domenica, Giugno 13

Infrazioni: l’Italia non è l’ultima della classe

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Si parla sempre delle numerose infrazioni a carico dell’Italia da parte dell’Unione Europea. Il numero corretto è 72, di cui 52 per violazione del diritto dell’Unione e 20 per mancato recepimento di direttive. Si va dall’ambiente, alla salute, all’energia, trasporti, fiscalità e così via.

La procedura di infrazione, tanto per capire, è suddivisa in cinque fasi. Inizia con la rilevazione di una violazione rispetto alla normativa Ue. A quel punto, la Commissione invia allo Stato membro una ‘lettera di costituzione in mora’ per comunicare che una norma europea non è stata attuata. Il governo nazionale ha tempo due mesi per stilare le proprie osservazioni. Ma se la risposta non arriva o non è ‘soddisfacente’ per la Commissione, allora scatta il ‘parere motivato’. Dopo altri due mesi, se lo Stato non si è uniformato, l’Unione avvia un contenzioso alla Corte di giustizia europea. Se il Paese non comunica di aver adottato la direttiva, si può imporre il pagamento. In due anni la Corte stabilisce se lo Stato deve pagare o meno.

L’Italia, comunque, non è l’unica ‘pecora nera’, la Francia deve mettersi in regola in 90 casi e la Germania conta 96 procedure. Ogni sei mesi la Commissione presenta il conto, ma la sanzione diminuisce man mano che lo Stato si adegua. Il Trend, comunque, è in discesa, dai 139 casi di febbraio 2011 si è registrata una progressiva diminuzione fino a oggi. Abbiamo chiesto di delineare un quadro completo a Giandonato Caggiano, docente di Diritto dell’Unione Europea presso l’Università Roma Tre.

 

A carico dell’Italia ci sono 72 infrazioni, come mai siamo così lenti nel recepimento?

Nel passato l’Italia ne ha avute molte di più, ci sono stati periodi in cui avevamo 140 infrazioni, non siamo peggiorati, anzi siamo migliorati.

La natura delle infrazioni è varia, 52 per violazione del diritto dell’Unione e 20 per mancato recepimento di direttive. Come mai?

Le motivazioni possono essere varie e a vari livelli. Quando a Bruxelles si adotta un regolamento o una direttiva, la parte critica è la cosiddetta fase ascendente. Chi approva per conto dell’Italia la direttiva o il regolamento, non sa quali reali difficoltà di attuazione si producono nell’assetto legislativo o economico del nostro paese. Un altro motivo si potrebbe riscontrare nel momento stesso dell’approvazione dell’atto, parliamo di voti. Molte decisioni si prendono a maggioranza qualificata e può darsi che in quel momento siamo andati in minoranza. Il fatto di avere infrazioni, comunque, non è una peculiarità solo italiana, non siamo gli unici. La cosa migliore è stata fatta una decina di anni fa al Ministero delle politiche Comunitarie, fin dai tempi della Bonino, un coordinamento nella fase discendente. Gli argomenti degli atti sono molto vari, e in realtà per poter attuare una direttiva bisogna avere una prospettiva da parte di tutti i Ministeri. Questo vuol dire coinvolgerli tutti. Anche quando si prepara una legge per l’attuazione di una direttiva o regolamento si ascoltano i vari ministeri. Questo è un metodo per avere un’attuazione migliore. Può succedere, anche, che un regolamento o una direttiva non siano stati attuati bene.

Quindi?

All’Unione Europea importa il risultato utile. Prendiamo la direttiva sullo smaltimento degli oli usati. La nostra legge prevede che si debbano raccogliere secondo determinati criteri, con indicazioni sullo smaltimento e così via. All’Unione importa che tutto questo venga realmente fatto, non tanto il testo legislativo in sé. Il risultato deve essere la tutela dei cittadini, la loro salute. Il solo fatto di fare la legge non basta. L’infrazione non nasce sempre da una pigrizia legislativa o da una cattiva legislazione nazionale. Nasce spesso dal fatto che la legge c’è ma non viene attuata. L’infrazione può valere anche solo per una località. L’infrazione deriva o dalla cattiva esecuzione di un regolamento (che è direttamente applicabile) o dal punto di vista dell’esecuzione degli obblighi previsti dalla direttiva. Questo vuol dire che c’è qualcuno (autorità centrale o locale)che non esegue. Da cinque o sei anni, sul piano puramente italiano, è stata inserita una regola secondo cui lo Stato italiano si rifà sulla parte dell’amministrazione che è responsabile. C’è questa ambiguità tra attuazione e esecuzione. Le direttive vengono trasposte nell’ordinamento italiano, poi c’è l’attuazione o l’esecuzione di quello che riguarda in concreto l’applicazione della direttiva. Gli stati sono liberi di organizzare la loro struttura amministrativa come meglio credono. L’importante è che venga attuata la direttiva.

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