martedì, Luglio 27

Infernet: in un film l’Inferno del web field_506ffbaa4a8d4

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Infernet. Già il titolo racchiude il senso del film, di ciò che abbiamo voluto descrivere, raccontare, indagare…no, non si vuol demonizzare la rete che ha rivoluzionato la nostra vita e di cui non nego la straordinaria importanza, ma guardiamo le zone d’ombra, quanto di negativo  c’ è in essa, quante cose  terribili accadono in rete e tramite la rete…”  Con queste parole mi accoglie   Giuseppe Ferlito,  regista e sceneggiatore di Infernet, il film prodotto da Michele Calì e Federica Andreoli, che dal 28 aprile è  visibile nelle Sale cinematografiche di tutta Italia. Beppe, con il quale ci conosciamo da tempo,  ci  sta aspettando nella  Scuola di Cinema Immagina, in Borgo Stella a Firenze, a ridosso di piazza del Carmine, nel cuore di S.Frediano, da lui stesso fondata e diretta. Manca poco all’inizio del corso di regia, ma  c’è  tempo sufficiente per parlare di questo suo recentissimo lavoro, il cui titolo mi ha subito incuriosito.

Quando ho visto il titolo, Infernet, che va subito al cuore del problema, siamo stati presi dalla curiosità di saperne di più: come hai sviluppato un tema così forte, difficile e complesso?

Il film è costruito con gli stessi meccanismi che accadono in rete, ove insieme agli aspetti straordinari, alle cose un tempo inimmaginabili che la rete consente, e che celebra oggi i suoi 30 anni di esistenza, convivono aspetti negativi, terribili, fatti di inaudita violenza: penso al cyberbullismo, alla prostituzione giovanile, al gioco d’azzardo,  all’omofobia, alla denigrazione di soggetti indifesi. Il film racconta cinque storie parallele e separate che cominciano a intersecarsi grazie ai Link e ai Social tanto che a poco a poco vanno a confluire in  un unico plot.   Un’unica storia che nasce da un uso distorto del mezzo, che vede spesso i protagonisti nascondersi nell’anonimato, tanto che la polizia ha un gran bel daffare per intervenire  contro i fatti di violenza, che riguardano anche i ragazzi. Certo, l’uomo non ha certo aspettato la rete per  esprimere la propria violenza, ‘homo, homini lupus’ lo dicevano anche i latini,  il mezzo è neutro, ma è l’uso che di esso spesso vien fatto che  può essere terribile. Umberto Eco  non lo considerava una macchina  di per sé intelligente, ma stupida,  che può essere usata da tutti, persone intelligenti e non, ma che diviene letale nelle mani di persone cattive, spesso uno specchietto per le allodole. L’uso a scopi scientifici e umanitari   del può salvare vite umane, ma  un suo uso scorretto può provocare seri danni. E come esiste un Codice della Strada occorrerebbe mettere a punto un Codice Etico-Morale  per l’uso di Internet. Molti pensano che la rete  sia un toccasana.  Penso che sia un modo per riempire  tanta solitudine che c’è in giro,  la rete si colloca su una linea d’orizzonte tra reale e virtuale,   una linea sottile difficile da  vedere e i ragazzi  ( ma non solo loro) corrono il rischio di scambiare il virtuale per il reale,  di star dentro un videogioco. Il tema del film è dunque immenso e inesauribile .

Com’è nata e come hai sviluppato quest’idea?

L’idea me l’ha suggerita l’attore Roberto Farnesi, con il quale  vi è un antico rapporto di amicizia e collaborazione. Lui è stato uno dei miei primi allievi di questa Scuola di cinema e il protagonista, insieme a Monica Guerritore, del film Femmina, di cui firmai la regia. E’ stato lui a chiedermi di scrivere la sceneggiatura di Infernet e di lanciarsi insieme in questa straordinaria avventura, che si è arricchita ogni giorno, mentre stavamo girando, di nuovi stimoli, nuove idee, compresi gli aspetti farseschi.

Non ti chiedo la trama, ma quali i momenti in cui la tematica di cui si è fin qui parlato trova un punto alto di sintesi, di riflessione?

Fra le varie storie che si intersecano, c’è quella che vede protagonista un prete, magistralmente interpretato da Remo Girone, vittima  indifesa del bullismo da parte di  una banda di ragazzi, che lo accusano  ingiustamente tramite i social, di pedofilia, utilizzando un luogo comune. E’ un sacerdote impegnato nel sociale di cui intendono distruggere la reputazione e l’esistenza. Un prete come tanti, che si  batte coraggiosamente per riaffermare  il diritto ad una vita più autentica  e degna di essere vissuta. Pensa, nelle sue omelie, cita spesso  i filosofi, come quando dice:” Abbiamo corso così tanto che è arrivato il momento di fermarsi per consentire alle nostre anime di raggiungerci”.  E quando aggiunge, riferendosi all’idolatria della rete o del virtuale nel nostro caso:  “ Siamo così bravi a credere in qualcosa che non vediamo e troviamo tanta difficoltà a credere ad un solo essere umano.” 

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Una bella figura, la sua. Altri personaggi emblematici?

Ricky Tognazzi, ad esempio, si definisce Homo connectus. In realtà, crediamo di esistere solo se siamo connessi. Altrimenti si va nel panico.  Capita a tutti. Guai quando ci rendiamo  conto che la batteria è scarica, o che non c’è campo ( anche  Papa  Francesco vi ha fatto riferimento). Purtroppo, nel periodo che viviamo, l’identità  passa attraverso la Rete.  Ma quale identità? Quella che vogliamo dare di noi. Insomma, sembra di vivere in una grande Fiction,  pensiamo di essere liberi, ma in realtà siamo ingabbiati e controllati. Quanto  fu lungimirante Orwell in ‘1984‘!

Nel film oltre ad un cast di grande qualità,  lavorano molti ragazzi della tua Scuola. Qual è stato il rapporto tra gli attori affermati  e loro, i giovani?  

Straordinario. Tutti, da  Ricky Tognazzi  a Remo Girone,  da Katia Ricciarelli a Daniela Poggi e Roberto Farnesi, hanno  lavorato con entusiasmo e con grande armonia  con i 50 allievi della scuola, che interpretano altrettanti personaggi, non fanno i generici. Anzi, si sono prodigati ad aiutarli, a metterli a loro agio, a costituire un gruppo omogeneo.  Vorrei qui citare anche l’attore fiorentino, Fabio Baronti, presente in altri miei precedenti film e protagonista del film L’Affarista,  fra i  giovani   protagonisti del film citerei Viorel Mitu, un ragazzo moldavo, allievo   della mia scuola, Leonardo Borgognoni, altro allievo e fiorentino doc e Daria Mazzocchino, bravissima interprete della minorenne che si prostituisce per ricattare gli uomini che incontra tramite i social. 

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