Alessandro Pagano che prevede una stretta sulle intercettazioni carpite di nascosto con registrazioni o riprese con il carcere fino a quattro anni –sul quale è intervenuto una parziale modifica. Porre il divieto di registrare un colloquio di nascosto e sanzionarlo con una pena privativa della libertà personale fino a quattro anni mi sembra un eresia soprattutto nel campo della lotta alle mafie e alla corruzione. Mi dà l’impressione che si voglia consolidare l’omertà dei cittadini.

Adottando questo meccanismo normativo, ad esempio, l’imprenditore che registra il pubblico ufficiale che gli chiede lamazzetta’, oppure, il commerciante che registra il mafioso che gli estorce il pizzo, sarebbero entrambi incriminabili. In questi specifici contesti, è il caso di evidenziare che non siamo di fronte a terzi che vengono intercettati per errore o della vita privata di persone che, pur non avendo nulla a che fare con un reato, finiscono sui giornali. In questo scenario abbiamo a che fare con tangenti e pizzo chiesti da pubblici ufficiali e mafiosi. A me pare che queste norme nuove impediscano il senso civico e il coraggio di chi vuole collaborare nella lotta alle mafie ed alla corruzione.

La nuova normativa, inoltre, costringe a chiedere in modo tassativo il rinvio a giudizio o l’archiviazione entro tre mesi dalla fine delle indagini, pena l’avocazione del procedimento. Anche in questo caso si pensa erroneamente che si possa fare un indagine in materia di corruzione o di criminalità organizzata in questo lasso di tempo. Sono convinto che in questo momento storico abbiamo bisogno di riforme che intensifichino i mezzi di ricerca della prova e non che impediscano di trovare le prove.

Ma non basta.

Un’altra norma discutibile riguarda l’iscrizione con ritardo di un reato nel registro delle notizie di reato e prevede di rendere obbligatoria e immediata l’azione disciplinare nei confronti del pubblico ministero. Bocciata, per fortuna, l’ipotesi che voleva addirittura buttare nel cestino anche tutti gli atti compiuti fino a quel momento. E ancora, una stretta persino sui giudici per le indagini preliminari che non accolgono la richiesta di archiviazione dei pubblici ministeri. In futuro potranno farlo una volta sola, ma se il pubblico ministero insiste nel voler chiudere il caso il giudice per le indagini preliminari dovrà dire per forza di sì. Da sottolineare anche l’ipotesi in cui i giudici per le indagini preliminari perderebbero la possibilità, durante l’udienza preliminare, di chiedere al pubblico ministero un supplemento di indagine.
Prevista e condivisibile, invece, l’ipotesi per il cittadino che ha fatto una denuncia, di chiedere conto dei passi avanti compiuti dal magistrato.

Questi delineati sono tutti temi particolarmente complessi che in aula dovrebbero anche provocare lunghe discussioni. Di una cosa però sono certo: l‘approvazione di unquadrocosì scomposto determinerebbe un poderoso cedimento delle indagini in tema di criminalità organizzata e corruzione.

Voglio soltanto ricordare che con l’attuale condizione della Giustizia in Italia, tre mesi non bastano neppure per dimostrare il furto di un autovettura figuriamoci per indagini complesse come quelle testé citate. Devo anche evidenziare come siano numerose le opinioni autorevoli (Nicola Gratteri, Gian Carlo Caselli, Italo Ormanni) che esprimono la loro preoccupazione per il disegno di legge. Voglio precisare, in conclusione, che non dubito affatto sulla necessità di alcune modifiche alla disciplina vigente, in un’ottica di necessaria organicità del sistema delle intercettazioni, ma non riesco proprio a condividere una rigidità del sistema processuale e sanzionatorio, che possa andare a discapito della libertà di informazione e soprattutto della lotta alle mafie ed alla corruzione.

La disciplina vigente ha in seno gli strumenti necessari a garantire un corretto equilibrio tra necessità investigative, diritto di informazione e tutela della privacy. Il rispetto, da parte dei magistrati, delle limitazioni di legge in materia di intercettazioni e l’utilizzo di tale strumento d’indagine solo in ipotesi di concreta ed effettiva necessità, costituisce il necessario presupposto degli strumenti suddetti. L’effettivo adeguamento, da parte dei giornalisti, ai principi stabiliti nel codice della privacy e nel codice deontologico, ne rappresenta il reale compimento. La soluzione ai problemi spesso è data dall’applicazione effettiva e puntuale delle leggi vigenti e non dalla continua e spesso inutile e dannosa legiferazione. Le nuove norme in fase di approvazione saranno senza dubbio un enorme regalo a mafiosi e corrotti e se mai dovessero essere così approvate sarebbero un atto di resa dello Stato.

 

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