giovedì, Agosto 5

Inshallah, cara Libia

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Due Governi. Due parlamenti. Centoquaranta tribù. Duecentotrenta milizie armate. Oltre l’IS.
Una situazione che gli analisti di mezzo mondo  non vorrebbero affrontare nemmeno per sbaglio, e che invece è così drammaticamente vicina da poterla toccare.

La Libia del dopo Gheddafi è un tradimento alla primavera araba di cui è figlia, rappresenta a pieno quello che viene definito come ‘Stato fallito’. Nulla pare funzionare se non il sistematico fallimento di tutto quello che può portare a un accordo tra le fazioni in lotta per il bene comune: non esiste un sistema sanitario, non esiste un apparato statale, esistono però due Eserciti e due Governi, di quelli pare non se ne abbia mai abbastanza.

In tutto questo tripudio l’unica parentesi felice è l’infelice Stato Islamico che macina consenti sulle manchevolezze di un occidente assente e titubante. Il Califfato funziona alla grande, è una macchina oliata alla perfezione, è uno Stato che funziona in uno Stato che non esiste.

È quasi un anno che l’Europa e il mondo guardano alla Libia con sospetto e indifferenza, come se la situazione potesse risolversi da sola da un momento all’altro. Da febbraio 2015 si rincorrono le voci di una nuova missione militare per sconfiggere gli uomini del Califfato, ma dalle cancellerie di tutto il mondo risuona solo il silenzio.

Nell’immobilismo generale le Nazioni Unite hanno designato Bernardino Leon Rappresentante Speciale per la Libia, l’uomo che avrebbe dovuto dare una linea politica al Paese per porre le basi della sua rinascita.
Quando è arrivato in Libia la credibilità internazionale del mandato di Leon era poco più alta di niente, nessuno credeva possibile il raggiungimento di un accordo tra le miriadi di parti in causa. Leon, con uno slancio che ha pochi eguali nella storia della diplomazia moderna, non si è arreso al fallimento anticipato, e fin da subito ha messo in chiaro alle parti in causa che non intendeva terminare il mandato senza accordo. Fino a luglio di quest’anno, non sembrava possibile trovare nessuna soluzione che vedesse Tripoli e Tobruk finalmente concordi su tutti i punti programmati. La firma del cessate il fuoco di quest’estate ha fatto sperare che alla fine ci fosse davvero speranza. Non senza difficoltà questi altri due mesi sono trascorsi in modo burrascoso, con l’IS alle porte che reclama la sua insaziabile voglia di conquista e due Governi che intendono farsi guerra prima tra loro e poi al vero nemico.

Il Rappresentante ONU ha per primo compreso come la Libia su cui stava lavorando non era quella che ci hanno descritto nelle lezioni di Scienze Politiche: la Libia è un Paese orientato al futuro ma che guarda al passato. Ed è nel passato che Bernardino Leon trova la chiave di volta per il Governo di unità nazionale: non è il futuro che spaventa la Libia, ma la sua Storia. Una Storia fatta di clan rivali, di faide, di religioni e di regole.

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