venerdì, dicembre 14

Indonesia: la politica contro la Comunità LGBTI In vista delle elezioni del prossimo aprile, alcuni candidati preferiscono spostarsi su posizioni più conservatrici e facendo appello alle ali estreme del mondo islamico nazionale. Ma potrebbe essere una pericolosa politica dal fiato corto

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Lo scenario sociale indonesiano, in termini di rispetto nei confronti dei diritti civili e nello specifico nei confronti della Comunità LGBTI, fino a non molto tempo fa era connotato da una serena inclusione nei confronti di quella comunità, un contesto dove la tolleranza era una delle caratteristiche tipiche in una delle più grandi democrazie al Mondo, peraltro appartenente a pieno titolo al mondo musulmano. Le cose sono cambiate e stanno ancora cambiando, in peggio, affermano gli osservatori locali in piena conoscenza della situazione indonesiana.

Oggi, infatti, non è scena rara quella della Polizia che si introduce all’improvviso nei night club o persino nelle abitazioni creando un clima da caccia alle streghe cui non s’era mai assistito in precedenza. Papang Hidayet, un ricercatore senior di Amnesty International afferma ai media internazionali che ciò che riscontra in una Nazione un tempo tollerante è la sua preoccupante ondata irrazionale che oggi si va diffondendo. Alcuni racconti e resoconti che provengono dall’Indonesia lasciano filtrare ondate di arresti, una discriminazione sancita a livello statale ed un’ ostilità pubblica che semina terrore nella comunità gay indonesiana. Gruppi di attivisti per i Diritti e della Comunità LGBTI ora sono estremamente preoccupati perché ritengono che la situazione possa persino peggiorare man mano che si approssima alle elezioni nazionali che si terranno il prossimo Aprile.

«Tutto sta decisamente peggiorando» -ha affermato Hidayet sollecitato dai media via telefono- «La persecuzione nei confronti della Comunità LGBTI sta trasformandosi in una escalation, diventando sempre più sistemica e sta accadendo un po’ dappertutto, non solo nelle aree musulmane più conservatrici». Tra le motivazioni che vengono ravvisate alla base di questa campagna attuata nei confronti di una specifica comunità e che la stessa organizzazione Human Rights Watch ha definito «guidata dal governo per creare panico morale nei confronti della identità di genere e verso la sessualità», vi sarebbe il peso attuato dai gruppi islamisti che potrebbero avere un ruolo cruciale nelle elezioni del prossimo anno e secondo lo stesso Hidayet «l’identità religiosa è diventata una forma di politica populista, tutti i politici stanno usando la religione per compiacere la propria base elettorale».

Entrambi i due principali contendenti hanno occhieggiato all’ala conservatrice della scena politica ed elettorale indonesiana, il Presidente Joko Widodo, moderato, ha scelto come compagno di squadra Ma’ruf Amin, un 75enne religioso ed erudito islamico. Lo sfidante Prabowo Subianto è visto generalmente come un candidato più religioso dai tempi in cui ha ha perso lo scontro diretto con Jokowi nel 2014 e quest’anno sembra di aver innalzato ancora più in alto l’asticella della sua sfida elettorale. Domenica scorsa ha guidato una ‘reunion’ di centinaia di migliaia di supporter a Jakarta per una serie di manifestazioni pubbliche che hanno messo nel mirino il Governatore di Jakarta, Basuki Tiahaja Purnama, noto ai più col nome di Ahok. Un cristiano di origine cinese, alleato stretto di Jokowi, Ahok è stato accusato di aver insultato il Corano e condannato per l’accusa di blasfemia. La carcerazione è stata basata su testimonianze di parte e molti osservatori hanno ritenuto quel processo un importante punto di svolta nella deriva conservatrice della Nazione.

Sul terreno oggi campeggiano molti dubbi su quel che sarà il futuro dell’Indonesia, sede di più del 12 per cento di tutti i musulmani del mondo e la terza più grande Democrazia del Pianeta. Da questo punto di vista -si chiedono gli osservatori di cose locali- se qualcuno nell’agone politico indonesiano vuol giocarsi la carta della politica anti-LGBTI credendo di accumulare consenso elettorale nel breve periodo, cosa accadrà invece, se si considera il medio e lungo periodo? E cosa costerà, in termini di immagine, circa il look e l’appealing che l’Indonesia ha via via acquisito a livello globale nel mondo del commercio internazionale? Si tratta pur sempre di una delle più grandi economie motrici internazionali, una Nazione che non ha mai avuto leggi contro le unioni civili e contro le relazioni tra soggetti dello stesso genere sessuale, casa di numerose organizzazioni che hanno operato a favore della Comunità LGBTI fin dagli Anni ’80 e che ha sempre avuto come faro guida la frase ‘unità nella diversità.

Quest’anno sono già stati numerosi i casi di cronaca connotati da atteggiamenti anti-LGBTI, uno più odioso dell’altro. Lo scorso mese, dieci donne sono state arrestate con l’accusa di essere lesbiche, semplicemente sulla base di foto postate su Facebook. Nel mese di Novembre, il Sindaco di Padang, la Capitale di Sumatra Occidentale, ha guidato migliaia di seguaci in una marcia contro la peccaminosa Comunità LGBTI ed ha anche lanciato oscure minacce contro chiunque tentasse di svolgere qualsiasi specie di attività in loro difesa. Nel mese di Ottobre, secondo i resoconti giornalistici, esponenti ufficiali del Governo di Java Occidentale hanno chiesto la definizione di politiche che -avendo di mira la Comunità LGBTI- pensasse ad introdurre arresti e la ‘riabilitazione’. Ancora peggio, la scorsa settimana la città di Pariaman, in Sumatra Occidentale, ha approvato una legge che pone il divieto su «atti considerati LGBTI». Il vice sindaco ha riferito ai media internazionali che la legge è parte di uno sforzo della città per «sradicare LGBTI».

Kyle Knight, ricercatore presso Human Rights Watch ha documentato quel che egli ha definito una crisi dei diritti LGBTI «abusiva ed assurda» in Indonesia che va avanti da anni. In uno scambio email da New York, Knight ha affermato che la campagna anti-LGBT non è affatto volta a terminare, anzi, questo è solo l’inizio di un peggioramento in atto, insidioso e strisciante oltre che progressivo. La attuale tensione è diventata nazionale nel mese di Gennaio 2016 quando il Ministro per l’Istruzione Superiore Mohammed Nasir scrisse un tweet dove dichiarava di voler bandire tutti gli appartenenti alla Comunità LGBTI ed i gruppi di studenti affini, iscritti nei campus universitari. Scrisse per la precisione «Entro due mesi, dozzine di esponenti pubblici ufficiali hanno contribuito ad una cascata di vetriolo anti-LGBTI». Il Ministro per la Difesa Ryamizard Ryacudu stigmatizzò l’attivismo per i diritti gay e trans una «guerra per procura» a livello nazionale «guidata da outsider e più pericolosa di un attacco nucleare».

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