sabato, Novembre 27

Indonesia vs Giappone Scontro sull’export di minerali, il caso ora è nelle mani della Organizzazione Mondiale del Commercio

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WTo Indonesia Giappone

Bangkok – A fronte delle rimostranze presentate in sede ufficiale dal Giappone presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio WTO circa il blocco delle esportazioni di minerali attuato dall’Indonesia, ora è il Governo di quest’ultima a prepararsi alla battaglia legale schierando la propria difesa con il proprio esercito di avvocati. Un team specializzato messo a punto dal Ministero per il Commercio è stato recentemente selezionato con lo scopo precipuo di delineare le strategie e le misure legali contro le mosse del Giappone, cosa che presto sarà messa in campo al meglio delle proprie competenze tecniche in questo specifico settore. «Poiché siamo Membri del WTO, chiariremo tutte le nostre motivazioni a livello internazionale. Dobbiamo essere pronti per ogni evenienza» ha affermato Gusmardi Bustami, a capo dello schieramento dei legali appartenenti al team specializzato messo a punto dal Governo indonesiano.

L’Indonesia ha programmato di intensificare la propria politica di implementazione dell’export nella profonda convinzione di non infrangere alcun regolamento previsto dalle normative WTO, ha aggiunto il capo del team legale del Governo indonesiano. L’Indonesia è il più grande fornitore di alcuni principali minerali come nichel e bauxite, a metà Gennaio dell’anno corrente ha fermato le spedizioni di minerali grezzi per incoraggiare gli investimenti nelle raffinerie o nelle fonderie nazionali. Questo tipo di politica è stata implementata dopo un periodo di transizione di cinque anni dato agli investitori perché prendessero il loro tempo per costruire strutture di raffinamento e trattamento dei metalli in territorio indonesiano. In ogni caso, questa politica è fallita proprio nel fattore dello spingere le imprese minerarie e dell’indotto a costruire fonderie locali che si sperava avrebbero potuto arrecare ulteriore valore aggiunto alla propria produzione di metalli che a quel punto non sarebbero più stati solo grezzi ma semi-lavorati o trattati a vario livello. Tale valore aggiunto era visto come necessario in una economia Sud Est asiatica che aspira a far crescere sempre di più le proprie industrie caratterizzanti, a creare più lavoro e raffreddare l’eccessiva spoliazione delle risorse minerarie distruggendo così in modo vasto e profondo l’Ambiente.

Il Giappone, che compra più del 44% del suo fabbisogno annuale di nickel dall’Indonesia, è ormai noto ha portato la questione del blocco imposto dall’Indonesia presso la WTO, sebbene tale progetto sia poi stato reso del tutto ufficiale solo in tempi più recenti. L’Indonesia ha chiesto ripetutamente al Giappone di ricollocare le sue strutture di trasformazione in territorio indonesiano con garanzie da parte dell’Indonesia stessa nel fornire adeguatamente i materiali grezzi. Il blocco dell’esportazione dei prodotti minerari grezzi non è la prima politica commerciale attuata in questo senso e che ha variamente riguardato tutta l’area Sud Est asiatica. In passato, infatti, l’Indonesia ha già limitato alcune esportazioni come accadde quando pose un divieto all’export di materiali grezzi per l’industria giapponese del legno e del trucciolato.

Alcuni osservatori hanno ravvisato alcune somiglianze relative ad un caso svoltosi nel 2011 tra Cina e Stati Uniti, quando la Cina pose un blocco similare sull’export di terre rare, cioé materiali minerali ampiamente utlizzati in Hi-Tech e soprattutto nella tecnologia dei cellulari e delle attività missilistiche. Anche in quel caso, la Cina segnalò che la sua decisione era stata presa in difesa delle proprie strutture estrattive ed in special modo a difesa delle proprie risorse minerarie, che sarebbero risultate compromesse e che avrebbero potuto ampiamente danneggiare l’Ambiente a causa della progressiva e continua spoliazione delle proprie miniere. Anche in quel caso, soprattutto su spinta del Governo USA, tutta la materia fu portata innanzi all’attenzione della WTO. Solo l’anno scorso vi è stato un pronunciamento su quel caso e la Cina è stata condannata. La Cina, infatti, essendo il fornitore di terre rare per circa il 95 per cento della produzione mondiale è in una chiara posizione dominante e quella politica che bloccava l’export era altrettanto chiaramente stata messa a punto in difesa della propria posizione de facto oligopolistica a livello mondiale.

 

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