giovedì, Aprile 15

Insurrezione USA: la storia ha presentato il conto Un sistema come quello americano favorisce il populismo anche del tipo trumpiano e le conseguenze del populismo sono quelle

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Parlavo ieri, a proposito della nostra mirabile e inimitabile politica (disgustosa, dicevo) di ‘guerra per bande’! E di bande, più o meno armate, alla caccia disperata, sì disperata, di potere, di soldi, di prebende e, specialmente, di mantenere le poltrone.
Mentre scrivevo, mai avrei pensato di dover usare espressioni simili a proposito di quella che, per quasi tutte le ‘firme’ del giornalismo italiano, è il faro della democrazia e non so che altro, e che io, invero e nel mio piccolo, ho anche qui definito con molta maggiore cautela. Ma tant’è, non si tratta di rivendicare cose dette o pensate, si tratta di commentare con un certo sgomento ciò che è accaduto ieri a Washington. Con distacco, vorrei cercare di dire, ma con consapevolezza.

Due immagini mi hanno colpito ieri, tra le migliaia dalle quali siamo subissati, anzi, forse tre: quella dell’italo-vichingo vestito con le corna (più vichingo che ‘italo’ … a un italiano non verrebbe mai in mente, Salvini escluso, di mettersi le corna) che sbraita chi sa che, come gli altri che impugnano una gigantografia di John Wayne, quella di quel gruppo di animali che sfondano la finestra del Parlamento armati di scudi della Polizia e di nodosi bastoni, e, terza, quella sequenza (anche se non è tecnicamente tale, ma lo è logicamente) degli ‘invasoriche, surrealmente, entranodisciplinatamentenell’edificio espugnato del Parlamento (il ‘Campidoglio’, come sottolineava Mentana: ‘non quello di Roma, ma in ricordo di esso’ … vedete che meraviglia la cultura, la profondità dei messaggi, la completezza dell’informazione, questo è giornalismo!), sfilando all’interno del corridoio segnato da due cordoni rossi sotto gli occhi esterrefatti (e, secondo me, in gran parte complici) dei poliziotti (quelli che sparano a vista ai ‘negri’, per intenderci e qui sorridono impacciati) immobili, e poi quel poliziotto che, letteralmente, scappa, solo invero, di fronte a quattro sciamannati urlanti (bene allenato, devo dire, visto come, nonostante la stazza, corre per le scale, dimentico di avere la pistola!) e infine quel bruto animale stravaccato sulla sedia dell’ufficio (invero modesto, se lo confrontate a quello di Renzi) di Nancy Pelosi, dove colpisce il cellulare abbandonato sulla scrivania e la borsa alle spalle: insomma la vera e propria fuga!

Colpisce il contrasto stridente, tra la buffoneria e la violenza bruta, tra l’apparentefolla incontrollatae l’evidente accordo o comprensione delle forze dell’ordine. Quelle che, come cercava di dire un giornalista accanto a Mentana che ogni tanto riusciva a spiccicare un monosillabo prontamente interrotto dal medesimo, è un edificio protetto parossisticamente, al quale nessuno si può avvicinare, completamente alla mercé di quattro imbecilli scalmanati. Perché erano quattro gatti arrabbiati, chiaramentefacilitati’.

Dall’altra parte, il Presidente per il quale tutto ciò accadeva, e che da giorni sta arringando la gente per dire che le elezioni sono truccate, andare in TV a dire che ha vinto lui, la protesta è giusta, la vittoria è scippata, maora andate a casa”: una doppiezza che manco Renzi. Ma specialmente la sfacciata dichiarazione di avere voluto quella sommossa, che dopo anche i capi della Polizia (prima assente) e vari politicanti locali non esitavano a definireinsurrezione’. Anche qui, visibilmente inferiori al compito, viene voglia di mandargli Gabrielli a spiegargli qualcosa, e che dichiarano Washington sotto assedio per due giorni … noi, non lo abbiamo fatto mai in tempi ben più terribili, nemmeno per un’ora!

Ora vi aspettereste che io mi dilungassi in una lunga discussione sul sistema politico statunitense e sulla sua democraticità. No: solo due parole.
Un sistema come quello americano favorisce il populismo anche del tipo trumpiano e le conseguenze del populismo sono quelle, e anche altre peggiori. Chi sa se qualcuno in Italia comincerà a capire quanto siano pericolosi i nostri populismi, altrettanto volgari, altrettanto superficiali, altrettanto buffoneschi, altrettanto pericolosi, altrettanto incivili.
È pazzesco e pericolosissimo, come ben si è visto, che un processo elettorale duri letteralmente anni, specialmente duri mesi dopo il voto. Una democrazia che funziona così non è una democrazia, è un pasticcio, nelle cui fessure si può inserire qualunque cosa, specie se eversiva.


Qualche tempo fa, un Presidente usa fu eletto grazie al fatto che il suo avversario rinunciò a litigare con ricorsi e controricorsi, dimostrando di avere senso dello Stato (quello ignoto a Trump): oggi quel Presidente si dice disgustato… oggi, chi sa allora! E sorvolo sul fatto che unademocraziache è tale solo perché ogni tanto si vota, non è una democrazia.

Al di là del fato che un sistema elettorale così farraginoso e complicato, finisce per non favorire mai risposte chiare, o almeno di favorire quelle confuse. Trump ha vinto su Hillary Clinton, prendendo meno voti; oggi Trump pretende di vincere su Joe Biden accampando brogli e negando la validità dei voti per posta, mobilitando giudici che lui stesso ha nominato … sarà un caso che ‘sta roba piaccia tanto a Salvini e a Renzi?

Ma specialmente, tutto ciò mostra, e mi pare anche di averlo scritto in passato proprio qui, il profondo radicale razzismo della società americanaprofonda’ per così dire. Quella società che ammazza i neri, che chiamanegri’, soffocandoli con un ginocchio sul collo, che condanna i neri molto più dei bianchi, che chiama i giapponesi ‘musi gialli’, che ha massacrato e cancellato dalla storia milioni di indiani’, di ‘musi rossi’ come direbbe John Wayne, e che poi si vanta di averli ‘accolti’ nella propria superiore civiltà, e che non ha esitato un istante a bombardare a tappeto e poi col Napalm la Germania, il Vietnam, l’Iraq, ecc. Alcune di queste azioni in termini tecnici si chiamano genocidio. Ad esso non sono adusi solo loro, ma anche altri popoli, a cominciare dal nostro, che ne ha fatte di cose atroci in Africa.
Ma forse è venuto il momento che il nostro, come il loro e come altri popoli comincino a fare seriamente i conti con la storia. Certo, magari, cominciando a studiarla.
Perché la vera democrazia, e questa volta parlo con dispiacere principalmente dell’Italia, nasce dalla consapevolezza della storia e quindi della realtà. L’ignoranza, la superficialità, l’incompetenza, la supponenza (anche di un Presidente del Consiglio che scrive in inglese al Presidente usa!), l’incultura, la buffonaggine, il qualunquismo facile (se penso a Grillo che ‘imita’ Cicerone … a questo livello stiamo … lo facevamo in terza media!), il disprezzo per la democrazia magari ridotta a strilli dio-ne-stà-o-ne-stà’, la volontà di prevalere, la brama di potere e di ricchezza, sono il contrario della democrazia.
Poi, ognuno guardi in sé e nei sui amici, e si regoli di conseguenza.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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