giovedì, Settembre 23

Intelligence privata: funzioni e interessi diversi dall’Intelligence nazionale

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Che cos’è l’intelligence privata in Italia? Abbiamo cercato di disegnare un quadro generale del settore privato dell’intelligence parlandone con Alfredo Mantici, ex-Sisde e Direttore della rivista Look-Out News. Abbiamo poi intervistato Gaetano Potenza, responsabile dell’unità di Security Analisi e Business Intelligence di una importante azienda di Oil&Gas, il quale ci ha spiegato chi è l’analista privato, illustrandoci in termini puramente tecnici il suo lavoro di analisi. Insieme all’Amministratore delegato di Ifi Advisory, Romolo Pacifico, abbiamo poi analizzato il quadro normativo italiano cui l’intelligence privata fa riferimento, individuandone il limiti e i margini di miglioramento.

L’intelligence privata, però, non è un argomento monolitico, ma contiene al suo interno numerose sfaccettature e sfumature che richiedono un’analisi approfondita e sicuramente un percorso alquanto lungo e sinuoso. Abbiamo intervistato il Generale Piacentini, ex-Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano, ex-Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti ‘Folgore’, il quale ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico.

Quali sono le differenze tra intelligence pubblica e intelligence privata e quali i rispettivi obiettivi?

Quando si parla di attività pubblica, e in questo caso particolare dell’intelligence, si devono necessariamente richiamare gli interessi vitali nazionali, che sono oggetto di tuela prioritaria da parte dell’intelligence. In estrema sintesi, gli interessi vitali nazionali sono i seguenti: integrità territoriale, sicurezza del cittadino (in patria e all’stero) e benessere economico e sociale, e infrastrutture critiche. E sono vitali perchè non sono negoziabili. Solo dopo aver chiarito cosa sono gli interessi vitali nazionali e l’intelligence nazionale, sarà poi possibile analizzare cosa fa l’intelligence privata e quali sono le rispettive differenze in termini di obiettivi, funzioni e interessi. Dpo aver  acceennato agli interessi nazionali,  diamo una definizione dell’intelligence. A tal proposito, ritengo opportuno citarne una  riportata nel sito wwww.silendo.org, che condivido pienamente: ‘La Humint,- Human Intelligence- come del resto l’intelligence, è un’arte, non una scienza esatta, che guarda oltre l’orizzonte, affrontando grandi e difficili sfide con una combinazione di metodo, conoscenza e mente aperta, il tutto condito con un pizzico di sano coraggio’. Questa definizione, secondo me, è quasi esasutiva. Possiamo ancora aggiungere in altre parole che la Humint è l’unica funzione informativa attraverso a quale si riescono a percepire le reali intenzioni dell’avversario. Diciamo che questa è l’intelligence a tutto tondo, e questo è il suo primo obiettivo in generale.

Quindi, quali sono le funzioni e gli obiettivi dell’intelligence nazionale?

L’intelligence nazionale ha il compito prioritario della tutela degli interessi vitali nazionali. Il nostro Paese è una media-potenza, per cui i nostri interessi all’estero sono rivolti prevalentemente nell’area del Mediterraneo e del Medio Oriente, ed è chiaro che ci deve essere una particolare attenzione in quel campo, sia che si tratti di interessi pubblici, sia di interessi privati. Questo è il compito dell’intelligence di carattere istituzionale, il cui personale all’estero deve adoperarsi ai fini della loro tutela. Inoltre, nell’intelligence non ci sono amici. Coloro che sono amici non sono alleati, e coloro che sono alleati non sono amici, come affermato dal Dottor Gianni Letta.  Ad esempio, i vari alleati in ambito NATO o in ambito europeo,come la Francia, la Gran Bretagna, tc… sono alleati, ma  rimangono comunque dei competitors – un concorrente, in particolare, sia nel mercato economico che in quelo commerciale-  quando ci sono degli interessi vitali nazionali che non convergono con i nostri.

Quando si parla di interessi vitali nazionali all’estero, non ci si sta riferendo solo alle aziende, ma anche alla sicurezza dei cittadini. Quando avviene, per esempio, un sequestro di un cittadino italiano all’estero, l’ attore principale è l’intelligence nazionale, con il concors delle ambasciate/consolati in loco, e delle  autorità locali. Questa funzione dell’intelligence nazionale ha una sua priorità. Un’ulteriore sua funzione riguarda poi la mediazione. Mi sto riferendo, in particolar modo, alla ‘Diplomazia Parallela’.

