domenica, Dicembre 5

Innovare per crescere Ricerca Censis sull'innovazione

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Per conto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Censis ha svolto una ricerca nell’ambito del progetto “Indagine sulla valorizzazione di nuove competenze professionali nelle  regioni Obiettivo  Convergenza”. La ricerca «Dal valore delle competenze nuove opportunità per rimettere in moto il lavoro» intende evidenziare quali misure siano state adottate dalle imprese italiane nel corso della crisi tuttora in atto, per capire se le innovazioni tecnologiche-organizzative siano servite a valorizzare e sviluppare particolari competenze professionali.

In effetti sono questi i livelli maggiormente evocati ogni qualvolta si parli di ‘exit strategies’, cioè di scelte per uscire dalla crisi. Il lavoro si è svolto nel 2013, nelle cosiddette Regioni dell’Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), nelle quali si intendeva promuovere condizioni che favoriscano la crescita e lo sviluppo economico locale. L’imperfetto è d’obbligo, perché questo obiettivo ha avuto scadenza nello stesso 2013 che ha concluso il ciclo di programmazione comunitaria che si era aperto nel 2007.

La ricerca è stata svolta con un’indagine di campo su un campione di 600 imprese > 20 addetti per individuare gli aspetti di innovazione che sono stati effettivamente applicati. 25 casi di studio sulle realtà pubbliche e private più rappresentative ha completato l’approfondimento circa le motivazioni,  le  dimensioni  e  l’impatto  dei  processi  di  innovazione nelle imprese.  

L’aumento della concorrenza, l’innovazione nelle forme di assunzione e nella gestione del lavoro, l’adeguamento delle logiche aziendali sono tutti aspetti che concorrono a prospettare un nuovo orizzonte di mercato che si profila tra nuovi prodotti e nuovi territori.

Il rapporto Censis 2013 “Sulla situazione del Paese” aveva definito la società italiana ‘sciapa e infelice’, priva di quel «fervore che ha fatto da ‘sale alchemico’ ai tanti mondi vitali che hanno operato come motori dello sviluppo degli ultimi decenni».

Gli spunti individuati dal rapporto 2013 sono «una rinnovata responsabilità imprenditoriale femminile (nell’agroalimentare, nel turismo, nel terziario di relazione), l’iniziativa degli stranieri, la presa in carico di impulsi imprenditoriali da parte del territorio, la dinamicità delle centinaia di migliaia di italiani che studiano e/o lavorano all’estero (sono più di un milione le famiglie che hanno almeno un proprio componente in tale condizione) e che possono contribuire al formarsi di una Italia attiva nella grande platea della globalizzazione».

Accanto a questi spunti esiste però la situazione ‘reale’ delle numerose persone che non ce la fanno ad andare avanti e più che vivere sopravvivono. Una sola parola può definire tutto questo, ed è la parola ‘disuguaglianza’.

Un nuovo atteggiamento sembra delinearsi nel mondo dell’impresa: alcune tendenze di fondo sono state individuate nella tendenziale propensione ad acquisire competenze nuove, anche nelle realtà imprenditoriali maggiormente a rischio. Si avverte il bisogno di un capitale di conoscenze che richiamano la necessità di formazione e sviluppo umano come precedentemente osservato da Romano Benini nel libro Nella tela del ragno (intervista qui) e come testimoniato dagli indicatori elaborati dalle Nazioni Unite e dall’OCSE per misurare il livello di sviluppo umano dei diversi paesi del mondo.

Le dinamiche organizzative interne sono la seconda tendenza delineata dal rapporto Censis: innovare e migliorare i processi e le modalità di lavoro, con una maggiore attenzione ai lavoratori e alle effettive condizioni di benessere personale si rivela una scelta sempre più chiara e ‘premiante’ anche per le aziende in difficoltà. La parola è ‘motivare’. Infine, la riconversione delle professionalità è un altro livello di intervento che punta sulla formazione e sull’aggiornamento, ma anche sulle capacità dei lavoratori. Questo  esempio – innovativo – è offerto dal sindacato russo IATUO-Lukoil, del quale vi abbiamo parlato il 12 dicembre scorso descrivendo modelli premianti per il riconoscimento del talento e delle capacità dei lavoratori. Spunti anche in questo senso (capacità, competenze, sviluppo umano e innovazione) sono gli elementi salienti del rapporto Censis sul valore delle competenze, presentato il 27 febbraio a Roma.

Come hanno operato per l’innovazione le aziende interpellate? La maggioranza di loro (78,6%) ha cercato di intervenire in forma strutturale, con la creazione di prodotti o servizi nuovi, nel 49,1% dei casi. Il 45,1% è intervenuto sull’introduzione di tecnologie produttive per il miglioramento dei processi di lavoro, ma anche in termini di innovazione più blanda che transita per l’ottenimento di certificazioni, il miglioramento dei canali di vendita e comunicazione, l’ingresso di nuovi mercati e l’adeguamento dell’assetto finanziario.

Nel 41,8%  dei casi le aziende  hanno apportato cambiamenti all’organizzazione aziendale, facendo anche ricorso ai ‘tagliatori di teste’ e scegliendo di privarsi di professionalità non più aggiornate. Il 40,3% del totale delle imprese ha scelto questa soluzione, accanto a un numero quasi paritetico (41,9%) di organizzazioni (poco meno del 27%) che hanno assunto o riqualificato il personale.

I dati del rapporto, quasi inutile dirlo, riferiscono comunque di una situazione di emergenza. Un terzo delle imprese si è ridimensionata, la metà è stazionaria. Siamo ben lontani dal recuperare il saldo occupazionale decisamente in negativo che ha caratterizzato gli ultimi anni. La riqualificazione delle competenze e del personale è dunque una scelta strategica, ma il cui effetto dovrà ancora essere atteso.

Bisogna senza dubbio ascrivere alla crisi (l’etimologia della parola deriva dal greco e significa ‘scelta’) la decisione di molte aziende di muoversi tra la netta resistenza al cambiamento che è stata mostrata in almeno metà dei casi anche da parte del personale, e una propensione all’innovazione più profonda e netta.

Cambiare significa anche ridurre il personale, in molti casi, riassegnando compiti o impiegando strumenti e modalità produttive automatizzate. Il progresso dell’azienda non significa sempre il miglioramento delle condizioni dell’occupazione. Ma nell’8% delle imprese che sono uscite dalla fase di rinnovamento si osserva una ripresa anche nelle assunzioni (Il 75% ha assunto nuove professionalità e oltre la metà delle imprese ha acquisito nuove competenze) anche sulla spinta dell’internazionalizzazione.

Innovare per crescere e competere, ma anche innovare per sopravvivere. Siamo lontani dalla soluzione, ma osserviamo che «A  prescindere  dall’impatto delle condizioni di contesto e di mercato, che determinano situazioni  imprenditoriali diverse, evidentemente più critiche al Sud che non al Centro Nord,  è interessante notare come in entrambe le aree obiettivo identificate le imprese  siano  impegnate  in percorsi di  innovazione e riorganizzazione». Il solo elemento di differenza, sorprendente, riguarda la maggiore spinta al cambiamento che viene dalle regioni del Sud. Forse è questo il principale spunto di novità.

 

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