sabato, Aprile 17

Inflazione, ribasso record nell’area Ocse field_506ffb1d3dbe2

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Calo record dell’inflazione nei Paesi dell’area Ocse. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico «Il tasso d’inflazione ha rallentato in tutte le maggiori economie dell’Ocse a luglio del 2014, con la sola eccezione della Francia, dove è rimasta stabile allo 0,5%. In Italia, l’inflazione è scesa dallo 0,3% di giugno allo 0,1%, e in Germania dall’1% allo 0,8%». Ma secondo la nota diffusa dall’Ocse è proprio nell’eurozona che l’inflazione ha fatto registrare il ribasso più accentuato, «il cui tasso è sceso allo 0,4% a luglio 2014. Il più basso da ottobre 2009».

La notizia apre due possibili scenari: da un lato quello della stagnazione dei prezzi e del conseguente calo degli investimenti; dall’altro l’aumento dei consumi grazie alla maggiore accessibilità dei beni di consumo. Si tratta dunque di un crinale insidioso, su cui incideranno soprattutto le decisioni che emergeranno dal prossimo Consiglio direttivo della BCE (Banca Centrale Europea) previsto per giovedì.

In riferimento all’Italia, va considerato anche il calo dell’occupazione nelle grandi imprese registrato oggi.
Secondo l’Istat «l’occupazione nelle aziende con almeno 500 dipendenti a giugno resta ferma su maggio, mentre su base annua registra ancora cali, anche se il ritmo di caduta rallenta. Rispetto allo scorso anno, infatti, la diminuzione al lordo dei dipendenti in cassa integrazione è pari allo 0,8%, la discesa più contenuta da agosto-settembre del 2012. E bisognerebbe tornare ancora più indietro per trovare un valore migliore (-0,5%) nel calcolo al netto delle Cig (Cassa integrazione guadagni). Al netto della Cig si tratta del calo meno accentuato dall’ottobre del 2011».
Nello specifico «la diminuzione tendenziale più marcata si registra nelle costruzioni (-4,7% al netto Cig), al contrario fanno bene i comparti della fornitura di energia elettrica e gas (+1,7%), delle attività professionali scientifiche e tecniche (+1,9%) e del commercio all’ingrosso e al dettaglio (+0,6%)».
Per quanto riguarda invece il numero di ore lavorate per dipendente, fa sapere sempre l’Istat, «al netto degli effetti di calendario e della Cig diminuisce dell’1,2% nel confronto annuo. L’incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni utilizzate si contrae, scendendo a 30,7 ore ogni mille ore (-2,9 ore ogni mille sull’anno)».
Sul fronte delle buste paga «a giugno la retribuzione lorda per ora lavorata segna una flessione dello 0,5% su base mensile, invece sale del 3,3% in termini tendenziali. Nel calcolo per dipendente, la retribuzione lorda aumenta del 2,2%, mentre il costo del lavoro cresce dell’1,6% su base annua e al netto della Cig».
Secondo l’istituto di statistica «a spingere in alto i salari è stato l’elevato incremento tendenziale rilevato nel settore trasporto e magazzinaggio (+10,3%), derivante dal pagamento nel 2014 di premi di maggiore entità rispetto al 2013 in alcune grandi imprese. Lo stesso è accaduto per il settore della fornitura di energia elettrica (+8,0%). Considerando la sola componente continuativa (quel che arriva ogni mese), spiega ancora l’Istituto di statistica, la retribuzione aumenta dello 0,4%».

Altra notizia non incoraggiante arriva dalla Svizzera che, sulla scia del rallentamento dell’economia globale ed europea, ha fatto registrare una battuta d’arresto. Nel secondo trimestre il Pil, contro le attese di una crescita dello 0,5%, è rimasto invariato. Nel secondo trimestre il Pil (prodotto interno lordo) «è rimasto invariato rispetto ai primi tre mesi del 2014, ma dal confronto con lo stesso periodo dell’anno scorso è invece una crescita dello 0,6%». Il dato è contenuto nella nota odierna della Segreteria di Stato dell’Economia.
«La bilancia commerciale dei beni e servizi ha inciso in misura lievemente negativa sull’andamento del Pil» ha specificato l’organismo del governo elvetico, «mentre i consumi privati hanno dato segnali leggermente positivi».
La ricca confederazione svizzera era riuscita a schivare la recessione del Vecchio Continente, grazie all’export verso l’Asia e alla domanda interna, facendo registrare nel primo trimestre dell’anno una crescita dello 0,5%. Ora, le difficoltà di Francia e Italia ma anche la frenata della Germania, hanno prevalso, intaccandone la crescita.