Ci può spiegare che cos’è la diplomazia parallela?

La diplomazia italiana ufficiale è rappresentata dal Ministero degli Affari Esteri, con le sue peculiari attribuzioni e la sua articolazione in ambasciate e/o consolati. La Diplomazia parallela, invece, rientra nelle funzioni dell’intelligence nazionale. Qualora vi sia l’esigenza per il nostro Governo di dialogare con un Paese ostile – e non vi sia alcun tipo di relazione in corso, oppure sia opportuno che il Governo non si esponga-,  l’intelligence deve essere in grado di svolgere qesto ruolo, così da poter tutelare gli interessi vitali nazionali. Ed è proprio questa la diplomazia parallela. Faccio un esempio. Nel 1962, durante la crisi di Cuba, quando ancora c’erano l’Unione Sovietica, con Nikita Sergeevič Chruščëv, e gli Stati Uniti, con John Fitzgerald Kennedy, unità navali sovietiche approdarono all’isola di Cuba, ed iniziarono ad installarvi dei missili. Il Paese centro americano si trova a un passo dagli Stati Uniti, ed è proprio per questo che l’iniziativa russa richiò di provocare un conflitto nucleare. Installare missili su Cuba significava che, qualora i cubani, o i russi, o entrambi, avessero lanciato un missile sulla Florida, gli americani non avrebbero avuto il tempo di rispondere, perché il missile sarebbe arrivato, senza concedere agli Stati Uniti il tempo per adottare le necessarie contromisure. Tutto questo ha provocato una crisi assai rilevante e pericolosa, che se si fosse tramutata in conflitto, il risultato sarebbe stato un olocausto nucleare. Nel corso della crisi, alcuni fiduciari, sia russi che statunitensi, con una pregressa conoscenza, hanno risolto il problema. Si sono incontrati, riuscendo a trovare un canale di dialogo tra i due rispettivi Paesi, portandoli alla mediazione. In sostanza, tali fiduciari -probabilmente espressione dell’intelligence sovietica e statunitense- hanno significativamente contribuito a far trovare una soluzione per i due Paesi, ovvero il ‘telefono rosso’, una linea diretta di comunicazione tra i due capi di Stato da utilizzare qualora in futuro si fose venuta a crerae un’analoga esigenza. La mediazione portata avanti dai fiduciari russi e statunitensi in questa occasione è un chiaro esempio di diplomazia parallela.

Quali sono invece gli interessi dell’intelligence privata?

L’intelligence privata, parlo di quella che eventuamente opera all’estero, a differenza di quella nazionale, tutela esclusivamente i propri interessi, e in altre parole guarda solo il proprio orto. Si tratta, quindi, di un’intelligence che ha il freno a mano tirato, perchè non ha interesse a guardare altrove. Quindi, la grande differenza tra le due intelligence è che, quella nazionale tutela gli interessi vitali nazionali, mentre quella privata tutela sostanzialmente i propri interessi privati.

Che cosa succede se l’intelligence privata viene a conoscenza di un’informazione importante per la tutela degli interessi vitali nazionali?

Ritengo che, l’intelligence privata dovrebbe comunque comunicarlo all’intelligence istituzionale, trattandosi di interessi vitali nazionali, e quindi di difesa nazionale. La comunicazione deve assolutamente avere un carattere prioritario.

Può succedere che gli interessi divergano?

Si, e in questi casi interviene il Governo. Le aziende, in quanto private, hanno come obiettivo la tutela dei propri interessi, e non è sempre detto che questi convergano con quelli nazionali. Qualora gli interessi delle aziende private vadano a confliggere con la difesa nazionale, è compito del Governo riportare l’azienda sulla retta via, sottolineando che la difesa nazionale, e quindi gli interessi vitali nazionali, non sono negoziabili.

Può succedere che un’azienda percorra i suoi obiettivi nonostante vadano contro gli interessi vitali nazionali, senza che lo Stato ne sia al corrente?

Questo dipende dal controllo che esercita lo Stato. Quando le due strade divergono, lo Stato deve adottare delle notevoli contromisure per ricondurre l’azienda su una strada percorribile. Le questioni possono essere molte, a partire da quelle di carattere amministrativo burocratico, questioni di carattere economico o logistico, o anche questioni che riguardano il personale. Può succedere anche che un’azienda privata italiana svolga attività con un Paese a noi ostile, o rivale, ed è chiaro che questo non può andar bene, in quanto danneggiano gli interessi vitali nazionali, e di conseguenza la difesa nazionale. Facciamo un esempio assurdo: la Finmmeccanica costruisce navi e le vende a un Paese della black list. Anche se vendere le navi rientra negli interessi e negli obiettivi della Finmeccanica, questo non può e non deve succedere. Ci sono controlli appositi, ma qualora così non fosse, lo Stato interviene per evitare che l’attività proceda.

