venerdì, Maggio 7

Intellettuali contro ISIS. Minaccia elezioni in Tunisia

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Non bastava la lettera indirizzata all’autoproclamato califfo Abu Bakr Al Baghdadi da parte di centinaia di teologi, accademici, imam, predicatori musulmani e specialisti del Corano sparsi per il mondo (la lettera è stata pubblicata in rete in arabo, inglese e tedesco) che accusano l’ISIS di barbarie e di violare precetti dell’Islam stesso. 

Ora è la volta degli intellettuali tunisini che hanno deciso di uscire dal silenzio condannando pubblicamente il Califfato in nome dei diritti umani. A firmare l’appello diversi giuristi, filosofi, avvocati, giornalisti, storici e intellettuali della Tunisia che si autodefiniscono «democratici, liberali, progressisti e profondamente legati ai valori universali dell’umanità e alle idee di progresso e di libertà». Nella lettera si paragonano i metodi dell’ISIS a quelli più bui dell’inquisizione cattolica (persecuzione e sterminio dei miscredenti) o ai metodi nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. L’invito ai paesi occidentali e agli stati arabi è quello di non foraggiare economicamente questi gruppuscoli mettendoli l’uno contro l’altro ma di favorire il processo democratico nei Paesi arabi. La scelta della tempistica dell’appello non è affidata al caso. Dopo l’uccisione di Hervé Gourdel in Algeria e alla vigilia delle elezioni in Tunisia, la pressione cresce nel Paese, ora finito nella lista nera dal Quai d’Orsay come paese a rischio per residenti e turisti francesi e in generale per tutti i cittadini dei paesi che partecipano a vario titolo ai bombardamenti anti-ISIS.

Intanto l’ombra dell’ISIS s’allunga anche sulla Tunisia. Una delle principali milizie islamiste che terrorizzano il Paese, la Okba Ibn Nafaâ, comandata dal jihadista Khaled Chaieb (alias Lokman Abu Sakhr) e responsabile di un sanguinoso attentato che ha causato la morte di 14 soldati tunisini, pur essendo nell’orbita della costellazione dell’AQMI (Al Qaeda nel Maghreb Islamico) si dice pronta d’ora in poi ad obbedire direttamente al Califfo Al Badgadi. Questo significa che ci si aspetta azioni clamorose come il sequestro di occidentali in Tunisia o nuove atti di guerriglia contro il detestato esercito. Il governo tunisino dal canto suo dà la caccia da almeno due anni ai combattenti della Katiba (falange) Okba Ibn Nafaâ, che è affiliata all’organizzazione terrorista clandestina Ansar Al-Sharia, attiva in Libia e Tunisia sin dalla caduta del colonnello Gheddafi. Il governo e la società civile temono infatti attacchi terroristici in concomitanza delle prossime elezioni legislative (26 ottobre) e presidenziali (26 Novembre), come ha sottolineato il ministro degli interni tunisino. In realtà le forze di sicurezza tunisine, conscie del pericolo che incombe sulle prossime scadenze elettorali, hanno già effettuato diverse retate a Tunisi, Sidi Bouzid e Kasserine che hanno portato all’arresto di 26 individui e alla morte di due altri jihadisti, uccisi in uno scontro a fuoco con l’esercito tunisino.

La Tunisia resta ancora profondamente traumatizzata dagli attacchi dei jihadisti contro l’esercito ma soprattutto dagli assassinii politici di Chokri Belaïd e Mohamed Brahmi nel 2012, assassinii che hanno proiettato un’ombra inquietante sulla Tunisia del dopo-Ben Ali. Le elezioni sono un momento democratico importante per un paese che cerca faticosamente di uscire dall’impasse. La presa di posizione del principale gruppo islamista del paese in favore dell’ISIS non fa però presagire nulla di buono per il futuro.

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