sabato, Ottobre 23

Indonesia nel TPP? field_506ffbaa4a8d4

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Bangkok – Negli ultimi tempi in Indonesia si sta riflettendo sulla possibilità di aderire al trattato Trans-Pacifico TPP https://it.wikipedia.org/wiki/Partenariato_Trans-Pacifico per sottrarsi al rischio di entrare in uno stato definitivo di dipendenza dalla Cina che “pesa” sull’economia nazionale e nell’area Sud Est asiatica per il suo vasto potenziale in termini di consumo delle materie prime. Questa misura potrebbe consentire all’Indonesia non solo di fuoriuscire da questa specie di “cono d’ombra” cinese ma -allo stesso tempo- implementare la sua attrattività allo sguardo dei potenziali investitori stranieri (questa volta appartenenti all’area TPP https://en.wikipedia.org/wiki/Trans-Pacific_Partnership) i quali sosterrebbero così, lo sviluppo più poderoso delle nuove tecnologie e della produzione di tipologia più avanzata. Secondo la Banca Centrale d’Asia BCA https://en.wikipedia.org/wiki/Bank_Central_Asia ed il suo gruppo di think tank interno il TPP diventerebbe così un territorio di potenzialità positive tutte da esplorare a favore dell’Indonesia stessa, cioé una grande potenza economica e produttiva a livello mondiale.

Non si tratta di entità trascurabili: se il colosso cinese si contrappone in modo competitivo all’area TPP nella corsa al depauperamento delle risorse sia naturali sia in termini di fonti di energia primaria, il Pianeta è evidentemente spacciato. Ma -nel breve termine- vi è anche una questione di assetti nel contesto più specificamente economico-finanziario. Il ri-disegno globale dell’economia, infatti, spinge sempre più a scelte di campo più o meno definitive e questo comporta anche la rottura di alleanze pre-esistenti, di trattati bilaterali o multilaterali che oggi confluirebbero o più semplicemente si annullerebbero nel nuovo assetto mondiale. Nel caso specifico dell’Indonesia -poi- vi è da considerare che si sta parlando di uno degli apparati produttivi più grandi al Mondo, unitamente a Russia, Cina, India, UE e USA, si inserisce alla guida delle economie emerse o emergenti tipo il Sud Africa e la regione Sud Est asiatica (Thailandia e Vietnam in primis) ed ha un controvalore in termini di prodotto che si colloca nella fascia più alta a livello mondiale.

Il Jakarta Post ci è andato giù duro: «Se continuiamo a fare affidamento sulle richieste cinesi, ci ritroveremo solo a soddisfare esigenze da produzione di basso livello e con un sacco di problemi ambientali ed impoverimento di nostre risorse primarie. Abbiamo così evidente necessità di aderire al TPP per bilanciare il nostro commercio», si legge nel numero dello scorso 18 Febbraio. Al di là di questa chiave di lettura, resta sul terreno il fattore realistico relativo al fatto che alcune Nazioni a sviluppo avanzato come Giappone e Stati Uniti stavano progressivamente abbandonando l’Indonesia ed il suo enorme serbatoio di manodopera a basso costo, tipo quella che si riscontra nel settore produttivo dell’abbigliamento, nel tessile e nel settore calzaturiero e questo l’Indonesia non può certo permetterselo. Soprattutto in un così alto livello di competitività -in epoca di crisi globale- dove si affacciano con prepotenza sempre più “Nazioni emergenti” e guarda caso, anche in area asiatica e Sud Est asiatica, nello specifico.

Il Governo indonesiano, però, si prende il suo tempo, chiede ai suoi funzionari di costituire una task force per riflettere e valutare appieno il rapporto costi/benefici nel sottoscrivere il TPP oppure no, vuole evitare -insomma- di intraprendere decisioni definitive delle quali a posteriori potrebbe pentirsi. Allo stesso tempo, gli stessi esperti del settore economico e finanziario consigliano al Governo centrale di non pretendere tempi troppo lunghi per perdere un treno vantaggioso che potrebbe poi non ripresentarsi più, cogli l’attimo fuggente, insomma.

E’ pur vero, però, che non tutte le dinamiche interne all’area TPP sono fluide e armoniose, anzi, accade tutt’altro. In Giappone, ad esempio, la cosiddetta Abenomics non ha affatto soddisfatto le aspirazioni che inducevano a immaginare una rapida ricrescita economica del Paese, anzi, si riscontra una certa sfiducia alquanto evidente in particolare nel settore della produzione industriale. Parimenti, negli Stati Uniti -anche alla luce dei dibattiti innescati dalle elezioni presidenziali- più di un candidato s’è mostrato riottoso o marcatamente contrario alla sottoscrizione del TPP stesso. In Giappone l’Abenomics https://en.wikipedia.org/wiki/Abenomics è fortemente criticata a fronte dei fallimenti riscontrati in economia e poiché non si è riusciti a tenere sotto controllo la deflazione nel bel mezzo della caduta verticale del livello dei profitti e la reiterata fuga di Società dal Giappone. La Banca del Giappone ha anche lanciato un tasso di interessi negativo proprio per combattere la deflazione. Negli Stati Uniti, Hillary Clinton https://en.wikipedia.org/wiki/Hillary_Clinton ha recentemente criticato il Trattato così come hanno fatto anche altri candidati nella corsa alle Presidenziali come Bernie Sanders https://it.wikipedia.org/wiki/Bernie_Sanders e Martin O’Malley https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_O%27Malley. Persino il Partito del Presidente Obama, il Partito Democratico, si è in molti punti opposto ai contenuti del Trattato TPP.

E’ vero anche che il TPP si ritiene sarà ratificato tra Maggio e Giugno 2016 dopo che è stato firmato ufficialmente a Gennaio in Nuova Zelanda. Il Parlamento costituito dai Paesi Membri TPP ha poi bisogno di un altro paio di anni per ratificarlo fino a quando diventerà effettivo. Questo -dicono gli esperti dell’Istituto indonesiano per lo Sviluppo dell’Economia e della Finanza INDEF- consente quindi di avere a disposizione un altro paio di anni per riflettere e valutare attentamente sul da farsi.

L’Indonesia è in una posizione strategica -non solo in senso geografico o commerciale- quindi il periodo di valutazione si ritiene sarà utilizzato nella sua completezza prima di prendere decisioni definitive. L’alternativa tra il polo-USA TPP e quello cinese pone la necessità di valutare quanto più attentamente sia possibile dove stare in un settore vitale qual è quello dell’economia a livello globale.

 

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