giovedì, Maggio 6

Intelligenza artificiale: to’ non ci avevo pensato, e mi ha segato Entro i prossimi 50/70 anni l'uomo sarà estinto: frutto dell'impreparazione a governare la IA

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L’allarme sta iniziando a circolare, e quando siamo nella preoccupazione invece che nella comprensione, i giochi sono per metà già fatti. E per chi è preoccupato, la sua strada sarà tutta in salita, avanzando, invece, in discesa per chi non è stato mai turbato. Stiamo parlando dell’Intelligenza Artificiale (IA), la strada in discesa, e della politica, la strada in salita.

L’allarme viene dall’America, in genere il luogo che anticipa comportamenti poi replicati da altri Paesi. Da Donald Trump per andare ai suoi predecessori, la politica si scopre senza strumenti per gestire l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi che sono, contestualmente, processi sociali e individuali, nel senso che ciò che avviene sul lavoro modifica i comportamenti sociali e personali.
La più recente uscita è dello scorso 22 novembre e porta la ‘firma’ di Hillary Clinton, la quale intervendo in TV al talk show radiofonico di Hugh Hewitt, si è detta preoccupata perchè gli Stati Uniti sono totalmente impreparati all’intelligenza artificiale.

Leggetevi qui la trascrizione, è di grande interesse.

La politica scopre di non aver pensato, quando ancora il tempo c’era, alla gestione delle nuove generazioni tecnologiche, quelle che si distinguono per implementare l’organico con l’inorganico.
È una doppia implementazione, poiché unisce biotecnologia e genetica e ha come destinatario finale quel che sinora abbiamo conosciuto come uomo. Ma l’implementazione organico-inorganico è materia di una parte ancora più radicale dell’intelligenza, quella che Marvin Lee Minsky, lo psicologo informatico assurto a guru dai transumanisti, chiama intelligenza artificiale forte, ossia la creazione di robot empatici, dei veri e propri replicanti dell’uomo  -dalla biologia sintetica alla interazione emotiva-  con una possibilità ulteriore rispetto a quanto sinora noto nei robot: saranno in grado di autoripararsi, di annullare il controllo umano sulla loroesistenzae di programmarsi autonomamente.
Su questo fronte, la politica non è allarmata: dorme proprio.

Ora, due sono le conseguenze per l’immissione dell’intelligenza artificiale nel lavoro.
La prima, la troviamo attraverso questo esempio. Nel mese di luglio 2017, un’azienda giapponese ha sostituito 12 alti manager con un sistema di intelligenza artificiale. Questo episodio ha aperto una nuova frontiera della disoccupazione; sinora, infatti, eravamo abituati a vedere nella tecnologia la causa della perdita dei posti di lavoro manuali, ma ora iniziano a rimanere senza lavoro i lavoratori dell’intelligenza, quelli che si chiamano biopolitici, ossia tutti coloro che lavorano sulle informazioni, che sono, da vent’anni a questa parte, i nuovi prodotti dell’economia. Si provi a immaginare cosa accadrà, tra pochissimo, quando negli studi di avvocati, ci sarà l’intelligenza artificiale, un sistema che non solo richiama i codici dei diversi Paesi, ma le sentenze  -quelle che fanno giurisprudenza- con, in più, la capacità di elaborare linee giuridiche e prospettare le soluzioni più efficaci. Quanti avvocati saranno per strada? Quanti attuali studenti di giurisprudenza stanno studiando in realtà disoccupienza? Ma non solo: l’altro ambito di prossima invasione dell’intelligenza artificiale è quello medico e sanitario, con l’aggiunta di farmaci di nuova generazione, i cosiddetti farmaci biotecnologici. Cosa faranno più i medici, i quali saranno anche sostituiti nelle sale operatorie?
Bene, lo scenario è di disoccupazione mondiale in aumento, fenomeno da leggere rispetto alla previsione demografica in costante aumento: come sarà gestito il gap tra bisogno di sopravvivenza e mancanza di lavoro?
La seconda conseguenza: chi governerà la cosiddetta umanità quando l’intelligenza artificiale forte diventerà operativa? Perché Minsk lo ha detto: sarà questa intelligenza a subentrare. E lo si capisce: se l’intelligenza artificiale forte sarà in grado di compiere operazioni infinitamente superiori all’intelligenza organica, perché questa dovrebbe controllare l’intelligenza artificiale? Per intenderci: il rapporto tra intelligenza organica e inorganica è quella che sussiste tra un uomo dall’intelligenza biologica normale e un uomo cognitivamente disabile.
La conseguenza principale sarà la seguente: se sinora la tecnologia aveva la funzione di permettere il controllo sull’uomo operato da un altro uomo, con la generazione di intelligenza artificiale forte sarà la tecnologia a controllare l’uomo. Ma per farne che? Per renderlo suo strumento? Non è francamente concepibile l’immagine di un uomo che serve le macchine. Sarà più concepibile la sua estinzione, visto che una macchina, che può far tutto e meglio, non ha bisogno di un uomo che fa meno e peggio.

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