lunedì, Maggio 10

Intelligenza Artificiale e stupidità: cosa può fare più danni? A colloquio con Piero Poccianti, presidente dell’Associazione Italiana I.A. su economia del cow boy e dell’astronauta, su robot umanoidi e lavoro e la necessità di un’economia circolare senza sprechi

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Intelligenza Artificiale e Stupidità Naturale: cosa può fare più danni? La domanda è senza dubbio stimolante e divertente. Ma rispondere a questo quesito non è un gioco anche se può sembrare tale. Sì, forse per taluni la risposta può apparire scontata: quanti non ricordano il celebre aforismo di Albert Einstein sulla stupidità umana? In realtà non lo è dato l’impatto sul lavoro, sulle disuguaglianze, sull’economia, sulla democrazia che può avere oggi e ancor più in futuro l’Intelligenza Artificiale. E’ su questi temi, infatti, che si è incentrato il terzo appuntamento fiorentino promosso dall’Associazione Italiana Intelligenza Artificiale insieme a Media Duemila e all’Osservatorio TuttiMedia, al quale hanno partecipato attivamente studenti sia degli Istituti Tecnici che dei Licei fiorentini, ai quali era stato distribuito un questionario riguardante il loro rapporto con lo studio, il lavoro, l’amore, l’amicizia, la famiglia, la politica, la società, l’impegno sociale, la felicità e tanto altro ancora. Prima di conoscere le loro risposte, è bene compiere un giro d’orizzonte sui temi oggetto dell’incontro e della riflessione di studenti e docenti, insieme a Piero Poccianti, Presidente dell’Associazione Italiana Intelligenza Artificiale, da tempo impegnato a livello internazionale sui temi dello sviluppo sostenibile, promotore di questi incontri fiorentini e del dibattito, a livello internazionale, sul ruolo dell’Intelligenza Artificiale e delle tendenze in atto.

Quali sono queste tendenze?
Stiamo producendo macchine che dovrebbero sostituire tutto o in parte il lavoro degli uomini. Il caso delle macchine che negli Usa potrebbero prendere il posto dei minatori ne è un esempio. Robot umanoidi sono sempre più utilizzati in alcuni settori della sanità e delle famiglie. Già dal 2019 ospedali e case di riposo potranno comprare “Romeo” il robot per anziani nato da una collaborazione tra aziende ed istituti di ricerca. Siamo nel mezzo di una grande cambiamento. Ma, ecco il punto, il problema non è l’intelligenza artificiale in sé. Come Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale siamo convinti che l’IA possa farci del bene. E molto. Ma al tempo stesso dobbiamo stare in guardia perché l’I.A. è un’arma potente che può farci male in modo estremo. Siamo di fronte allo stesso bivio in cui si trovarono gli scienziati e il mondo di fronte all’impiego della bomba atomica.

Che rischi si corrono e quali le condotte sbagliate?

È da diverso tempo che ci stiamo occupando dell’impatto delle macchine sulle società odierne a partire dal lavoro. Molti dicono che a causa delle macchine ci sarà una disoccupazione spaventosa. Già negli Usa si ipotizza che le macchine potrebbero prendere il posto dei minatori. Studi recenti della Oxford University parlano di molti lavori a rischio e quello del World Economic Forum nel 2016 parla di 7 milioni di posti di lavoro persi a fronte di 2 milioni che si creeranno in alcuni paesi del mondo. E’ chiaro che ci troviamo di fronte ad un problema serio. Già ora. In questo momento storico stiamo lavorando tutti con degli enormi cloud che consumano energia in maniera spaventosa. Alcune ricerche affermano che grandi net work e organizzazioni di raccolta e distribuzione delle merci tra non molto non riusciranno più a funzionare poiché necessiteranno di troppa energia. La dispersione e degradazione dell’energia nell’ambiente è già evidente nei fenomeni della vita quotidiana: è ciò di cui si occupa la seconda legge della termodinamica, considerata fondamentale da Einstein e da Barry Commoner. Gli effetti dell’inquinamento e del degrado ambientale sono sotto gli occhi di tutti. All’incontro con gli studenti ho portato l’esempio della Cina: in intere aree non ci sono più api a causa del massiccio uso di pesticidi, ma il fenomeno esiste anche altrove. Una ditta giapponese ha pensato ad un drone capace di impollinare gli alberi, ma difficilmente i droni faranno il miele…invece un’azienda canadese ha pensato a piccoli robot che rilevano la presenza nei campi di agenti infestanti capaci di ridurre l’utilizzo di insetticidi, o in modo mirato e immediato. Ecco due modi diversi di ricorrere alla tecnologia e all’Intelligenza Artificiale.

Spreco delle risorse, crisi energetica, inquinamento e distruzione dell’ambiente: come uscirne?

