martedì, Agosto 3

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Susilo-Bambang-Yudhoyono

Bangkok – L’Australia s’è scusata, venerdì scorso, per aver invaso le acque territoriali indonesiane con proprie imbarcazioni impegnate nell’impedire l’accesso ad alcuni migranti illegali senza averne chiesto preventivamente l’autorizzazione. Ma la cosa non fa altro che aggiungere benzina sul fuoco delle relazioni diplomatiche già alquanto compromesse tra le due Nazioni. Bisogna ricordare, infatti, che non più di due mesi fa l’Indonesia ha ancor più marcatamente ristretto le proprie relazioni diplomatiche con l’Australia dopo la crisi scatenatasi a proposito delle intercettazioni effettuate dai servizi segreti australiani ai danni del Presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono, sua moglie ed alcuni membri del suo più ristretto novero di collaboratori nel 2009. L’Ufficio del Ministro per l’Immigrazione e per la Protezione dei Confini, di cui è a capo Scott Morrison, ha confermato che un atto di scuse ufficiali da parte del Governo australiano sarebbe stato inoltrato presso l’Ambasciata d’Australia a Jakarta già nella stessa giornata di venerdì. Le Agenzie Stampa ufficiali riportano che anche l’Alto Comando Navale d’Australia ha già presentato scuse ufficiali alla propria controparte indonesiana, mentre il Ministro per gli Affari Esteri ha tentato –senza successo- di contattare la propria controparte, ora il Ministro per gli Esteri è impegnato in attività ufficiali all’estero. Ma la frittata è fatta.

L’Indonesia ha risposto in maniera forte, chiedendo al Governo australiano di dar conto su ogni aspetto della cosa e soprattutto che la questione non abbia mai più a ripetersi in futuro. Le scuse australiane giungono in ritardo e tutti, nell’entourage governativo australiano, oggi sono perfettamente coscienti del fatto che l’accaduto è come sale sulle ferite nei contrasti tra i due Paesi. Canberra sostiene che si tratta di un atto oltre le proprie volontà effettive ma le circostanze, quand’anche siano chiarite nei prossimi giorni in ogni dettaglio, non miglioreranno affatto le relazioni diplomatiche tra Australia e Indonesia, saranno come una di quelle macchie non desiderate sull’abito buono e che -nonostante si cerchi di smacchiarle- restano imperterrite a rovinare l’aspetto del tessuto.

L’Indonesia ha degradato il livello delle relazioni diplomatiche con l’Australia nello scorso mese di novembre a causa dello scandalo delle intercettazioni attuate dai servizi di spionaggio australiani, uno scandalo che si è inserito in quello più complessivo dei servizi di spionaggio occidentali –in primis degli USA- che hanno determinato fratture di varia entità e gravità non solo nelle relazioni diplomatiche tra Occidente e resto del Mondo ma anche all’interno del blocco stesso delle Nazioni occidentali, come ben ricordiamo a proposito della scoperta attuata in Francia, Germania e Italia del continuo operato di spionaggio attuato in modo capillare e continuativo da parte degli USA da svariato tempo. Da quel momento, l’Indonesia ha sospeso ogni attività congiunta di intelligence che era in essere in precedenza congiuntamente col Governo australiano, compreso il settore oggi pietra dello scandalo, ovvero il monitoraggio degli spostamenti illegali di individui nei tratti di mare tra i due Paesi e in zone attigue. Potrebbe essere questo uno dei motivi per cui il Ministro degli Esteri indonesiano non solo s’è fatto negare visto che è in Malaysia per discutere di vari aspetti, compresi gli spostamenti transfrontalieri illegali, un dramma parecchio diffuso anche in questo quadrante Sud Est asiatico e difficile da gestire, un po’ come accade in Europa, soprattutto circa le annose e penose discussioni sui migranti nei tratti di Mare del Mediterraneo tra la Costa Nord Africana e Lampedusa o altri tratti meridionali dell’Europa.

L’Australia continua, quindi, a presentare scuse per l’accaduto pur confermando la sua chiara volontà di voler difendere i propri confini dai migranti illegali, tema fondamentale dell’asse portante d’azione del Governo in carica. E su questo tema ha anche aggiunto di non voler recedere in alcun modo. Vi è da notare, infatti, che le scuse australiane per l’accaduto giungono due giorni dopo che Scott Morrison aveva proclamato che nessun’imbarcazione di migranti è arrivata in Australia dal 19 dicembre e gli arrivi sono diminuiti di più dell’80 per cento da quando il Primo Ministro Tony Abbott s’è insediato nel suo ufficio a settembre dello scorso anno. Gli arrivi non accertati di immigrati clandestini che giungono via mare e che passano attraverso i punti di transito indonesiani, sono un tema parecchio caldo in Australia ed è proprio questo il tema sul quale Abbott ha puntato molto sia nella campagna elettorale presidenziale sia nella sua strategia d’azione politica attuale, ai suoi elettori aveva anche promesso che avrebbe bloccato le imbarcazioni illegali in ogni modo.

L’Indonesia, dal canto suo, non ha mai accettato la politica dei respingimenti forzosi attuata da Canberra ed ha anche rifiutato di ricevere sulle proprie coste cittadini fatti tornare indietro dalle Autorità australiane, oggi intende potenziare ulteriormente i servizi di pattugliamento in mare come un obbiettivo principale d’azione per indirizzare diversamente la crescita di movimenti illegali di emigranti clandestini.

Jakarta non è uno dei Paesi firmatari della Convenzione sui Rifugiati del 1951, mentre al contrario l’Australia –che è  il Paese che maggiormente sostiene l’Indonesia con apposite forme di aiuto- lo è. L’Indonesia ora sorvola su questo tema e sottolinea, invece, di dare maggiore rilevanza al potenziamento che intende attuare nei servizi di controllo degli spostamenti dei migranti illegali per mettere sotto controllo –dice- le eventuali violazioni alla propria sovranità e l’integrità territoriale nel caso in cui sia posta a rischio.

Tutto il quadrante Sud Est asiatico è popolato di casi di sconfinamento, stante l’annosa questione delle singole sovranità territoriali e la presenza “ingombrante” della Cina che –soprattutto in quello che ha ribattezzato Mar Cinese Meridionale- ha contenziosi aperti dal Giappone fino alle Filippine. Il “caso” del raffreddamento diplomatico tra Indonesia e Australia, approfondito dopo la questione dello spionaggio a causa degli sconfinamenti e per i movimenti dei migranti illegali, si discosta dal clima dei conflitti territoriali o per la conquista di vie di accesso alle rotte marine o in vista del raggiungimento di fonti di energia oppure fonti di riserve ittiche. Ricorda molto più da vicino quello che accade tra Spagna e Marocco e Italia e Nord Africa.

 

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