mercoledì, Agosto 4

Indonesia sotto attacco field_506ffbaa4a8d4

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Nonostante tutto ciò, come riportano i Servizi di Intelligence indonesiani, molti – soprattutto tra i giovani – non hanno resistito al richiamo della lotta a favore dello Stato Islamico e sono andati a combattere – volontariamente – nelle file dei miliziani dell’ISIS soprattutto in Siria. Il che è uno smacco profondo per chi in Indonesia si è ampiamente prodigato per evitare che ci fosse una emorragia di indonesiani che sfuggissero alle maglie dei controlli in Patria per andare in prima linea a combattere in Iraq e Siria. Secondo conteggi approssimativi delle Forze di Polizia locali, tra 500 e 700 persone son partite dall’Indonesia per affiancare l’ISIS in Siria e Iraq ed almeno qualche centinaio di cittadini malesi si son spostati anch’essi in modo oscuro e scarsamente tracciabile partendo dalla Malaysia ed appoggiare così l’ISIS in Medio Oriente.

Il Presidente indonesiano in carica, Joko ‘Jokowi’ Widodo, ha affermato – subito dopo gli attacchi terroristici a Jakarta – «non dobbiamo avere paura. Non saremo sconfitti del terrorismo», sottolineando la chiamata alla intera popolazione nazionale per debellare il rischio estremista nel proprio Paese. Ma questa chiamata alla operatività nazionale risuona lontana oggi dalle orecchie sofferenti della popolazione indonesiana, all’indomani di un altro attacco terrorista nel proprio Paese e che semina nuovamente dolore e morte.

Dopo gli attacchi di Jakarta, tutta la Comunità dell’ASEAN s’è mobilitata a sostegno dell’Indonesia, proclamando la propria avversione al fondamentalismo ed al terrorismo estremista: anche le Filippine e la Thailandia, così come l’Indonesia e la Malaysia sono da anni in lotta con componenti settarie, separatiste o affiliate in vario modo ai vari gruppi estremisti terroristi internazionali di estrazione prevalentemente islamica, con un corredo di morte, persone più o meno gravemente ferite e sofferenza diffusa. E tutta l’area ASEAN oggi più che mai ragiona in termini di moderatismo, di dialogo e di inclusività, dopo esperienze più o meno recenti nella lotta al terrore di estrazione fondamentalista.

Ora per gli studiosi dell’area ASEAN esperti sul terrorismo di natura islamica variamente affiliati all’ISIS, vi è un ulteriore pericolo: il ritorno in Madre Patria di alcuni combattenti che si sono formati ed hanno operato in Siria e Iraq e che oggi possono essere i più attivi reclutatori in Indonesia, Malaysia, Thailandia, Filippine e in tutta l’area Sud Est asiatica, con un effetto di ulteriore espansione della componente assimilabile allo Stato Islamico e che potrebbe andare ad ingrossare nuovamente oppure più semplicemente sostituire le unità combattenti che sono attacco in Iraq e Siria e che muoiono o sono severamente ferite nei combattimenti con la coalizione che vede mezzo Mondo unito contro l’ISIS.

 

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