mercoledì, Ottobre 27

Intercettazioni: privacy e diritto di informazione Stefano Quintarelli, fondatore di I.Net e le intercettazioni nell'era del mondo digitale

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La riforma sulle intercettazioni, tanto attesa, è ferma da settembre, all’interno dell’articolo 30 della legge che riforma il processo penale, approvato a fine estate dalla Camera. E’ una riforma che non tocca la  disciplina delle registrazioni e l’uso che ne fanno i magistrati: si occupa del versante della pubblicabilità degli ascoltiL’idea sarebbe modificare l’attuale equilibrio tra privacy e interesse pubblico. Vorrebbe mettere un argine più forte alle conversazioni irrilevanti. Ma non si sa bene in che modo.

Sarà il governo a decidere come dovrà essere questo nuovo equilibrio, quale sarà il limite tra privato e prova di reato. E’ infatti una delega all’esecutivo. Sempre il governo stabilirà i paletti del reato per chi diffonde con intenti diffamatori le registrazioni fraudolente. E deciderà pure in che modo saranno semplificate le condizioni per l’uso delle intercettazioni “nei procedimenti per i più gravi reati contro la pubblica amministrazione”.

Il principio cardine sembra essere la “tutela della riservatezza”. Il fatto è che usare il termine intercettazione, inteso alla vecchia maniera, risulta riduttivo nell’era degli smartphone, della localizzazione, e della condivisione a 360°. Ancora una volta si cerca di colpire la libertà d’informazione e il diritto dei cittadini di essere informati cercando di mettere un bavaglio ai giornalisti. Il disegno di legge approvato alla Camera che delega il Governo a predisporre norme in materia di pubblicazione delle intercettazioni è un fatto gravissimo. Con la delega al Governo si sottrae al Parlamento la decisione sui diritti fondamentali, che dovrebbe essere di sua stretta competenza, e si impedisce all’opinione pubblica di esercitare il diritto di seguire con trasparenza i lavori parlamentari e l’attività di redazione legislativa, così come riconosciuto dalla Costituzione”.

Stefano Rodotà sottolinea duramente il deficit di democrazia che accompagna questo importante provvedimento legislativo. “Non può essere il potere esecutivo a stabilire quali siano le notizie rilevanti per i cittadini. Nei Paesi democratici sono i giornalisti che decidono quali sono le notizie che vanno diffuse oppure no, in base a criteri di rilevanza, attualità, interesse pubblico e privacy tutela dei diritti dei singoli”.

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