domenica, Settembre 19

Innovare: UBER contro taxi

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Difficile entrare nel merito tecnico delle motivazioni addotte dal Tribunale di Milano nel respingere il ricorso di Uberpop, la società che propone un servizio di mobilità pubblica alternativo ai taxi.

Intanto, cos’è Uber, e cos’è Uberpop?  Uber è una società nata nel 2009 a S.Francisco, USA, che propone una considerevole innovazione nel modo di gestire il trasporto automobilistico a pagamento, soprattutto nei centri urbani. Uber coniuga l’uso dei cellulari, e delle applicazioni ad essi connesse e sempre più diffuse, consentendo all’utente di chiamare mediante un messaggio l’autista di un mezzo, senza intermediari, e gestire così direttamente il rapporto commerciale relativo alla tratta da percorrere. Questo trasforma in potenziali taxisti dipendenti di Uber un enorme numero di persone, visto che i requisiti per essere assunti si riducono a patente valida, auto assicurata, 21 anni d’età e fedina pulita.

Uberpop è ancora più sbarazzina. Propone una specie di autostop urbano tra privati, che si contattano via smartphone e si accordano su percorsi e prezzi. Il pagamento? Con credit card, a mamma Uber.

Detto ciò, si intuiscono immediatamente le difficoltà che il nuovo sistema squaderna alla compatta corporazione dei taxisti, protagonisti di battaglie epiche contro Comuni e addirittura governi nazionali, fino a qualificarsi come una delle lobby più coriacee del mondo occidentale. Anche fuori Italia non sono mancati i problemi per Uber, dalla Germania a Singapore.

Sul piatto della bilancia dei taxisti pesa l’enorme costo, centinaia di migliaia di euro, delle licenze. Investimento pesante, che rischia di essere bruciato come un covone di paglia in pochi secondi qualora Uber prendesse il sopravvento. D’altra parte l’innovazione è l’anima del progresso, e ben difficilmente viene arrestata da resistenti di retroguardia. Sempre ammesso che l’innovazione funzioni davvero  e non sia il ballon d’essai che tende a rappresentare il Tribunale di Milano, parlando di dubbia sicurezza e inquinamento/concentrazione di traffico non migliorati.

Personalmente sono sempre e comunque a favore del nuovo, nel rispetto delle esigenze corporative ma nel superiore interesse del servizio pubblico e dunque della qualità della vita dei cittadini. Credo pertanto che il punto di arrivo davvero rivoluzionario nel trasporto automobilistico urbano sia il carsharing, che nelle grandi città italiane si sta diffondendo con una certa velocità. Mai più auto di proprietà, crollo dello sciocco totem che ha affascinato troppe generazioni e distrutto città e campagna, decisiva svolta nel problema  -inquinamento, risparmio di fiumi di denaro. Le soluzioni sono a portata di mano, ciò che manca è la politica capace di servirsene a dovere, con raziocinio e onestà.

Un’ultima curiosità: Uber è nata in America, come abbiamo detto, e il suo inventore si chiama Travis Kalanick. Da non confondersi con Travis Bickle, il protagonista di ‘Taxi Driver‘, per carità.

 

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