lunedì, Aprile 19

Inside Out: tu chiamale se vuoi, Emozioni Il film delle emozioni

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Concepire un film comeInside Out‘ , letteralmente ‘Dentro e Fuori’, nel quale il pensiero, le emozioni,la vita interiore di una ragazzina di undici anni vengono descritti, appunto, da dentro, è un rischio da applaudire a prescindere. Per l’originalità dell’idea, e per il sottile gioco d’equilibrio che comporta il narrare una storia che sia insieme leggera come un cartone animato e profonda come un’indagine psicologica. Restando  pur sempre un prodotto commerciale da vendere in tutto il mondo, con le indispensabili caratteristiche di gradevolezza e appeal, all’altezza della tradizione disneyana.
Applausi dunque alla capacità di osare della Disney e al rimarchevole risultato ottenuto.

Se qualcuno vi dice che la protagonista è una mite ragazzina di undici anni appassionata di hockey, Riley, coinvolta per necessità familiari in un trasloco dal freddo Minnesota a una San Francisco ormai lontano ricordo della terra promessa che fu per i giovani americani (e non solo) di una volta, non cascateci.
I protagonisti veri, ben più inaspettati,  si chiamano Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto. Cioè i cinque elementi immaginati dagli autori e ottimamente ‘diretti’ dal regista Pete Docter come gli aspetti emozionali primari presenti  nel cervello di un’adolescente. La quale si comporta in modo assolutamente dipendente dalla combinazione degli impulsi inviati dai cinque, rappresentati come buffe entità antropomorfe autonome e, a loro volta, emotivamente condizionate dalla rispettiva caratteristica dominante.

Il compito di Gioia, leggiadra emozione sorridente, è garantire la felicità e il divertimento costante di Riley, e in qualche modo sembra risultarne lo spirito guida. Tutti vogliamo essere contenti, no?
Ma più il film scorre, più ci si rende conto che le altre componenti hanno un ruolo almeno di pari importanza, nel raggiungimento del target. Rabbia ci dice quando il limite della pazienza è stato superato, Disgusto quello dell’inaccettabilità,fisica ma potenzialmente anche morale, Paura quello del pericolo.
Alla fine sarà la detestabile e lagnosa Tristezza a tirar fuori la nostra non-protagonista dal guaio più grosso dei suoi undici anni: la fuga solitaria, decisa come reazione al trauma dell’allontanamento dal perduto Eden del Minnesota.
Dice Dacher Keltner, psicologo consulente per la realizzazione del film: ‘Inside Out‘ offre un nuovo approccio alla Tristezza. E’ lei che chiarifica, che fa capire cosa è andato perduto (in questo caso l’infanzia) e che muove tutta la famiglia verso nuove identità.

Indubbiamente un contenuto interessante, ben oltre le banalizzazioni cui siamo abituati nei prodotti cinematografici rivolti a bambini e adolescenti, ma anche in buona parte dei film ‘normali’.

Un paio di considerazioni finali: il modo in cui le cinque emozioni dirigono il comportamento di Riley, le debolezze del tutto ‘umane’ che mostrano nei rapporti comicamente conflittuali tra loro, mi hanno ricordato il modo in cui gli antichi greci concepivano la propria sfera religiosa: due mondi paralleli, gli dèi e gli umani, diversi ma anche tanto simili. Il pannello di controllo dei cinque, migliaia di anni fa poteva essere immaginato sul Monte Olimpo. Oggi, è il film a suggerircelo, è ubicato all’interno dell’individuo, e per giunta più nella testa che nel cuore.
Una bella conquista laica, non vi pare?

 

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