giovedì, Dicembre 2

Intelligence privata: chi è l’analista? Parliamo di intelligence privata con Gaetano Potenza, esperto in security management e analisi del rischio

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L’Intelligence privata sembra essere un settore alquanto complesso. ‘Ricerca informativa utile al processo decisionale di un privato‘ sembra essere la definizione più appropriata, ma l’intelligence privata comprende un mondo molto più articolato e interessante, e quindi difficile da riassumere o definire con una semplice frase. Una volta capito che cos’è l’intelligence di carattere privato, e dopo aver fatto un’analisi generale del settore insieme ad Alfredo Mantici, ex -Sisde e direttore di LookOut Newsè necessario a questo punto capire chi è che ricerca, raccoglie e analizza le informazioni utili al processo decisionale di un privato.

Il cuore dell’intelligence privata, ovvero l’investigazione, è una mansione che spetta alla figura dell’analista.
Si sente spesso parlare di analisi e di analisti dei Servizi Istituzionali, il cui lavoro è conosciuto solo in parte, e spesso frainteso o mitizzato, dall’opinione pubblica. Se per il settore pubblico c’è un minimo di conoscenza o informazione, per l’intelligence privata non si può dire lo stesso, anzi sembra essere un mondo del tutto sconosciuto, di cui si sa molto poco, forse nulla.

Ma chi è l’analista di intelligence privata? Qual è il suo percorso formativo? Qual è il suo bagaglio culturale? E soprattutto il suo lavoro, dal punto di vista strettamente tecnico e pratico, com’è? Abbiamo cercato di scoprirlo insieme a Gaetano Potenza, esperto in security management e analisi del rischio per le aree del Magreb e West Africa, nonchè co-fondatore di Alpha Institute of geopolitics and intelligence e responsabile dell’unità di Security Analisi e Business Intelligence di una importante azienda di Oil&Gas.

Ci può spiegare chi è l’analista di intelligence privata?

Innanzitutto è doveroso spiegare che cosa si intende per intelligence privata. Dopo la fine della guerra fredda, la competizione e la globalizzazione hanno di fatto comportato l’equiparazione dei soggetti statali con grandi competitors privati, (grandi multinazionali, etc.). Questo ha comportato una diversa tipologia di scontro da quello prettamente militare a quello economico, oltre alla necessità anche per la parte privata di dotarsi di una struttura che possa sopperire al fabbisogno informativo. E’ un dato di fatto che, ad oggi, le grandi aziende hanno una struttura al loro interno che si occupa dell’acquisizione dell’informazione. L’analista di intelligence privata si pone proprio all’interno di queste strutture delle grandi organizzazioni. Il suo compito è acquisire ed assimilare ogni giorno il maggior numero di dati e informazioni per il decision maker che, a differenza dello Stato, non è l’esecutivo, ma l’organo di commando dell’azienda, o comunque il vertice del privato. Quindi, volendo riassumere, l’analista di intelligence privata è la persona che, all’interno di una struttura organizzata, si occupa di acquisire e sviluppare dati per il proprio decision maker.

Il suo lavoro in cosa consiste in termini tecnici? Cosa ricerca e come lo fa?

L’attività informativa in questo caso segue i dettami di quella pubblica, in quanto orientata a seconda dell’esigenza strategica del committente, che in questo caso è il privato. Solitamente, per l’esperienza che posso riportare, l’esigenza informativa è di due tipi: quella predisposta per la prevenzione di un rischio, dunque al support del security management, e quella orientata ad individuare le opportunità che l’azienda, o il privato in generale possono avere .

