sabato, Aprile 17

Indonesia, la deforestazione continua field_506ffb1d3dbe2

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Deforestated land in Indragiri Hulu

Bangkok – Giunge pesante come un macigno nella Comunità internazionale la messa in guardia effettuata da un alto esponente ufficiale indonesiano il quale, nella giornata di Lunedì, ha denunciato che la massiccia deforestazione in atto in Indonesia è causata in gran parte da pratiche senza scrupoli attuate da società multinazionali.

Intervenendo ad una sessione di discussione su foreste e sfide climatiche alla Fondazione Ford, Kuntoro Mangkusubroto ha menzionato società internazionali, compreso un certo numero di produttori di beni di largo consumo, le quali spesso adottano standard conflittuali nell’implementare e raggiungere i loro scopi prefissati, i quali a loro volta sulla carta prevedono il non utilizzo di prodotti derivati da deforestazione illegale. «Le Società straniere spesso adottano due livelli di standard», ha affermato il Capo dell’Unità Operativa Presidenziale per la Supervisione ed il Management dello Sviluppo UKP4.

La sessione di discussione era all’interno della Conferenza Mondiale Organizzata dalle Nazioni Unite sui Popoli Indigeni. La due giorni di fatto è la prima nel suo genere nel trattare tematiche inerenti l’aspetto globale delle popolazioni indigene. In separata sede, Kuntoro ha spiegato il modus operandi comunemente adottato da parte delle società straniere che cercano di apparire internazionalmente con un aspetto positivo ma che nei fatti continuano ad adottare pratiche illegali, pratiche oltretutto in atto da tempi immemori. Le società generalmente mobilitano i loro quartieri generali stabilendoli a Singapore oppure Hong Kong mentre i principali centri operativi permangono in Indonesia.

A Jambi vi è il maggior centro di trattamento di una società operativa nel settore dell’olio di palma, una società che ha adottato spesso metodi oppressive nei confronti della popolazione indigena, si tratta di vessazioni soprattutto nello spingerla ad abbandonare i propri terreni in modo tale che la società vi si potesse espandere a proprio piacimento. Kuntoro ha affermato che quella società ha trattato la popolazione  locale “come se si trattasse di scimmie”.

«I loro comportamenti sono praticamente zero. Si tratta di società che adottano metodi truffaldini. Nel caso specifico, la società ha mutato pelle, una parte è mutata ed ha assunto la struttura di holding e vi è poi una società sussidiaria. La compagnia con ruolo di holding rimane un Marchio internazionale mentre la società sussidiaria è diventata un Marchio indonesiano. Esse continuano a danneggiare le foreste e continuano a trattare le popolazioni indigene locali nel peggiore dei modi», ha aggiunto Kuntoro, l’ex capo dell’Agenzia di Riabilitazione e Ricostruzione BRR ad Aceh in occasione dello Tsunami del 2004. «L’ottanta per cento della deforestazione in atto in Indonesia è dovuta all’olio di palma», ha affermato Kuntoro, il quale ha poi aggiunto che la povertà estrema ha anch’essa giocato un ruolo importante affinché tali pratiche illegali e negative continuassero ad essere applicate. «Si tratta di alcune compagnie davvero grandi. Sono grandi e ci sanno fare. Le loro azioni non si restringono alla sola Indonesia ma è possibile riscontrarle anche in Africa ed America Latina. Sono abituate e sanno come muoversi in Nazioni come l’Indonesia».

I Grandi Marchi Multinazionali sono massicciamente responsabili della deforestazione. Il pieno coinvolgimento della popolazione indigena locale è fattore davvero necessario per proteggere le foreste. Nell’ambito di una discussione sul tema Paul Polman, Amministratore delegato della Unilever, ha rivelato il piano di vita sostenibile della compagnia in sigla USLP per «raddoppiare le dimensioni del proprio business mentre si riduce l’impatto ambientale e si accresce l’impatto positivo nel contesto sociale». Ha poi aggiunto che la sua società potrebbe stoppare completamente la vendita di prodotti che derivano da deforestazione illegale entro il 2020. «Unilever è fiera delle sue pratiche positive. Unilever non è un produttore ma un utilizzatore di olio di palma. E’ vero che sono stati buoni ma Unilever probabilmente sull’intera questione non sa oppure ha chiuso un occhio. Si tratta di cose che vanno ancora chiarite», ha affermato Kuntoro.

Allo stesso tempo, Abdon Nababan, il segretario generale dell’Alleanza dell’Arcipelago dei Popoli Indigeni AMAN in Indonesia, ha affermato che è estremamente necessario proteggere le foreste dove sono in essere 116.6 milioni di ettari di foreste complessive. «Ma finora non abbiamo ancora avuto alcun miglioramento legislativo o amministrativo per implementare la Costituzione, che conferisce mandato allo Stato di proteggere le popolazioni indigene. Proteggeranno quindi le foreste?» si è chiesto Abdon.

La conferenza è stata aperta dallo stesso Segretario Generale ONU Ban Ki-moon nella giornata di Lunedì. E’ stata poi seguita da un’altra conferenza sui cambiamenti climatici. Il Presidente Susilo Bambang Yudhoyono è intervenuto presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella giornata di ieri. E’ arrivato a New York Domenica scorsa. Molte organizzazioni hanno chiesto al Presidente di porre la questione dei popoli nativi al vertice degli interessi, sull’onda di quanto fatto dal Presidente della Bolivia, Evo Morales.

In ogni caso, Susilo Bambang Yudhoyono ha tenuto a precisare che la dizione “popolazione indigena” lascia incorrere in svariate interpretazioni, specialmente su temi sensibili per il Governo, come accade con Papua. «Il Ministro degli esteri è molto attento al tema in fase di discussione», ha affermato un esponente ufficiale del Governo, il quale conosceva i dettagli della lista dei temi di Susilo Bambang Yudhoyono durante la sua permanenza negli Stati Uniti.

Sia il tema della deforestazione sia il tema delle popolazioni indigene sono aspetti molto cari alle discussioni recentemente in atto un po’ in tutta l’Asia, in special modo nella zona più ricca di vegetazione qual è quella a cavallo del Tropico del Cancro. Si tratta di una zona dove i tassi di umidità e piogge potrebbero (e di fatto lo fanno) contribuire allo sviluppo ed al mantenimento delle aree verdi. Vari sistemi legislativi locali agiscono in difesa delle foreste intese come polmone verde del Pianeta e l’Asia –in special modo il Sud Est Asia- da questo punto di vista è uno dei luoghi più “verdi” del Pianeta come accade con la Foresta Amazzonica in Sud America. Ma –come si è appena visto- molto spesso si tratta di operazioni di facciata e la sostanza della difesa ambientale sembra –alla prova dei fatti- diventare fattore apparentemente residuale.

 

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