martedì, Settembre 28

Intelligenza artificiale: i passi dell’UE Il piano istituzionale europeo e le pratiche per l'implementazione dell'I.A.

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Il Piano UE per l’intelligenza artificiale: rilanciato recentemente dalla Commissione per promuoverne lo sviluppo e più in generale migliorare le competenze digitali dei cittadini europei, è ritenuto uno degli obiettivi ritenuti «di importanza vitale per la crescita sostenibile e la competitività dell’Europa», come affermato da Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione e Commissario responsabile per l’Occupazione. Per comprendere meglio quale sia la strategia dell’Unione europea rispetto all’Intelligenza artificiale, abbiamo intervistato Ida Cortoni, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, con esperienze di ricerca specifiche sul tema della digitalizzazione, presso l’Università di Roma La Sapienza, e Nicola Gatti, docente di Computer Science presso il Politecnico di Milano, vincitore nel 2011 del premio ‘AIxIA Marco Somalvico 2011, ogni anno assegnato al miglior giovane ricercatore italiano in Intelligenza Artificiale.

Per una prima comprensione del tema, è bene comprendere quale sia stato l’impegno delle istituzioni europee, anche in interazione con quelle nazionali e con gli addetti ai lavori, al fine di raggiungere l’obiettivo di migliorare le competenze digitali dei cittadini. In relazione a ciò, Ida Cortoni chiarisce alcuni aspetti di tale processo: “Da un punto di vista normativo, il miglioramento delle competenze digitali dei cittadini, a partire dalla “riforma’ dei sistemi di istruzione a livello europeo, è affrontato da più di un decennio ormai. “Migliorare la digital literacy, le competenze digitali e l’inclusione’ rappresenta il sesto pilastro dell’agenda digitale europea, che si configura come una iniziativa prioritaria  legata all’obiettivo di una “crescita intelligente’” nella Strategia Europa 2020.

Le principali azioni entro cui stanno convergendo da diversi anni più stakeholders in una prospettiva anche nazionale (AgID, MIUR, scuola, Università, aziende, associazioni, etc.) riguardano prevalentemente tre aspetti: individuazione di un quadro unico internazionale sulle competenze digitali, oggi identificato con il DIGCOMP, la costruzione di indicatori europei sulle competenze digitali e l’implementazione di politiche nazionali sulla digital literacy. A livello nazionale, qualche anno fa l’AgID ha elaborato un programma nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitali, strettamente connesso al modello DIGCOMP ma anche in riferimento al E-CF Framework europeo in cui si individuavano circa 40 e-competencies, soprattutto in connessione alle nuove competenze e agli sbocchi professionali connesse al settore ICT.

In Italia, oltre all’azione dell’AgID, viene elaborato il Piano Nazionale della Scuola Digitale (PNSD) dal MIUR che fornisce una serie di indicazioni politiche per attivare un processo di integrazione del mondo digitale nel sistema scuola almeno in 4 aree: la formazione, i contenuti, le competenze degli studenti e gli strumenti digitali per la gestione del sistema amministrativo scolastico. Più centrato sul ruolo dell’AgID l’intervento di Nicola Gatti: “L’Agenzia per l’Italia Digitale promuove la diffusione delle competenze digitali per imprese, cittadini e Pubblica Amministrazione. Nel corso del 2017, AgID ha focalizzato le proprie attività sulla valorizzazione dei modelli europei per la catalogazione delle competenze digitali; all’interno di questa roadmap è stata avviata la consultazione della versione italiana del “Quadro delle competenze europee digitali per i Cittadini’ (DigComp). AgID è la prima realtà governativa in Europa a curare ufficialmente e direttamente la traduzione e la promozione del modello DigComp2.1, uno strumento per migliorare la competenza digitale dei cittadini. Pubblicato nel 2013 è diventato un punto di riferimento per molte iniziative finalizzate allo sviluppo della competenza digitale a livello europeo e degli Stati membri. L’AgID ha anche lanciato la task force IA, un gruppo di lavoro per studiare le opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione per migliorare i servizi pubblici e semplificare la vita dei cittadini. In pratica l’obiettivo è comprendere come la diffusione di nuovi strumenti e tecnologie di IA possa incidere nella costruzione di un nuovo rapporto tra Stato e cittadini e analizzare le conseguenti implicazioni sociali relative alla creazione di ulteriori possibilità di semplificazione, informazione e interazione. Il gruppo di lavoro include anche accademici e ricercatori”.

Considerato il quadro normativo, è bene poi considerare quali siano in concreto gli sviluppi più interessanti di tale ricerca, citando i casi più interessanti relativi al settore dell’istruzione. Pur trovandosi di fronte ad un panorama molto vasto e che non può essere riportato per intero, Ida Cortoni ritiene particolarmente rilevanti “alcune iniziative abbastanza note nel dibattito pubblico quali: “the European Robot week’ sulla robotica e l’intelligenza artificiale, lanciata dalla Commissione europea nel novembre 2017 e realizzata in 36 nazioni europee, tra cui ovviamente anche l’Italia. Sempre sul tema dell’Intelligenza artificiale è aperta una call in Horizon 2020 che scadrà il prossimo aprile volta a finanziare proposte progettuali a livello europeo nel settore “Industrial Leadership” ”.

Nicola Gatti si sofferma invece su alcuni importanti progetti del genere realizzati in America e, in relazione a ciò, rimanda ad alcuni articoli in particolare, che li descrivono nel dettaglioGatti, inoltre, sull’argomento afferma che “una delle applicazioni principali a cui AI può essere utilizzata è quella di controllare come i contenuti vengono forniti agli studenti. È fondamentale calibrare i contenuti in modo tale che lo studente non sia ne annoiato, in quanto i contenuti sono troppo facili, né frustrato, in quanto i contenuti sono troppo difficili. Strumenti di AI possono calibrarsi sulle capacità dello studenti proponendo nel giusto modo incrementale contenuti sempre più difficili, ma perfettamente adeguati alle capacità dello studente. Credo che il principio sia simile a quello dei videogiochi che devono massimizzare il modo con cui i giocatori siano “engaged””.

Come si è mossa in particolare l’Italia rispetto all’implementazione di tali obiettivi?

Ida Cortoni sottolinea che “Si è appena conclusa in questi giorni l’iniziativa ‘Futura – 3 giorni per il Piano Nazionale Scuola Digitale: formazione, dibattiti, esperienze’ entro cui è stato proposto lo stato dell’arte sulle iniziative legate al digitale nell’istruzione e sono stati organizzati laboratori, atelier, presentazioni di best practices, gare di innovazione e concorsi per le scuole su tematiche connesse alle competenze digitali e all’IA. I temi affrontati sono stati proprio quelli della robotica, dei fablab, della realtà immersiva, coding, gaming, educazione ai media , STEM, etc. Le iniziative formative a riguardo sono molteplici e tutte legate al PNSD che, in collaborazione anche con imprese e altri enti di ricerca e formazione, distribuisce risorse per lavorare e sperimentare la didattica con il digitale. Nello specifico, proprio sulla collaborazione fra MIUR e imprese o enti regionali, è da qualche anno attiva l’iniziativa “protocolli in rete‘ che consente alle aziende di mettere a disposizione gratuitamente per le scuole che ne fanno richiesta una serie di servizi e prodotti sul digitale da utilizzare in forma sperimentale all’interno delle loro classi”.

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