L’attività è supportata da una organizzazione interna dedita all’acquisizione dell’informazione, con strumenti che vanno dalla classica OSINT o ad alter discipline tipiche dei compartimenti di intelligence come la HUMINT ed altre. Ad oggi, la differenza sostanziale tra una struttura di intelligence pubblica e privata non risiede tanto nell’organizzazione, ma nei dettami legislativi che l’intelligence privata deve rispettare. Ad esempio per quanto riguarda ‘le garanzie funzionali’, l’intelligence privata non ha garanzie di nessun tipo ed è sottoposta a dettami legislativi molto stringenti. Quando si prospetta solitamente un’attività di acquisizioni di informazioni all’interno del privato, si effettuano dei briefing preparatori soprattutto con la parte legale, per capire il perimetro di azione e fino a dove ci si può spingere nell’attività.

In che modo poi l’analista  sistema le informazioni e le poi rende prodotto per il cliente? Ci sono delle procedure standard? C’è un metodo scientifico?

Anche la metodologia dipende da che tipo di prodotto l’analista deve produrre per il decision maker.  Solitamente i prodotti richiesti dal privato son quelli che in gergo vengono chiamati ‘due diligence’, ossia un prodotto valutativo che viene creato da una determinata attività di targeting. Le ‘due diligence’ servono a livello informativo, e servono alle aziende per prevenire il rischio aziendale e per orientare una strategia di business. Mentre gli assessmment su Paesi e/o Città, c.d. attività di theater intelligence, effettuata su specifici teatri di crisi seguono una attività ricognitiva volta ad individuare quali sono i rischi che esistono in un determinato territorio. Questo tipo di attività si fa moltissimo nell’ambito della travel security, in cui le aziende hanno la necessità di dover effettuare una missione economica all’estero. L’attività descritta è parte attiva dell’attività preparatoria di una missione economica che viene successivamente supportata ed aggiornata con una attività di monitoraggio del rischio attivo nel luogo per tutto il periodo dell’operazione. La preparazione di un report su un determinato mercato, o su una determinata situazione d’interesse per l’azienda, è  invece tutto un altro discorso. Per tutti e tre casi esistono, ad oggi, delle metodologie standard che vengono decise a monte dell’attività informativa, e che vengono nella maggior parte dei casi ‘normate’ con delle policy interne, dove si cerca nel privato di lasciare sempre meno spazio a responsabilità proprie dell’analista. L’analista non deve decidere quale dato è giusto o sbagliato, ma deve avere a disposizione una check list che gli permetta a monte di decidere quali informazioni deve riportare e quali informazioni in realtà non deve considerare. Le metodologie applicate ovviamente sono mutuate dalla parte pubblica e applicate al privato. Anche perché la maggior parte delle persone che si occupano di intelligence privata provengono anche da un’esperienza pubblica, e quindi hanno già un bagaglio culturale che consente loro di applicare una serie di metodologie scientifiche per la struttura di analisi anche privata.

Che tipo di formazione ha l’analista di intelligence privata?

Secondo la mia esperienza, non esiste una formazione univoca per chi è – o dovrebbe essere – un analista oggi. Al di la dei corsi di formazione specifici, la formazione dell’analista è dettata molto dal tipo di attività di ricerca informativa che fa l’azienda. Se l’azienda tende ad effettuare una attività  inerente i mercati economici, la  domanda informative è di tipo economico e comporta una preparazione dell’analista specifica per il campo economico.

Nel ‘mondo ideale’, mi lasci passare il termine, un’unità di analisi all’interno di una azienda dovrebbe avere delle persone con dei bagagli culturali diversi. Dovrebbe avere un analista strettamente economico, un analista specializzato in rischi – quindi che abbia un bagaglio culturale alle spalle inerente a degli studi sociologici – e dovrebbe sicuramente avere qualcuno che sappia mettere insieme i vari tipi di informazioni. Le posso dire che, nelle unità di analisi dove sono stato, c’erano persone che provenivano da economia, ma anche da scienze politiche o da ingegneria. Ad oggi, però mi sento di dire che tutti gli analisti con cui ho lavorato hanno avuto anche una minima esperienza nel campo delle forze dell’ordine, o comunque nel campo delle forze militari dello Stato.

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