martedì, Ottobre 19

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Bangkok – L’Indonesia attualmente è una specie di cartina al tornasole per valutare lo stato delle cose in ambito economico e produttivo non solo in quanto entità geopolitica asiatica in sé ma anche intesa come entità per sé. Nel senso che il grande Arcipelago Sud Est asiatico vive nel suo complesso gli effetti della crisi globale ma vive tutto questo anche nella sua declinazione d’area, con tutto quel che ne consegue. Si tenga conto del fatto che qui si sta trattando di uno dei Paesi più popolosi al Mondo, tra i più vasti e tra quelli che hanno uno dei livelli di sviluppo e produzione anch’essi tra i più elevati al Mondo, di fatto l’Indonesia primeggia nel Mondo insieme con potenze quali India, Cina ma anche USA e Unione Europea. Fa specie, quindi, verificare il decremento progressivo del PIL dell’Indonesia e gli indici di sviluppo fortemente al ribasso e certamente sotto gli standard che ci si era prefissati soprattutto in quest’ultimo scorcio di tempo, ovvero dall’insediamento della nuova Amministrazione Presidenziale di Joko Jokowi Widodo, il quale tra le altre cose, proprio nei suoi discorsi elettorali aveva posto lo sviluppo del Paese e l’innalzamento della qualità della vita dei suoi connazionali tra i principali temi d’azione della sua Presidenza. Così non è stato, almeno finora.

E così, tra stime e grafici al ribasso, mugugni sempre più estesi nella vasta popolazione indonesiana, oggi i vertici politici ed amministrativi cercano di identificare insieme con i pianificatori economici le migliori vie per venire fuori dalle secche della crisi economica nazionale, locale e globale.

Com’è noto, in generale, nei momenti di crisi, i due settori trainanti di un’economia nazionale in difficoltà vengono identificati nelle Esportazioni e nel Turismo. Si tratta di un dato economico che potremmo – in un certo qual modo – ritenere ormai un “classico” nel suo genere. Le esportazioni indonesiane, però, stanno subendo una forte pressione sulle piazze internazionali, la concomitante crisi economica – oltre che finanziaria e produttiva – della Cina non è stata colta come una opportunità da parte dell’Indonesia che – in verità – aveva cominciato a manifestare segni di difficoltà ben prima che la Cina fosse colta da una crisi economico-finanziaria che ha assunto in breve tempo i crismi e le caratteristiche dell’evento epocale. Bisogna poi aggiungere anche il fatto che ora l’Indonesia si ritrova a dover combattere pure con Paesi d’area che son già più che ‘emergenti’ e che, anzi, oggi sono tra gli attori principali (in positivo) dei segni di progresso e sviluppo e che si presentano pure come validissimi competitor sulle piazze asiatiche e globali.

Discorso diverso si può fare, invece, per il Turismo, l’altro settore “classico” che solitamente tiene in piedi l’economia di un Paese in crisi o in difficoltà. Su questo versante l’Indonesia mostra diversi segnali positivi ma – ora più che mai – bisogna fare in modo di saper cogliere gli elementi positivi proprio per trasformarli in punti di forza a sostegno di tutto il Paese nella sua totalità. E ora l’Indonesia si pone scopi alti, alza l’asticella dell’asta e vuole – nel settore del Turismo – fare in modo che diventi una delle principali voci economiche a supporto dell’Arcipelago asiatico.

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