sabato, Ottobre 16

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Bangkok – Gli attacchi terroristici a Jakarta con il drammatico corredo di 7 morti (5 attentatori, un indonesiano ed un olandese operante all’interno dell’ONU), dieci feriti e l’arresto di almeno 4 componenti di un commando di complessivi 14 elementi, giunge a coinvolgere nuovamente l’Indonesia che da anni combatte contro le frange estremiste sul proprio territorio.

L’Indonesia, infatti, aveva subìto attentati altrettanto eclatanti già nel 2009 all‘Hotel Marriott ed all’Hotel Ritz e nel 2002 a Bali – Paradiso del turismo internazionale – ove perirono 202 persone e da quel momento l’Esercito, i Servizi di Polizia Nazionale e la rete dei servizi di Intelligence interni si sono adoperati in ogni modo per contrastare gli attacchi terroristici sul proprio suolo. Anche questa volta gli attentatori si son fatti esplodere (almeno tre di essi) in luoghi frequentati dall’utenza internazionale e famosi in modo vistoso, infatti hanno espletato i loro attacchi nella locale sede di Starbucks, una nota Marca in franchising internazionale operante nel settore del caffè, della caffetteria in generale e della ristorazione veloce. Ma il centro nevralgico delle operazioni terroristiche, più in generale, si è focalizzato sul centralissimo Viale Jalan Thamrin, vicino al Big Mall Sarinah e non lontano dalla locale sede delle Nazioni Unite. Nei pressi vi è una stazione di Polizia, la sede dell’Ambasciata USA e persino il Palazzo Presidenziale, le Forze dell’Ordine stanno cercando ora -attraverso gli attentatori arrestati e le testimonianze- di capire quale fosse lo sviluppo reale della catena di attacchi, molto probabilmente condotti con granate.

Scopo principale degli attentatori – sia nel 2009 sia questa volta – è quello di raccogliere lo sguardo quanto più possibile esteso nella platea mondiale. L’agenzia stampa Aamaq, vicina all’ISIS, ha fatto pervenire la rivendicazione dello Stato Islamico. E secondo le Forze di Polizia indonesiane, la mente organizzativa degli attacchi è Bahrun Naim, un indonesiano affiliato allo Stato Islamico e che ora starebbe combattendo in Siria. Questi attacchi sono stati preceduti da proclami dello Stato Islamico già a Dicembre 2015 dove appunto, si chiariva che si voleva perseguire attacchi che avrebbero riportato l’Indonesia ‘sotto la luce dei riflettori’.

L’Indonesia è la Nazione islamica più popolosa al Mondo ed è da lungo tempo impegnata su vari fronti nella lotta al fronte islamico estremista, in precedenza caratterizzato dal ‘marchio’ al Qaeda ed oggi annoverato nella sigla dello Stato Islamico. Si tratta di una lotta condotta fin dalle scuole, cercando di diffondere una lettura “moderata” dell’Islam che -in effetti- nonostante forti pressioni delle frange estremiste (spesso sirene che hanno cercato di cementarsi localmente con componenti separatiste di estrazione islamica) hanno sempre opposto una visione inclusiva ed improntata al dialogo tra tutte le parti in essere. Sia l’apparato dei media sia l’intera catena della Istruzione indonesiana hanno sempre cercato di mantenere viva una coscienza ed una conoscenza della letteratura religiosa islamica ben vive ma anche con piena chiarezza della alterità del linguaggio adottato nell’Islam sul proprio suolo -pienamente ascrivibile alla correttezza dell’interpretazione coranica- dove la violenza terroristica è fortemente ostracizzata ed isolata.

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