venerdì, Aprile 23

Indro: unico, indimenticabile field_506ffb1d3dbe2

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Montanelli indro

La memoria collettiva di questo Paese decade velocemente. Le nuove generazioni superficialmente gioiscono per il bagaglio sempre più leggero di conoscenza che ricade sulle loro spalle. Sembra loro di faticare meno; non sanno che si emarginano definitivamente.

In questo gran falò della storia e delle storie, s’ardono personaggi che hanno rappresentato un’epoca. Vi sarà ricaduto anche Indro Montanelli, il grande giornalista toscano che omaggiamo col nome della nostra Testata, o la sua fama è talmente radicata che un’eco è giunta anche a chi non c’era?

In materia, ogni profezia è un terno al Lotto. Può darsi che genitori o nonni avessero raccolto la ‘Storia d’Italia’ che costituì, a livello divulgativo, la vera rivoluzione copernicana dell’apprendimento storico nazionalpopolare, e fu splendida intuizione di Montanelli, cosicché il grande giornalista è diventato quasi parte integrante di una cultura familiare.

Oppure, che, il suo ricordo agisca come i semi volanti della clematis, vagando nell’aria e raggiungendo il bagaglio culturale di persone lontane da lui, politicamente o per radicamento sociale.

Questo veloce deterioramento è avvenuto nell’ultimo decennio o giù di lì. Quando, fra l’86 e il ’95, gravitai fra i quotidiani da lui fondati e diretti -prima a ‘Il Giornale’, poi alla Masada de’ ‘La Voce’- come umile collaboratrice di terza fila, il solo affermare di avere gli articoli pubblicati su di essi costituiva un riconoscimento di aristocrazia giornalistica, proprio perché era lui il capostipite, l’ideatore, il garante della qualità professionale del prodotto.

Come tutti i controversi, coloro dotati di una forte personalità, Indro Montanelli aveva pronto quotidianamente un plotone d’esecuzione di detrattori, nemici, spregiatori.

E, negli anni di piombo, vi fu chi, la colonna Walter Alasia delle Brigate Rosse, i proiettili glieli sparò davvero contro, gambizzandolo. Era il 2 giugno 1977. Anche in quell’occasione, diede prova di uno straordinario sangue freddo: gli attentatori, che lo ‘gambizzarono’, li vide bene in faccia e subito dichiarò di poterli riconoscere; non estrasse la pistola che portava con sé e questo particolare gli rese salva la vita.
Affermò, in sede processuale, uno dei tre terroristi del gruppo di fuoco autore dell’attentato, Lauro Azzolini che, se impulsivamente, Montanelli avesse puntato loro contro la pistola, l’avrebbero certamente ucciso.

Nella sua lunga vita, se ne infischiò delle convenzioni; e, talvolta, anche le sue prese di posizione costituirono una sorpresa per chi lo conosceva (o pensava di conoscerlo). Ricordate la frase: «Turatevi il naso e votate DC»? Lui, liberale, catalogato fra i destrorsi, si appellava ad una realpolitik, tenuto conto del momento socio-politico in cui la scrisse. D’altronde, non è passata alla storia del giornalismo la sua rubrica intitolata ‘Controcorrente’?

No, Montanelli è indimenticabile. A lui va reso omaggio e senza cedimenti d’attenzione ne va preservato il ricordo. Lo fa Paolo Di Paolo, finalista l’anno scorso allo Strega, col libro ‘Tutte le speranze – Montanelli raccontato da chi non c’era’ (Rizzoli), con un racconto sul filo delle proprie emozioni.

La presentazione dell’opera, oggi, a Roma, nella sede dell’Università eCampus (in via del Tritone, 169), in un gioco di specchi, si trasforma in un ‘Montanelli raccontato da chi c’era’, grazie alla partecipazione di alcuni grandi nomi del giornalismo che hanno collaborato con lui, oppure che l’hanno incontrato.

In quest’incontro, una vera e propria ‘Serata Montanelli’, di cui ‘L’Indro’ è media partner e che si auspica piena di sollecitazioni e di testimonianze, tale da coinvolgere i tanti che nutrono stima e ammirazione per questo grande giornalista, si confronteranno, oltre all’Autore del libro, Paolo di Paolo, Paolo Gambescia, Paolo Mazzanti, Giancarlo Mazzucca, Stefano Menichini, Antonio Tajani e Marco Travaglio.

In veste di moderatrice, terrà il timone Annamaria Greco, che ancora lavora a ‘Il Giornale’: diversa è stata l’evoluzione professionale dei quattro giornalisti presenti che furono al fianco di Montanelli: Paolo Mazzanti è direttore dell’Agenzia di Stampa ‘TM News‘; Giancarlo Mazzucca dirige il quotidiano ‘Il Giorno‘; Antonio Tajani è vicepresidente vicario del Parlamento europeo e Marco Travaglio è condirettore de’ ‘Il Fatto Quotidiano‘.

L’eredità professionale di Indro Montanelli, nel caso di questi giornalisti, come di altri  -anche se il suo lungo corso di columnist, d’inviato speciale, di lupo solitario ha un peso altrettanto importante nella sua vita-  ha agito proprio come i semi volanti di clematis che hanno attecchito in terreni diversi.

Punto in comune fra tutti, però, come in Montanelli stesso, sta nel rigore, nella professionalità, nel ritenersi al servizio del Lettore, considerato una sorta di azionista di riferimento’ del media in cui si lavora.

La sua analisi asciutta, incalzante si ritrova nei suoi scritti e segna un cammino, quello di un rapporto leale col Lettore.

Per finire, riporto alcune sue frasi, di bruciante attualità, che porto sempre con me, appuntate in un vecchio taccuino: «Come sempre avviene in simili crisi, quando una comunità perde il senso della propria missione e il controllo del proprio destino, gli egoismi d’individuo e di gruppo si scatenarono. Il vocabolario di Atene si arricchì di tre nuove parole: pleonexia, che significa smania del superfluo; crematistike, che vuol dire febbre dell’oro; e neoplutoi, che corrisponde al nostro ‘pescicani’».   «Esiste una borghesia codarda che pretende di appaltare alle Forze dell’Ordine il compito di farsi sputacchiare, pestare e ammazzare per tenere a riparo se stessa. E non vuole, la borghesia, nemmeno pagargli uno stipendio decente».  «Una delle eterne regole italiane: nel settore pubblico, tutto è difficile; la buona volontà è sgradita; la correttezza, sospetta. Per questo, le persone capaci continueranno a tenersi a distanza di sicurezza dalla ‘cosa pubblica’, lasciando il posto ai furbastri (magari bravi) e alle mezze cartucce (magari oneste)».  «L’unico consiglio che mi sento di dare e che regolarmente do ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio».

 

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