Intanto per scongiurare lo stallo dell’eurozona continuano le politiche di risanamento elaborate dalla Troika (UE, BCE, FMI). Stamattina a Parigi i vertici di Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale hanno ripreso le trattative con il governo greco per l’attuazione delle misure di risanamento dell’economia ellenica, richieste dai rappresentanti dei creditori internazionali del Paese all’inizio della crisi.

Ieri Mario Draghi, Presidente della BCE (Banca Centrale Europea), aveva incontrato il Presidente e il Primo Ministro francese, rispettivamente François Hollande e Manuel Valls, per discutere di crescita economica e austerity. Dall’Eliseo Draghi aveva esortato i Governi europei a coordinare la azioni da mettere in campo, accelerare sulle riforme strutturali e rimodulare le voci di bilancio per agevolare lo sviluppo economico, ribadendo l’impegno della BCE a varare interventi di politica monetaria idonei a contenere il rischio deflazione e a favorire gli investimenti.

La sintonia con Parigi, avvalorata da reciproche attestazioni di fiducia, lascia ben sperare sulle prossime decisioni della BCE. Giovedì, come anticipato, si terrà la riunione del Consiglio direttivo della Bce, presieduto dallo stesso Draghi. In quell’occasione si discuterà circa ‘l’ampio programma di investimenti pubblici’, proposto dal numero uno dell’Eurotower la settimana scorsa al forum di Jackson Hole, negli Stati Uniti.

Nello specifico potrebbero essere affrontate le attese misure di quantitative easing, cioè l’acquisto di titoli finanziari pubblici e privati, anche se ciò è poco probabile. I riflettori saranno puntati invece sui T-Ltro (targeted long term refinancing operation), cioè i prestiti agevolati alle banche europee, il cui ammontare è commisurato ai prestiti a loro volta elargiti alle imprese da parte delle banche. Le aste partiranno il 18 settembre. Sono previste otto tranche in due anni, la seconda ci sarà l’8 dicembre.

Per giovedì è atteso anche l’annuncio sull’accelerazione del programma di acquisti Abs entro la fine dell’anno. Si tratta dell’acquisizione da parte della BCE di titoli bancari cartolarizzati rappresentativi di prestiti alle imprese e alle famiglie, su cui però pesa lo scetticismo della Bundesbank.

Infine è atteso un nuovo taglio dei tassi di interesse sul costo del denaro, che già ha raggiunto il minimo storico dello 0,15%.

Allo scetticismo della Bundesbank, condiviso peraltro da UBS, che ritiene l’Europa non ancora pronta ad implementare un programma di acquisto di titoli su larga scala, si contrappone la fiducia di JP Morgan. Gli analisti della società finanziaria ritengono invece che nel caso in cui la Bce annunciasse un piano di acquisto di titoli pubblici e privati a mercato aperto, il quantitative easing, lo spread tra i titoli italiani e tedeschi a 10 anni potrebbe scendere a 90 punti, rispetto agli attuali 150.

Gli analisti di Jp Morgan ipotizzano, in ogni caso, uno scenario favorevole per i titoli della periferia dell’Eurozona anche nel caso l’istituto di Francocorte non segua la politica di espansione monetaria attraverso la formula del ‘qe’ che dal 2009 hanno adottato a più riprese Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone. Senza ‘qe’, si legge nel report,  «ci aspettiamo uno spread con la Germania a 130 punti per l’Italia e 110 punti per la Spagna entro fine 2014, scenario supportato dai T-Ltro in arrivo».

 

 

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