sabato, Giugno 19

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Bangkok – Nel 2015, anno di ufficializzazione della trasformazione dell’ASEAN da Associazione di Stati in vera e propria Unione degli Stati del Sud Est Asia, diversi effetti a cascata derivano da questo upgrade della integrazione tra gli Stati Sud Est asiatici. Uno di questi è lo snellimento delle pratiche relative al commercio interno all’area e conseguentemente l’abbattimento ulteriormente favorevole delle barriere doganali. I tassi applicati nei dazi doganali, infatti, seguono due livelli differenti: assumono le caratteristiche del protezionismo vero e proprio verso i prodotti che giungono dall’estero, invece, diventano più bassi a favore dei prodotti frutto del commercio interno all’area. Un classico esempio, in tal senso, è la Thailandia che applica, appunto, tassi doganali molto alti per far muro contro i prodotti importati e avvantaggiare la produzione nazionale, allo stesso tempo, col vicino Vietnam applica dazi doganali più favorevoli, facilitando una linea di scambio reciproco e favorendo la reciproca crescita delle due Nazioni asiatiche.

Decisioni simili si vanno adottando, ora, un po’ in tutta l’area Sud Est asiatica proprio nello spirito più generale di favorire le attività economiche e commerciali interne all’area ASEAN e ‘filtrare’ la produzione estera, in modo da opporre una qualche resistenza protezionistica verso le grandi multinazionali e le majors soprattutto occidentali ma non solo.

Un altro caso, recentemente additato, è quello dell’Indonesia, una delle principali e più grandi economie planetarie, che anch’essa ha deciso di adottare una doppia linea di azione in termini di dazi doganali. E’ stato certo notevole il plauso delle società indonesiane e delle rappresentanze del mondo della produzione indonesiana nei confronti dell’innalzamento dei dazi doganali su un ampio raggio di beni di manifattura che è ufficialmente entrato in azione nella giornata di Giovedì scorso, a soccorso di una speranza parecchio diffusa nei confronti dell’effetto di sostegno che tutto questo potrebbe dare all’economia indonesiana che sta vivendo una stagione molto difficile.

Il Presidente della Associazione Indonesiana Tessile API, Ade Sudrajat, ha avuto modo di affermare che l’accrescimento delle tariffe potrebbe essere di reale beneficio per l’industria manifatturiera nazionale, consentendo una più ampia e più equilibrata competizione tra la produzione nazionale e quella di origine estera. Rivolto ai media locali ha aggiunto: «Tutto ciò potrebbe essere d’aiuto nel far salire le vendite di prodotti locali visto lo stato della crisi economica in atto».

Come stabilito dalla Legge del Ministero delle Finanze no.132/2015 siglata lo scorso 8 Luglio, i dazi doganali sui beni di consumo ottenuti attraverso la processazione di cibi da destinarsi ai veicoli sono aumentati del 30 per cento, ad eccezione di prodotti speciali come le bevande alcooliche, che vedranno un aumento del 150 per cento. L’accordo è parte dei tentativi di armonizzare le tariffe attraverso l’imposizione di dazi più alti sui prodotti finiti e dazi più leggeri sulle materie prime e sui beni intermedi. Nell’industria tessile, i costi più significativi della produzione sono dovuti ai costi elevati dell’energia e delle retribuzioni al cospetto di importazioni con costi più ridotti.

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