sabato, Ottobre 16

Ingegneri, andiamo tutti su Marte? Lo spazio si mostra come uno strumento di conoscenza e di opportunità a cui ogni economia deve contribuire per poter migliorare la qualità della vita sulla Terra e la conoscenza dell’ambiente

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Carla Cappiello, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Roma, ha aperto la scorsa settimana il seminario dal titolo ‘Marte, la prossima tappa’, un evento di formazione e confronto che ha segnato il passo per l’autorevolezza dei suoi partecipanti e per i contenuti che sono stati trattati. Ma certamente, anche per la competenza della Commissione Aerospazio presieduta da Giovanni Nicolai, che ne ha organizzato tutte le sessioni, coordinate e moderate da Cristina Baldetti dell’ENEA.

A guardare il pianeta rosso, nelle notti serene, può sembrare poco probabile che in un puntino appena più grande di una capocchia di spillo si possano trovare le risposte che da millenni cerchiamo sulla nostra Terra; e c’è da credere che lo studio e le ricerche per osservare il corpo celeste distante milioni di chilometri abbiano fatto evolvere l’intera umanità attraverso raffinate metodologie di indagine.

Dalle prime osservazioni, Marte inquietava per il suo colore assimilato agli eventi più nefasti che avrebbero potuto governare fatalmente gli inermi osservatori. Poi, man mano che le tecniche di osservazione si sono raffinate e che si è iniziato scientificamente a catalogare tutte le informazioni che si riuscivano a raccogliere, tra i ricercatori c’è stato il sentore sempre più intenso di un tassello importante di conoscenza e di sfida tecnologica tra Paesi che per motivi spesso ben futili si sono aggrediti sul proprio suolo con armi di distruzione.

Ora, se abbiamo la consapevolezza di conoscere ancora troppo poco i mondi che ci circondano –e quindi, onestamente anche della nostra vita- sappiamo per certo che Marte può rappresentare il motore della ricerca per tutti noi, donne e uomini del pianeta Terra.

La caccia, come ha ben raccolto l’Ansa che ne ha rapportato l’evento, sta inviando su Marte un gran numero di sonde, lander e rover e continuerà con la seconda parte della missione ExoMars nella prossima opposizione, tra circa un anno.

Cinque sono stati gli scienziati che hanno riempito la giornata di approfondimento: Barbara Negri e Eleonora Ammanito dell’Asi, Roberto Orosei, Francesca Esposito e Teresa Fornaro dell’Inaf. Nomi conosciuti alla comunità scientifica italiana ma soprattutto all’estero, per gli studi pubblicati e le collaborazioni in corso tra gli enti di ricerca e tra le agenzie spaziali di ogni angolo del mondo. Si potrebbero immaginare interi volumi sulle conclusioni a cui è giunto il gruppo dei nostri studiosi: da un’analisi dei primi esami ottici di Giovanni Schiaparelli si è fatta molta strada. Ora addirittura un drone si muove saltellando in un’atmosfera densissima, rubando immagini alla storia vecchia di miliardi di anni e a una quiete turbata solo dalle tempeste di vento e da sismi ancora non spiegati.

Ma anche, un pianeta che a breve sarà esplorato nel sottosuolo –con dispositivi ideati e realizzati in Italia- per comprenderne la natura, studiare i contenuti e paragonarli a quelli del mondo in cui viviamo. Indagini necessarie a comprendere l’entità della genesi dell’intero sistema solare, con le sue costruzioni e le diversità che ci rendono possibile la vita.

A che serve tutta questa ricerca e questi investimenti? Il pianeta rosso è destinato a diventare il nuovo avamposto dell’esplorazione spaziale? Sarà forse la base per le missioni su Giove e Saturno per utilizzare gli enormi giacimenti che nascondono? Oppure sarà la prossima residenza per il genere umano quando sul nostro pianeta saremo in troppi e avremo esaurito tutte le nostre risorse?

Sono domande importanti, che sia pur in diversa forma si sono poste le civiltà passate senza poter andar oltre la semplice curiosità non avendo i mezzi e le potenzialità di spiccare il grande salto oltre i confini della nostra atmosfera. Questioni della stessa portata, sia pur con tagli sottilmente diversi, che si ponevano i grandi navigatori che si spingevano sul mare, altro confine naturale invalicabile senza il potere, i mezzi e i soldi adeguati.  Un’ipotesi di vita, verosimilmente embrionale e non evoluta è pensabile su Marte perché la teoria è validata dalla probabile presenza di acqua superficiale, ma in un lontano passato; forse antichi fiumi che scorrevano sulla sua crosta più esterna e in quelle portate imponenti non dovrebbero escludersi elementi di esistenze primordiali. Ma questo non basta a immaginare a breve la sua bonifica per rendere possibile una vita come quella che viviamo, o auspicabilmente migliore.

Per il momento quindi ogni idea di trasferirsi lassù è da escludere. Già i viaggi su Marte per la loro durata potrebbero portare gravi danni alle condizioni fisiche e psicologiche dell’essere umano. Principalmente per le esposizioni da radiazioni, che in sei mesi sono molto più elevate di un anno di assorbimento senza protezione in prossimità di una centrale nucleare, ma anche per l’assenza di gravità a bordo delle navicelle, che in modo prolungato potrebbe avere degli effetti negativi sulle articolazioni e sugli organi vitali degli astronauti.

Una volta sbarcati su Marte, tra tutti i problemi di prima ambientazione, per i pionieri cosmici il più complesso sarà sempre la gravità, che è un terzo di quella terrestre e sono immaginabili, ma non ancora testati quali effetti ciò potrebbe avere sul corpo umano nel corso di un soggiorno prolungato. Il resto, lo lasciamo all’immaginazione dei nostri Lettori: alimentazione, riserve di ossigeno, abitazioni, assistenza sanitaria, riproduzione della specie e socializzazione.

Come è stato accuratamente espresso nel seminario, le condizioni biologiche del nostro genere sono del tutto radicate all’habitat in cui siamo nati. Per adesso sono importanti gli studi, gli approfondimenti e anche un po’ di fantasia per immaginare scenari diversi ma pur sempre plausibili. In un futuro lontano, tante idee probabilmente saranno realizzabili.

Dunque -e questo deve essere il senso dei seminari e dei dibattiti di alto livello- lo spazio si mostra come uno strumento di conoscenza e di opportunità a cui ogni economia deve contribuire per poter migliorare la qualità della vita sulla Terra e la conoscenza dell’ambiente, elementi necessari al benessere di tutta la collettività; ancora per diversi secoli almeno,.

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