 Alcune fonti sostengono che, dove non può arrivare lo Stato attraverso mezzi legali, subentrano le agenzie private, ma sappiamo che le ‘garanzie funzionali’ sono un ‘privilegio’ di cui gode solo l’intelligence di natura istituzionale. Ci può spiegare meglio questo aspetto che, ad oggi, risulta esser riportato dai giornali in maniera alquanto confusa e distorta?

Ritengo che quanto viene asserito sia una provocazione, e nel merito in precedenza abbiamo accennato a qualcosa che andiamo a ripetere in breve. Quello che sostengono le fonti a cui fa riferimento è pura disinformazione. In sostanza gli interessi vitali nazionali, i quali ripeto che non negoziabili, sono tutelati dall’intelligence e già questo è sufficiente a dare un ampio scenario di dove si muove l’intelligence nazionale. E ritengo che la ‘bussola’ che orienta l’agente intelligence possa essere così espressa: ‘dentro le regole e con professionalità’, e questo rientra nel modus operandi del sudetto agente.

Ci può spiegare allora cosa sono le Garanzie Funzionali?

Le garanzie funzionali posson essere ricondotte alla legge del n. 124 del 3 Agosto 2007. Tale legge ha colmato una carenza presente nella precdente legge n.801 dell’Ottobre 1977 in vigore per trentanni.Tali garanzie funzionali consistono nella previsone di una causa di non punibilità a favore di operatori intelligence nel caso in cui questi, durante lo svolgimento di un’operazione, pongano in essere condotte astrattamente previste dalla legge come reato, purchè tali condotte abbiano ottenuto per quella specifica operazione l’autorizzazione del Presidente del Consiglio, o di un’Autorità delegata, e risultino indispensabili per il raggiungimento delle finalità istituzionali dei Servizi. Ogni operazione è autorizzatta in maniera preliminare, ciò sinifica che le garanzie non sono poste in campo perchè gli 007 facciano il bello e il cattivo tempo, ma per gli obiettivi istituzionali. Le garanzie funzionali riguardano fatti ben definiti e lo 007 dei film -James Bond-  che agisce al di fuori della legge non esiste, è pura finzione. L’intelligence non è finzione, e i film non sono intelligence reale. In conclusione, le garanzie funzionali costituiscono una ‘dotazione’ in più dell’agente intelligence che opera in patria e/o all estero. Non va però sottaciuto che comunque, il modus operandi di suddetti agenti intelligence è caratterizzato, con una certa frequenza,  da comportamenti ‘border line’, e dalla necessità di dover prendere delle decioni in tempi molto stretti, sempre nell cntesto del già citato ‘dentro le regole e con prfessionalità’.

È ovvio, però, che se ci sono le autorizzazioni necessarie ben venga, ma non sono queste a risolvere le operazioni dell’agente, perché quest’ultimo si muove sempre border line, e a volte ha poco tempo a disposizione. Quando parliamo di garanzie funzionali, ci stiamo riferendo principalmente ad agenti operativi in particolari teatri all”estero.

Alcune fonti sostengono che l’evoluzione e la trasformazione delle minacce attuali (es. Cyber attack, terrorismo transnazionale), ha portato lo Stato ad avere dei limiti in un campo dove dicono sia impreparato, nonostante si stia attrezzando e adattando. Sostengono le fonti che in questi casi lo Stato si appoggia su agenzie private per compensare questa sua mancanza. È vero che lo Stato delega le agenzie private di intelligence per la ricerca informativa in determinati campi?

Anche qui aleggia un pò di disinformazione. In merito al terrorisoo transnazionale nel nostro Paese, mi limito a dire che fino a adesso parlano i fatti. Per quanto concerne la cyber attack, è chiaro che lo Stato non può fare tutto da solo e in tempi così brevi, e anche in termini di capacità. Nella considerazione che il cyber attack colpisce indistintamente pubblico e privato, è necessario – e si sta andando in questa direzione, come stanno facendo tanti altri Paesi- un comprehensive approach (approccio integrato), cioè una sinergia tra i due settori, tenuto anche conto dei rilevanti costi degli apparati necessari per contrastare gli attcchi cibernetici.

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