Come uscirne? Ripensando il modello economico. Viviamo in un’economia che ha migliorato le condizioni di vita di tutti. Ma si tratta di un modello in crisi, in quanto rimasto unico. Ragionando in un modello di AI, affinché funzioni è necessario che vi siano centinaia di soluzioni o di modelli che competono tra di loro. Se il modello è unico non si evolve, non va avanti. Quanto all’economia non si può continuare a pensare ad una crescita illimitata, oltre i limiti delle risorse del pianeta. Già gli economisti più attenti a queste problematiche hanno posto l’obbiettivo di un nuovo paradigma: quello di un’economia circolare che eviti gli sprechi. E’ ancora diffusa l’idea che il problema del lavoro che non c’è possa essere risolto dalle crescita smisurata: è quell’idea che ho chiamato “economia del cowboy”, con distese e risorse illimitate; ma quelle distese e risorse sono in esaurimento, l’alternativa allora è l’“economia dell’astronauta”, il quale deve basarsi su quel che ha a bordo. Oggi ci si basa sul libero mercato, ma se cominciamo a ragionare, ad esempio, su quanta plastica produciamo, il concetto cambia. Quanto costa una bottiglia di plastica in termini ambientali ?

E qui tornano in discussione i parametri attuali del PIL

E dei costi. I governi hanno una strana misura per i costi. Quella generalmente adottata è il Pil, che considero una misura balzana che ricorda la leggenda di Re Mida, al quale fu dato il potere di trasformare in oro ciò che toccava, anche l’acqua e il cibo, poi si rese conto che l’oro non poté calmargli la fame e la sete…Oggi esistono molti indicatori alterativi come il Bes, Benessere equo e sostenibile, e la stessa Intelligenza Artificiale potrebbe essere usata per migliorare gli indicatori di questo tipo. Questi indicatori dal 2017 sono entrati a far parte del ciclo di programmazione economica del Governo, ma il problema deve essere posto a livello generale e l’Europa, di fronte alla sfida di Usa e Cina, potrebbe far qualcosa in questa direzione. Quando si dice di cambiare paradigma, lo stesso PIL non deve avere come parametri i termini monetari, ma quelli della sostenibilità ambientale e del benessere dei cittadini. Più auto in circolazione, anche se dotate di Intelligenza, quali costi energetici ambientali e sanitari producono? I consumi crescenti cui siamo sottoposti ( anche dalle nuove tecnologie) aumentano il grado di felicità?

A questo incontro si è parlato anche delle disuguaglianze. In che termini?

A Davos all’inizio di quest’anno è stato affermato che la diseguaglianza nel mondo sta aumentando: l’1% della popolazione detiene il 99% della ricchezza. E’ una grave stortura che si riflette anche sui livelli di democrazia, nella quale la gente sta perdendo fiducia, e spesso sottoposta a tensioni e moti di rivolta. Ripeto: occorre creare alternative al modello economico unico che, oltre ai dissesti indicati, aumenta le disuguaglianze economiche e sociali e le fasce di povertà. Ma il sistema politico ed economico sembrano non avere una piena consapevolezza dello stato delle cose e, sopratutto pensano a soluzioni da adottarsi in tempi brevi. Dobbiamo metterci a lavorare tutti assieme: economisti, sociologi, ingegneri ambientali, ricercatori di I.A. Ci saranno nuovi posti di lavoro, nuovi mestieri ma difficilmente impiegheranno tanta gente, quindi è necessario ridurre l’orario di lavoro. Lo prevedeva già Keynes, il più influente economista del XX Secolo:” I miei nipoti non lavoreranno più di 3 ore al giorno…” Dobbiamo diventare intelligenti noi prima delle macchine, capire a 360 gradi il nuovo modello con cui abbiamo a che fare. C’è tanto da fare, siamo in tanti ed abbiamo un impatto sul pianeta importantissimo, possiamo salvarlo anche con l’aiuto dell’I.A. o distruggerlo, ma bisogna rendersi conto che il denaro è uno strumento, non dev’essere l’obiettivo. Il vantaggio dei molti vale più del vantaggio dei pochi.

Gli studenti che hanno preso parte a quest’incontro hanno risposto ad un questionario di 43 domande: che valutazione si può dare delle risposte?
L’idea che si ricava è quella di ragazzi con la testa sulle spalle: dotati di un certo spirito critico , danno valore all’amore, all’amicizia, allo studio, al lavoro non precario, al diritto alla felicità, ritengono la questione ambientale fondamentale, quindi sostengono le energie rinnovabili, ritengono importante il tempo libero da dedicare alle attività sociali e culturali, non credono in una scienza asettica, mostrano scarsa fiducia nella politica, cominciano a manifestare un atteggiamento più disincantato nei confronti dei social e del web, visti soprattutto come minaccia alla propria privacy. Certo, c’è ancora molto da lavorare, i ragazzi non fanno squadra e il percorso è difficile e lungo, inoltre siamo ancora dentro un sistema scolastico basato sulle due culture, sulla separazione tra cultura umanistica e scientifica e invece sarebbe necessaria una cultura non divisibile. Nonostante ciò si registrano anche esperienze interessanti come quella di un insegnante di liceo che insegna robotica con tale entusiasmo e competenza che i suoi studenti vanno essi stessi nelle scuole medie a parlarne con i più giovani per sensibilizzarli ai problemi qui trattati.

Concludendo, stabilito che dobbiamo diventare noi intelligenti prima delle macchina, il problema resta quello di non consentire agli stupidi, categoria ineliminabile anche secondo Carlo M.Cipolla, storico dell’economia oltreché ironico saggista, di mettere in atto il loro nefasto potere distruttivo.

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