sabato, Ottobre 23

Infrazioni: l’Italia non è l’ultima della classe

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A sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma, l’Europa sta attraversando un momento molto particolare. Per funzionare deve puntare su una maggiore sovranità? E’ questo il focus?

Fino al 1957 noi parlavamo della Sovranità degli Stati, ed è quella che i partiti, che adesso si chiamano sovranisti (come la Lega e Fratelli d’Italia), vogliono portare di nuovo in auge. Per la prima volta, alla fine degli anni ’60, si è affermata la categoria della sovranazionalità, vale a dire che il diritto dell’Unione Europea prevale sopra al diritto dei singoli Stati. A seguito della rinuncia di sovranità prevista dall’art.11 della Costituzione italiana, noi non possiamo rinunciare, possiamo uscire dall’Unione. Se rimaniamo all’interno dell’Unione, la sovranità ci impone di dare prevalenza al diritto comunitario. Esiste un ‘ma’. Sono un po’ di anni che le supreme Corti incominciano ad usare la frase ‘purché non si leda il nucleo dei principi fondamentali della nostra Costituzione. Trova riscontro nell’art.4 par.1 del Trattato che dice che l’Unione rispetta l’identità nazionale. Questo dovrebbe avvenire nel momento in cui si adotta un regolamento, la Commissione o il Consiglio dovrebbero fare una proposta non invasiva.

Adesso si parla di tornare indietro…

Facciamo un esempio pratico. Il caso più clamoroso è il ‘caso Taricco’. La Corte Costituzionale ha dichiarato che il diritto comunitario prevale su quello interni, però rispettare la sentenza della Corte di Giustizia crea molti problemi ai giudici italiani. Parliamo delle ‘frodi carosello’ e la Corte di Giustizia ha dichiarato che il sistema italiano deve essere disapplicato dal giudice perché la nostra prescrizione è troppo favorevole. Oltretutto l’Unione Europea perde soldi. L’Iva derivante dalle frodi carosello appartiene anche all’Unione Europea. Questo è successo anche in Germania, Olanda… Le Corti incominciano a mettere un freno, nel senso che il diritto comunitario prevale fino a che non tocca i principi nazionali. Adesso si usano i ‘contro limiti’.

Quali sarebbero i contro limiti che può attuare uno Stato nei confronti dell’Unione?

Abbiamo un modo di opporci a questa superiorità del diritto comunitario. Per esempio la prescrizione. Come fa il giudice a cambiarlo se non lo fa il legislatore? In Italia la prescrizione ha bisogno di una legge. Applicare da parte del giudice nazionale la decisione della sentenza Taricco del 2015 della Corte di Giustizia crea un problema. A questo punto la Corte Costituzionale, 20 giorni fa, ha riproposto la questione cercando di trovare una soluzione con la Corte di Giustizia. A livello di dialogo tra le Corti sta si sta rafforzando l’idea dei contro limiti. In realtà esistevano come misura, ma erano sempre a livello teorico. Stessa situazione vale per il ‘caso Scoppola’ e il ‘caso Contrada’ nelle quali l’Italia non riesce ad applicare le sentenze della Corte Europea dei Diritti Umani.

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